7°/La calunnia – I più Piccini

Il titolo di questa mia narrazione potrebbe essere, alla fine, “flashback”.

… un filo qui, una latta là, un pezzo di legno più in là…

Tempo addietro (18 gennaio 2006) ben intervistato da Alberto Statera, Franco Ceccuzzi, in quel momento segretario dei DS di Siena e prossimo candidato alla Camera dichiarava: “Piccini, con Tremonti e soprattutto con Berlusconi, ha un obiettivo chiaro: scalare la città e il Monte dei Paschi. Un complotto che parte da lontano, anzi da un paesino delle vicinanze. Da Radicofani, patria di Ghino di Tacco, il brigante di craxiana memoria, dove per la prima volta la destra ha vinto le comunali, con il presunto aiuto della Mongolfiera di Piccini. Un complotto che vede protagonista tale Denis Verdini, che sarebbe la liason dengereuse dell’ex sindaco diessino espulso e tornato «ricco e spietato». Questo Verdini, deputato berlusconiano, detto – poveretto – il «Berluschino toscano», sembra, per come lo raccontano, un personaggio di «Amici miei»: Tognazzi, Adolfo Celi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, scegliete voi. Imprenditore televisivo locale e editore dell’inserto regionale del Giornale di Paolo Berlusconi, diventò famoso quando fu accusato di aver violentato un’avvenente cliente del Credito Cooperativo, banca di cui è presidente. Fu assolto dall’accusa di violenza sessuale. Ma rinviato a giudizio per rivelazione di segreto bancario, violazione della legge sulla privacy e diffamazione, perché rivelò notizie sull’esposizione della signora insidiata, di suo marito e dei loro amici. Provincia pura. Meno boccaccesca, ma più preoccupante, la vicenda di qualche anno prima, quando la Guardia di Finanza, su segnalazione della Banca d’Italia, irruppe nella sua banca a Campi Bisenzio, Firenze, per un’indagine di falso in bilancio. Che c’entra questo Denis Verdini, affascinante televisionario di provincia, con le peristalsi di Siena tutte interne ai diesse e alla sinistra? Il presidente della Provincia Fabio Ceccherini ce la spiega così: «Piccini, con Verdini e altri del mondo della finanza, ritengono scalabile la città di Siena e il Monte dei Paschi, prede da portare in dote al loro capo Berlusconi. Ed è quello che tentano di fare». Dio mio, scalare Siena la rossa e il Monte ? «Certo, questo è il progetto. Girolamo Guicciardini Strozzi – scandisce Ceccherini – è stato nominato al Monte in sostituzione di Gnutti da Gnutti stesso e il nome, guarda caso, è stato fatto da Tremonti. Quella è la filiera. Gnutti e i i furbetti. Le pare commendevole, le par poco?» Ci pare moltissimo, ma, in somma ingenuità, continuiamo a chiederci perché degli amministratori politici come quelli che incontriamo a Piazza del Campo, lievemente sfuggenti su Consorte ma ben agguerriti su Gnutti, debbano essere arbitri dei destini del nostro sistema bancario?”. Anch’io per anni mi sono chiesto perché dovessimo affidare il destino del nostro sistema bancario e quindi del Paese stesso a gente di questa risma.

Che strano personaggio questo Pierluigi Piccini che nasce e cresce comunista nel PCI e finisce sospettato di essere un piccolo (molto alto però di statura) leccaculo di Denis Verdini e quindi, in un malsano trenino erotico, del deretano di Silvio Berlusconi. Ho conosciuto Pierluigi Piccini quando Pio Piccini me lo ha presentato. Più avanti racconterò di loro, della Maserati 4 porte che li unisce, di Maurizio Migliavacca, della Mongolfiera e di un’opportunità mancata.

Mi sono affidato alla prosa di Alberto Statera, per introdurvi alla complessità senese, perché Alberto è una persona seria, ben cresciuto da una madre molto attenta alla formazione culturale dei suoi figli (quattro e tutti maschi) e da un padre, Vittorio, profondo conoscitore dei meccanismi della Prima Repubblica di cui fu uno dei più apprezzati giornalisti parlamentari e poi su, su fino ad essere l’addetto stampa del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Dicevamo che Alberto Statera è una persona seria, colta, documentata e ben informata da fonti attendibili e lo sanno bene i tanti che ci hanno rimesso le penne quando Statera li ha presi di mira e ne ha denunciato le trame affaristiche e antidemocratiche.

