Ian Fleming, James bond e la regina elisabetta II

OGGI, 9 LUGLIO 2016, DOPO ANNI, TRA POCO QUATTRO, RITROVO CON PIACERE E SODDISFAZIONE IL POST CHE OGGI DEDICO AI NUOVI LETTORI DI LEO RUGENS. REGINA ELISABETTA II, MI6 E USCITA DAL’EUROPA, SONO ARGOMENTI PER POCHI. LO PENSAVAMO E LO PENSIAMO ANCOR DI PIU’ OGGI.

DIFFICILE PER UNA  REGINA FARE IL SUDDITO DI “NON SI SA CHI”.

E L’EUROPA E’ “NON SI SA CHI”.

ORESTE GRANI/LEO RUGENS

La lezione di comunicazione strategica dedicata al proprio valore e al legame tra gli 007 e le istituzioni britanniche che l’Intelligence Service ha saputo dare a miliardi di telespettatori durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi londinesi, rimarrà un pezzo di bravura difficilmente superabile. Non solo a Londra è andato tutto bene in termini di sicurezza ma la Regina e i suoi Servizi, con il duetto Bond-Elisabetta, sono stati straordinariamente autoironici e sono “piaciuti” a tutti. Avversari compresi.

L’articolo che segue vuole essere un omaggio alla “creatività” inglese e alla loro condizione di vantaggio rappresentata dall’avere una Regina a cui giurare fedeltà.

Ian Lancaster Fleming nasce nel quartiere di Mayfair, a Londra, il 28 Maggio 1908, in una famiglia benestante originaria di Nettlebed (il nonno era Robert Fleming, un famoso banchiere scozzese). Nel 1917 il padre Valentine Fleming, membro del Parlamento, muore in guerra e la responsabilità del piccolo Ian e dei suoi tre fratelli ricade sulla madre e su Peter, il fratello maggiore. Valentine era talmente noto nella buona società britannica che fu Winston Churchill in persona a scrivere la commemorazione funebre su “The Times“.

Ian, che fin dall’infanzia ha rivelato un carattere difficile, studia a Eton, distinguendosi soprattutto negli sport e ottenendo premi per le sue prestazioni atletiche. Lascia in anticipo il college, per uno scandalo con una ragazza, e si iscrive quindi all’Accademia Militare di Sandhurst, ma dopo un anno è costretto ad abbandonare la carriera nell’esercito per il suo comportamento irregolare. Nel 1928, allora, la madre lo manda a studiare in Austria, a Kitzbuhel, dove Ian conferma soprattutto le sue doti sportive dedicandosi all’alpinismo e allo sci. In questo periodo felice comincia anche a scrivere racconti e poesie. Dopo aver seguito alcuni corsi alle Università di Monaco e Ginevra, senza laurearsi e preferendo le avventure sentimentali, nel 1931 viene assunto dalla “Reuter“, la celebre agenzia di stampa, che lo invia come corrispondente in Unione Sovietica.

A Mosca, segue come osservatore il processo ai sei ingegneri britannici della società elettrica Metropolitan Vickers, arrestati con l’accusa di spionaggio e sabotaggio. Il suo animo irrequieto, e il desiderio di denaro, lo allontanano però dal giornalismo: dal 1933, per sette anni la sua attività principale è quella di agente di borsa e consulente finanziario. Finalmente ha dei soldi a disposizione, va ad abitare a Belgravia e si dedica al gioco e alla vita mondana. È tra gli animatori del club esclusivo Le Cercle gastronomique et des jeux de hasard e corre dietro alle donne: “Nonostante la discrezione, il giovane Fleming si fece una pessima nomea, nata, come spesso accade, da esagerazioni e da una sommaria conoscenza dei fatti. In realtà era qualcosa di più di un donnaiolo e qualcosa di meno di un libertino. La sua cattiva reputazione in questo campo veniva alimentata da una mancanza apparentemente assoluta di riserbo nei confronti del sesso, tipico in genere degli inglesi. Nutriva un interesse profondo, quasi ossessivo per questo argomento che non gli risvegliava nessun complesso di vergogna o di colpa. Se a un ricevimento incontrava una donna che gli piaceva, non esitava, dopo mezz’ora, a proporle di andare a letto insieme; e un rifiuto lo lasciava indifferente” (John Perason, La vita di Ian Fleming, Garzanti, Milano, 1967 p. 8 1).

