I ristoranti cinesi e la loro funzione “intelligente”. Agenti segreti a Parigi e Berna

Tutti, almeno una volta, avete mangiato gli involtini primavera …

La creazione, a Parigi, di un’ambasciata cinese presenta un vantaggio sicuro per gli specialisti del DST e dello SDECE: possono smascherare le spie fino ad allora “illegali”, cioè clandestine. Così, prima del riconoscimento della Cina, la principale rete cinese a Parigi è diretta da uno “studente” che abita in un piccolo hotel al numero 65 di rue Monsieur-le-Prince, vicino ai giardini del Luxembourg. Questo personaggio è stato identificato dai francesi con l’aiuto dei taiwanesi. Paul Évain, alias “Monsieur Jules”, il principale scassinatore dello SDECE, ha ricevuto la missione di recuperare nella camera d’albergo dello “studente” alcuni documenti coperti di ideogrammi. Ecco quello che mi ha raccontato mentre lavoravo alla redazione di una storia dei servizi francesi:

Un bel giorno il colonnello Morvan, capo del Servizio 7, mi incarica di recuperare alcuni rapporti del cinese. Li stavo consultando nella sua camera, quando all’improvviso sento dei passi. La chiave gira nella serratura. Entra nella stanza. Avevo avuto appena il tempo di nascondermi nel bagno, come nei film di spionaggio. Per fortuna si è buttato a letto e si è addormentato subito. Ho potuto rubare i documenti e sono scappato. Poco dopo, questo tizio affitta una cameretta in rue Raspail. Stavolta devo installare un microfono nella parete divisoria, a partire dall’appartamento accanto. Ma la sonda è troppo sporgente e il cinese, che credevo assente, la vede, la prende e tira. Recuperare la linea diventa una battaglia, ognuno tira dalla sua parte! Non siamo più in un film di James Bond ma in uno dei fratelli Marx! Si rende conto di essere stato individuato, trasloca di nuovo e sparisce. Non per molto: riappare al momento dell’apertura dell’ambasciata cinese, in qualità di secondo segretario. In effetti, il 27 gennaio 1964 vengono stabilite relazioni diplomatiche. Il 23 febbraio, Song Zhiguang sbarca come incaricato d’affari, con cinque diplomatici, per organizzare la rappresentanza nell’attesa che arrivi l’ambasciatore, Huang Zhen, veterano della Lunga Marcia. Ovviamente il DST li segue da vicino.

All’inizio, il DST non ottiene granché, visto che i diplomatici sono venuti senza le mogli e abitano assieme, reclusi come monaci. L’ordine di battaglia è piuttosto semplice: il consigliere Song Zhiguang guida il servizio segreto politico. La sua scheda al DST precisa: «SONG Zhiguang, nato nel 1916 a Canton. Studia in Giappone. Diventa segretario e poi consigliere dell’ambasciata cinese a Berlino Est, negli anni Cinquanta, in cui effettua il collegamento con la polizia segreta della Germania dell’Est, la Stasi. Sua moglie si chiama Zhang Ru.

Dato che i cinesi di Formosa non hanno restituito l’ambasciata, i diplomatici della Cina rossa alloggiano temporaneamente all’hotel Intercontinental. Uno di loro, Wang Hua, perfetto francofono dato che ha studiato al liceo Jeansonde-Sailly, è incaricato di trovare degli appartamenti per l’ambasciatore e il suo staff. È sotto stretta sorveglianza in quanto suo padre ha avuto problemi, dall’inizio degli anni Cinquanta, con il DST. Fino a un’epoca recente, con un nome francesizzato, svolgerà un ruolo molto attivo nel mondo aeronautico franco-cinese a Parigi e Pechino, cosa che gli varrà il titolo di cavaliere della Legion d’onore nel 2004. Mentre Jacques Guillermaz va a Pechino, il suo omologo, il colonnello Zhang Bingyu, ricopre a Parigi l’incarico di addetto militare, in rapporto con Ding Shan, responsabile regionale del 2° Dipartimento dell’EPL all’ambasciata di Berna. Ma la sua missione durerà poco: nel 1966 sarà richiamato in Cina e rimarrà invischiato nei vortici della Rivoluzione culturale come il suo capo, il generale Luo Ruiqing. All’inizio degli anni Sessanta, un certo Mai Feng dirige una grande rete di spionaggio politico che si diffonde, a partire dalla Svizzera, in tutta l’Europa occidentale. Mai è basato all’ambasciata cinese della Kalcheggwegstrasse e alla delegazione commerciale della Widmannstrasse a Berna. Il suo scopo è quello di aiutare (anche finanziariamente) la creazione di gruppi maoisti al momento dello scisma sino-sovietico.