È opportuno, per capire il groviglio “armonioso” o “bituminoso” senese, leggere un suo più recente articolo:

“Siena ricca, rossa e immobile il Pd è sempre davanti a tutti ma il terzo polo sogna il colpo

SIENA 8 aprile 2011 – «Un groviglio armonioso». Così, con immagine vagamente esoterica come gli compete, Stefano Bisi, presidente del Collegio dei Venerabili della Toscana – 110 Logge e 3 mila massoni del Grande Oriente d’Italia – definisce Siena, che in maggio va alle urne con altri 27 capoluoghi italiani per eleggere il nuovo sindaco.

«Un groviglio sì, ma bituminoso», controbatte Claudio Martelli, ex vicepresidente del Consiglio, ex ministro, ex vicesegretario del Psi con Bettino Craxi, che, redivivo dopo molti lustri, a 67 anni si candida capolista di una formazione che porta il nome del candidato sindaco Gabriele Corradi, padre dell’attaccante dell’Udinese, insieme all’Udc, a Fli e all’Api, di Casini, Fini e Rutelli. Il Nuovo Polo – «attenzione non Terzo» avverte lo storico ex sindaco comunista Pierluigi Piccini, che ha contribuito a metterlo insieme – promette di scardinare quel blocco di potere che vede qui uniti da decenni in un grande abbraccio politica, capitalismo, Chiesa, Opus Dei e massoneria, sotto l’ala benefica del Monte dei Paschi, terzo gruppo bancario d’Italia che si fregia del titolo di più antica banca del mondo.

In nome dell’arcidiacono Sallustio Antonio Bandini che «la dottrina della libertà economica insegnò prima per la prosperità», come recita l’iscrizione ai piedi della statua che svetta davanti al castellare duecentesco dei Salimbeni, dove ha sede il Monte. Città-banca, o, se volete, banca-città o addirittura città-Stato, che Giuseppe Mussari, assiso da presidente nella rocca sotto l’affresco della Madonna della misericordia dipinto da Benvenuto di Giovanni del Guasta, traduce in «centralità millenaria», costruita intorno al Monte, che nei secoli passati ebbe potere di vita e di morte non solo sui dipendenti, ma anche sui clienti.

Quel che a Roma Berlusconi divide, qui il Monte e la massoneria uniscono, persino in un segreto afflato d’amorosi sensi tra il Pd, che governa da decenni nelle sua varie incarnazioni, e il Pdl.

I senesi, si sa, sono gente di contrada, un po’ anarchici, un po’ spocchiosi e anche parecchio smaliziati. Come toglierea molti di loro dalla testa che il candidato sindaco berlusconiano Alessandro Nannini, ex pilota automobilistico, fratello della cantante Gianna e continuatore delle pasticcerie paterne, non troppo quotato politicamente, sia stato scelto da Denis Verdini che, nonostante i guai giudiziari della Cricca P3 e della sua ex banchetta fiorentina, qui comanda ancora, per favorire Franco Ceccuzzi, deputato, ex segretario del Pd locale e candidato del centrosinistra? Gli equilibri vanno preservati. Perché, come ci ha spiegato il sindaco uscente Maurizio Cenni con incantevole sfoggio di senesità: «Noi qui, bonini bonini, abbiamo due o tre cose su cui non ci si divide mai tra destrae sinistra: la banca, il Palio e la nostra indipendenza». Non a caso, Ceccuzzi e Nannini hanno usato quasi le stesse parole contro il ministro Michela Brambilla, la rossa pasionaria berlusconiana che aveva attaccato il Palio: «farneticante» l’uno, «insensata» l’altro.

Nella banca, in fondazione e in consiglio d’amministrazione, sono tutti equamente rappresentati su designazione della politica e tutti hanno il loro tornaconto piccoloo grande di potere. I partiti, la Chiesa, la massoneria che qui, al tempo stesso, è partito della borghesia, come diceva Gramsci, e del ceto medio impiegatizio commerciale, come sosteneva Croce. Tutti rappresentati tranne i gay, i quali infatti più di una volta hanno pubblicamente protestato: «A Siena siamo più noi dei cattolici, perché la curia ha un posto in fondazione per il signor Alessandro Grifoni e noi no?». Ma oggi la politica è moribonda, la massoneria, che il presidente della regione pd Enrico Rossi ha appena definito un benemerito centro di «spiritualità laica», è scossa dalla guerra in corso contro il Gran Maestro del Goi Gustavo Raffi, e anche la banca non sta tanto bene. Per non dire dell’università, altra istituzione-cardine cittadina, con 15 mila iscritti, che il ministro Tremonti vorrebbe chiudere perché ha messo insieme qualcosa come 250 milioni di buco. Il Maestro Bisi, assai vicino al Gran Maestro Raffi, protesta che bisogna smetterla di denigrare, come fanno la squadra nuovopolista di Corradi-Martelli-Piccini e la candidata della Sinistra per Siena Laura Vigni. La città è da un decennio ai primi posti in Italia per qualità della vita, ottava nel reddito pro-capite (28.620 euro) e, con serena armonia, fa passeggiare dalla mattina alla sera i suoi cittadini in un circuito toponomastico massonico che va da Giovanni Amendola a Silvio Gigli, da Goffredo Mameli a Artemio Franchi, da Camillo Benso di Cavour a Luciano Bianchi, ex sindaco ed ex presidente del Monte, icona della convergenza di poteri, come Bisi documenta in un libro intitolato Stradario massonico di Siena, che fa il paio con La carica dei 101 e più, medaglioni dei senesi illustri di oggi. Naturalmente, in percentuale quasi bulgara sono dirigenti, dipendenti, ex dipendenti e pensionati del Monte. Che dal 2007 ha perso il 70 per cento del valore in Borsa e fatica ancora a digerire il boccone dell’Antonveneta, presa per 9 miliardi, più ammennicoli, dopo la saga dei furbetti del quartierino.

La Banca d’Italia ora vuole un aumento di capitale di almeno 2 miliardi, che cambierebbe gli equilibri senesi se la fondazione dovesse perdere la maggioranza, che sarà difesa a oltranza.

A fare il controcanto, la voce solitaria di uno scrittore locale che sforna in continuazione libri di denuncia. Si chiama Stefano Ascheri, ha collezionato un cesto di querele raccontando gli scandali senesi. La lista è lunga: dal mega-aeroporto che si vorrebbe Ampugnano, a un tiro di schioppo dal centro, per il quale è indagato per concorso in turbativa d’asta il presidente del Monte, all’intervento senese per ripianare 3 milioni di scoperto di Denis Verdini nella sua ex banchetta fiorentina, dall’inchiesta sul presidente dell’Antonveneta Andrea Pisaneschi, ai presunti brogli nell’elezione del rettore dell’università, sui quali è stata interrogata anche il ministro Maria Stella Gelmini, fino agli interessi della famiglia Monti-Riffeser, proprietaria della Nazione, del Carlino e del Giorno, che punta a una speculazione edilizia nella tenuta di Bagnaia, dove convolarono a nozze Pierferdinando Casinie Azzurra Caltagirone, figlia di Franco, vicepresidente del Monte. Ma la vicenda più sulfureaè quella dell’incendio all’interno della curia vescovile per il quale il pm Nicola Marini ha accusato monsignor Giuseppe Acampa, quarantenne economo della diocesi, legato all’arcivescovo Antonio Buoncristiani, difeso da Mussari, che, oltre ad essere presidente del Monte, fa l’avvocato penalista. Se fu Acampa davvero ad appiccare l’incendio, perché lo fece se non per far sparire documenti sulla gestione di lasciti e beni della Chiesa? E qui entra in scena anche un industriale delle scarpe del Nord-Est, René Caovilla, che sarebbe stato favorito dal monsignore nell’acquisto del complesso immobiliare del Commendone, ricevuto in eredità dalla Chiesa. Armoniosi grovigli.

«Quanto basta – secondo Martelli – per spiegare perché, con il 45 per cento alle regionali, il primo partito di Siena è ormai quello degli astenuti, che non ne possono più di un sistema che vede complici centrosinistra, centrodestra, massoneria, potere bancario e religioso. Nulla ho contro la massoneria, se è alla luce del sole, ma qui l’intrico di poteri ha poco di trasparente».

Le ambizioni del Nuovo Polo sono superlative. Martelli, in coro con Piccini, si dice certo che al ballottaggio andrà il loro candidato Alessandri e non il berlusconiano Nannini, anche lui proveniente da sinistra, ed esibiscono un sondaggio che dà il Pd Ceccuzzi al 40, loro al 29 e Pdl più Lega al 20. Velleitarie aspirazioni terzopoliste? O davvero c’era una volta Siena la rossa col suo groviglio armonioso? Alberto Statera”

È andata a finire in altro modo, dato che, Ceccuzzi ha vinto al primo turno superando il 50% dei voti espressi; secondo, con una percentuale non sufficiente per il ballottaggio, è arrivato Alessandro Nannini; terzo, poco lontano, Gabriele Corradi.