Yang Xiaonong, rappresentante dell’agenzia di stampa Nuova Cina, fa la spola fra Berna e Parigi per coordinare queste operazioni che mirano a provocare scissioni in seno al Partito comunista francese. Una delle missioni consiste nell’invitare dei filocinesi per mostrar loro i prodigiosi successi del comunismo nel Paese di Mao. Il “re dell’inferno” in persona, Kang Sheng, guida il Dipartimento delle relazioni internazionali, responsabile dei rapporti con i piccoli partiti fratelli. I rappresentanti di questo DRI in Svizzera risolvono anche i conflitti che sorgono nei “gruppuscoli”. È così che il giovane militante Georges Frêche, futuro presidente socialista del Consiglio regionale del Languédoc-Roussillon, è arrestato nel giugno 1965 con alcuni compagni della Federazione dei circoli marxisti-leninisti mentre esce dall’ambasciata cinese di Berna.

I Servizi segreti elvetici che li rilasciano sarebbero caduti dalle nuvole se avessero saputo che i cinesi si erano fatti giudici di pace in una controversia che opponeva dei giovani maoisti pro Tirana a dei pro Pechino. Tuttavia, i “mao” non sono gli unici a essere schedati. È anche il caso degli aderenti all’Associazione dell’amicizia franco-cinese. Poco prima di suicidarsi, nell’aprile 1994, François de Grossouvre, amico ed eminenza grigia di un altro futuro socialista, François Mitterrand, mi aveva mostrato la scheda del DST di cui era oggetto e che segnalava le sue relazioni con Mai Feng (per preparare il viaggio in Cina e in Corea del Nord, a partire dal 23 gennaio 1961, del futuro presidente della Repubblica). Da parte cinese, i due amici sono stati invitati da Zhang Xire, direttore (francofono) dell’Associazione del popolo cinese per le relazioni culturali con i Paesi esteri, una copertura del servizio segreto del partito, il Diaochabu, che ha la missione di coltivare l’“amicizia” con alte personalità estere. Sapendo che ero appassionato della Cina, François de Grossouvre mi ha mostrato l’invito in cinese inviato da Zhang Xire che lui e Mitterrand hanno ricevuto per cenare il 29 gennaio 1961 nel grande ristorante dell’Hotel de Pékin. Ma il servizio cinese e i suoi analisti, che pensavano di reclutare o per lo meno attirarsi le simpatie dei due francesi, sono delusi.

François Mitterrand non solo è molto mal disposto verso il marxismo-leninismo dogmatico dei cinesi che citano Mao a ogni piè sospinto, ma è anche indispettito perché, uno dopo l’altro, i suoi ospiti cercano di interrogarlo a proposito dell’Algeria in guerra. Per quanto spieghi di far parte dell’opposizione, e di trovarsi là in viaggio di piacere, i cinesi tornano alla carica. Al punto di attirarsi le ire dell’ex guardasigilli e una risposta sferzante sul ruolo dei cinesi in Tibet.   Il redattore della scheda su Grossouvre è forse Henri Thomas del “servizio attivo” della Sezione Cina (nome in codice: CATI) del DST. Dal 1962 al 1966 questo energico ispettore analizza l’infiltrazione di illegali della Cina popolare che si verifica, come nel caso di Kuo Yu-shou, attraverso la penetrazione degli ambienti nazionalisti del Guomintang. È il caso di alcuni ristoranti del Quartiere Latino. Le sue fonti sono, da una parte, il patron del ristorante cinese Chou-Chen in rue de Cluny, e un altro ristoratore che rivendica la sua appartenenza al Guomintang, ma che Thomas sospetta di fare il doppio gioco per i rossi. Con l’aiuto della Sicurezza militare, la Documentazione cinese del DST guidata dall’ispettore Michel Lepeytre compila, a partire da questo momento, una lista dei «ristoranti cinesi di Parigi apertamente schierati o presumibilmente acquisiti al regime di Pechino». Un’operazione sempre più difficile vista la proliferazione, dalla metà degli anni Settanta, dei ristoranti cinesi, con l’afflusso dei rifugiati cinesi d’Indocina.

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