Il giorno dopo il risultato elettorale, la quotazione in borsa del Monte dei Paschi ha cominciato a scendere e ancora non si è fermata.

La Banca, invece, per bocca di Francesco Fanti, responsabile dell’Area Centro e Sardegna del MPS, nei giorni vicini alle lezioni amministrative del 15 e 16 maggio 2011, annunciava l’assunzione di 400 giovani, entro l’anno, di cui oltre il 10% nel Lazio. In queste ore, dopo le dimissioni di Ceccuzzi (21 maggio 2012), la Banca si prepara a mandare a casa 4600 persone. Di chi è la responsabilità di tutto questo lo vedremo più avanti.

Caro infangatore, ti fornisco un primo esempio di corrispondenza intercorsa tra me e Pierluigi Piccini. Il senso di questo allontanarmi da una forma di riservatezza è che è l’ora della verità e a Lei voglio rendere omaggio:

Da Oreste Grani

a Pierluigi Piccini

Date: 20 ottobre 2010 13:18

Oggetto: essere amici del coraggio

Chi sa di me sa che ho sempre pensato e, a volte, potuto dire riservatamente agli amici più cari (soprattutto dopo averti conosciuto), che nella primavera del 2011 il Piave sarebbe passato per Siena.

Le cose stanno andando così e alcuni tra i più accorti si stanno organizzando per la battaglia “finale”.

Tu evidentemente sei fra questi.

Spero tu lo stia facendo non solo per motivi di giusti sentimenti personali, ma anche per il Paese tutto e l’Europa che sarà.

Sono stato alcune settimane addietro a Siena in occasione di un convegno di studi “Calvino. Lezioni senesi”.

Al 7° livello (!) in un luogo (Complesso Museale Santa Maria della Scala) che mi ha obbligato a ricordarmi di te.

Come certamente sai, ho dedicato una parte della mia vita (gli ultimi 21 anni) alla figura di Ipazia alessandrina e Calvino ha intitolato una delle sue città invisibili proprio ad Ipazia.

Ma non di questo ho desiderio di parlarti, quanto piuttosto della nostalgia che ho sentito in città, non so dire se della tua persona ma certamente della tua statura intellettuale e della “grandeur” (ancor prima di andare anche tu, come Calvino, a vivere a Parigi) con cui hai guidato la comunità senese.

Tutta Santa Maria della Scala, che ho avuto l’opportunità e l’onore di visitare anche nelle sue parti in divenire (incredibile quante azioni ci sia possibilità di fare trasformando quei 40.000 mq in una metaforica piattaforma strategica per la rinascita del Paese tutto), parla di te e di un’occasione che non deve essere mancata.

Soprattutto, in prospettiva 2019, della possibilità di candidare Siena come Capitale Europea della Cultura.

Ho saputo dall’appassionata e competente ing. Tatiana Campioni quanto sei stato determinante e lungimirante nella vicenda del Santa Maria della Scala.

Ancora si lavora, tra mille difficoltà, con i soldi (stanno finendo) che la tua volontà ha procurato alla città e al mondo.

“Oh cara, dappertutto c’è divisione: tra ciò che si muove e ciò che sta, tra ciò che si disgrega e corre verso la gola spalancata del futuro e ciò che si aggrappa alle macerie per resistere. Ipazia è la coscienza di questo, e in più la forza che accellera il moto. Non sono con lei, non la seguo, sono troppo perplesso e tardo, ma non posso non ascoltarla quando argomenta e fa gemere la discordia e vibrare la gioventù del mondo”.

Mario Luzi, amato e conosciuto anch’egli in Siena, era stato profetico sulle macerie del nostro Paese e sul ruolo che Ipazia avrebbe potuto svolgere per scuoterne la gioventù.

La sua visione non poteva coscientemente arrivare a leggere nelle macerie del vecchio ospedale senese il luogo di rinascita della nostra bella Italia e, perché no, dell’Europa stessa.

Ma noi possiamo farlo.

Io da anni preparo questo momento, e mi pare arrivato ora il tempo di provare a proporre Siena al Paese intero come modello di eccellenza e di buongoverno, come argine al corso rovinoso di una politica senza più spessore, incapace di progettare il futuro e succube per ciò stesso – anche a Siena, proprio a Siena! – della minaccia leghista di pervenire alla frantumazione del Paese dando l’assalto ai suoi tesori, dai più simbolici ai più tangibili.

Questa lettera è un gesto che sento di poter compiere per un possibile comune ragionamento sul futuro di Siena e soprattutto per la sua candidatura per il 2019.

Ti so impegnato quale coordinatore toscano della compagine politica da poco fondata da Rutelli, Tabacci ed altri.

Il PD nazionale è ciò che tu meglio di me sai.

Il PD toscano è come quello nazionale.

Per Siena e per l’Europa Ceccuzzi non sarà una soluzione.

Del PDL e della Lega, oltre al già detto, preferisco tacere.

Per come stanno le cose oggi, nessuno può ragionevolmente sostenere che vincerà quello o quell’altro.

Io ho allungato lo sguardo e con Ipazia Preveggenza Tecnologica e con le sue forme onlus Ipazia Promos e Il sogno di Ipazia, sostengo Federculture e l’iniziativa di Ravello Lab che dal 21 al 23 ottobre 2010 ragionerà delle candidature per il 2019.

Il tema della manifestazione è infatti “Lo sviluppo guidato dalla cultura: creatività, crescita e inclusione sociale” e pone al centro il tema delle città e della loro capacità di produrre valore economico e sociale attraverso la cultura, l’inclusione sociale e la costruzione della società della conoscenza.

All’evento, imperniato su tre sessioni parallele di lavoro – “Lo sviluppo a base culturale delle aree urbane”, “Le industrie creative per la competitività territoriale”, “La progettazione formativa” – Ipazia Preveggenza Tecnologica ha deciso di fornire un proprio contributo di idee e di organizzazione materiale, convinta di dover rafforzare ogni processo che punti sulla cultura come principale risorsa strategica per la rinascita del Paese.

A Ravello, inoltre, Ipazia Preveggenza Tecnologica proporrà anche il tema della legalità, traumaticamente esploso in quello stesso contesto geografico a seguito del recente, drammatico omicidio di Angelo Vassallo, Sindaco di un comune del Cilento. La Fe.Mi. – Federazione Italiana delle Micro Web Tv – sostenuta e partecipata da Ipazia Preveggenza Tecnologica, il 05/11 manderà in onda, con modalità di “rete unificata” come già sperimentato con successo in occasione di “Rita101” e “Liberarete”, “Cose Nostre”, iniziativa contro le mafie per la legalità e la cultura, in ricordo di Angelo Vassallo.

A Ravello ci sarà anche l’ing. Tatiana Campioni con cui, è doveroso dirtelo, da tempo ragiono delle sorti di Siena (elezioni 2011) e del Santa Maria della Scala.

La signora sarà presente anche a Genova, in occasione della V edizione (9-17 novembre 2010) del Festival dell’Eccellenza al Femminile, intitolato alla figura di Ipazia (www.eccellenzalfemminile.it), per partecipare ad un dibattito sull’”Economia al femminile”. Anche su questo importante evento, Ipazia Preveggenza Tecnologica sta investendo una parte consistente delle proprie risorse materiali e immateriali, coerentemente alla propria vocazione a prevedere e, almeno in certa misura, ad influire sul corso futuro delle cose.

Come vedi ho parlato di altro che della amoralità del tuo omonimo (Pio Piccini) che ci ha diviso e a cui avevo, come ricorderai, profetizzato una infelice sorte (l’arresto avvenuto).

Difficile essere nemici di Ipazia.

Passiamo oltre.

È tempo di grandi cose come tu hai saputo fare e potresti tornare a fare.

Bisogna però, in ore così gravi, trovare amore per il bello e per il giusto.

Bisogna però allontanare la paura ed essere amici del coraggio.

Bisogna infine, in ore così gravi, trovare stati d’animo sufficienti per il dialogo.

Con stima immutata

Oreste Grani

Seguiva nel giro di pochi minuti la risposta:

Da Pierluigi Piccini

A Oreste Grani

Date: 20 ottobre 2010 13:51

Mi ha fatto piacere leggerti e spero anche di poterti incontrare presto.

Pierluigi Piccini

Risposta alla quale rispondevo:

Da Oreste Grani

A Pierluigi Piccini

Date: 20 ottobre 2010 19:11

Fidavo nella tua onestà intelletuale. Grazie per le parole. Nei prossimi giorni ti farò pervenire le mie disponibilità. Un incontro romano sarebbe ottimale.

Oreste”.

Parole che onoravano chi le ha scritte e chi le ha ricevute. Poi, le vicende umane hanno portato disonore solo a Ipazia Preveggenza Tecnologica, a Ipazia Promos, ai suoi fedeli collaboratori e al sottoscritto.

Se avrai la doverosa pazienza di continuare a leggermi, saprai chi ha tradito chi.

Oreste Grani

Pubblicato il 10 luglio 2012