Nel 1939, Fleming è di nuovo a Mosca come inviato di “The Times”, ma nell’aprile dello stesso anno torna in Inghilterra e allo scoppio della guerra diventa membro del Naval Intelligence Department, i servizi segreti della Marina (per i quali pare collaborasse già da tempo). Diventa Tenente e poi Comandante, collaborando strettamente con l’ammiraglio John Godfrey, celebre spia britannica. Fleming non si limita a scrivere rapporti e relazioni, ma avrebbe partecipato ad alcune importanti operazioni durante la guerra, tra le quali una missione a Tangeri, l’evacuazione di Bordeaux in Francia, nel 1940, e la fuga di Re Zog di Albania. Pare che Fleming abbia anche diretto il commando 30 Assault Unit, specializzato in missioni segrete. Di certo collabora con gli americani alla creazione dell’OSS (la futura CIA). Nel 1996 si è appreso che Fleming propose ai servizi segreti un piano per impadronirsi del codice segreto “Enigma” della marina tedesca. Alla testa di quattro uomini lo stesso Fleming avrebbe dovuto decollare in divisa nazista da Londra, a bordo di un aereo tedesco, e dirigersi verso la Francia, fingendo di far parte di una squadriglia della Luftwaffe. Dopo aver simulato un incidente e fatto precipitare l’aereo in mare, il commando avrebbe dovuto farsi salvare da una nave tedesca e quindi si sarebbe dovuto impadronire del codice “Enigma“. Il piano, davvero anticipatore delle imprese di 007, non fu mai attuato. Verso la fine della guerra, Fleming si reca in Giamaica per una conferenza della Marina e rimane affascinato dall’isola. Compra sei ettari di terreno e poi vi costruisce una villa a un piano sul mare, che chiama Goldeneye: il nome è un omaggio al romanzo di Carson McCullers Reflections in a Golden Eye (Riflessi in un occhio d’oro), ma anche il ricordo di una missione con lo stesso nome dei servizi segreti della Marina e un riferimento alla baia di Oracabessa (cioè Testa d’oro) su cui la villa sorge.

Da allora, tutti gli anni tra il primo gennaio e il primo marzo, Fleming si recherà in Giamaica. E quando nel 1946 viene assunto dalla casa editrice Kemsley per lavorare come caposervizio Esteri al “Sunday Times”, chiede che nel contratto siano previsti due mesi di ferie retribuite all’anno, per recarsi a Goldeneye. La nuova fase lavorativa è ricca di iniziative. Fleming inventa Mercurio, un servizio di notizie estere di prima mano, e nello stesso tempo diventa amico di Somerset Maugham e crea una sua cerchia di scrittori e intellettuali. Nel marzo del 1952 Fleming sposa la contessa Anne Geraldine Rothermere Charteris, sua amante dal 1941 e che ora aspetta un figlio da lui. Per distrarsi dalla vita matrimoniale che già sente opprimente, inizia a scrivere un romanzo, Casino Royale, durante i due mesi del viaggio di nozze. L’anno dopo, il romanzo viene pubblicato e si avvia così la saga di James Bond. Da quell’inverno del 1952, ogni anno Fleming scriverà un nuovo romanzo della serie 007, durante i rituali due mesi a Goldeneye, seguendo un ritmo di lavoro molto preciso: si alza alle 7.30, beve un’aranciata, nuota, poi rientra per la colazione e dalle 9.30 è davanti alla sua macchina da scrivere Royal placcata d’oro per un paio d’ore di scrittura che rilegge e corregge alla sera. Duemila parole al giorno per otto settimane. Grazie a questa metodicità, per un decennio i libri di Fleming usciranno puntualmente ogni anno tra l’ultima settimana di marzo e le prime settimane di aprile. Oltre ai romanzi di 007, tra l’altro, Fleming pubblicò la storia fantastica Chitty-Chitty-Bang-Bang, il reportage sui trafficanti di diamanti del Sud Africa The Diamond Smugglers (Il traffico dei diamanti, Garzanti, Milano 1970) e i ricordi di viaggio Thrilling Cities. Casino Royale arriva in libreria nell’aprile del 1953, per l’editore Jonathan Cape e con una tiratura di quasi 5.000 copie. Il successo di Casino Royale non è immediato e la critica si dimostra severa o disattenta, ma il pubblico sembra apprezzare le avventure dell’agente 007: nel maggio del ’53 la prima edizione è già esaurita. Anche il mondo dello spettacolo comincia ad interessarsi del romanzo, e la rete televisiva americana Cbs ne acquista i diritti prima ancora che il libro venga pubblicato negli Usa: nasce così il telefilm di un’ora Casino Royale, che appare nella serie tv “Climax Mistery Theater”, destinato ad essere ricordato come il primo adattamento delle storie di Bond.

La vendita dei diritti alla Cbs fu una mossa affrettata di Fleming, perché da allora si trovò privo del controllo su quella prima impresa di 007. I diritti passarono poi a Gregory Ratoff e quindi al produttore Charles Feldman: fu lui a produrre, nel 1967, la satira della serie Bond con il film Casino Royale. Nel 1954 esce il secondo romanzo di Bond, Live and Let Die, ma nonostante l’ambientazione americana gli Stati Uniti restano ancora freddi di fronte alle avventure dell’agente segreto di Sua Maestà britannica. Poi è la volta di Moonraker, nel 1955. l tentativi di vendere i diritti cinematografici dei due romanzi falliscono. La svolta avviene nel 1955, quando Fleming incontra a Londra lo scrittore Raymond Chandler, che apprezzava le storie di 007. Entrambi amanti dell’alcol, i due iniziano uno scambio di lettere, dal quale Fleming trarrà utili consigli sia per lo sviluppo delle avventure di Bond sia per la “capitalizzazione” delle proprie capacità. E i risultati cominciano a essere tangibili. In quello stesso 1955, però, sarebbe cominciata anche una torrida storia d’amore tra Ian Fleming e Bianche Blackwell. Almeno, così racconta una biografia del drammaturgo Noel Coward, che dal fratello della Blackwell aveva acquistato un terreno in Giamaica. Un’opera teatrale mai rappresentata di Coward, infatti, ritrarrebbe sotto i nomi di Adela e Guy la Blackwell e Fleming: si tratta di Volcano, un titolo che vuole evocare la reazione appunto vulcanica della moglie di Fleming alla scoperta della tresca. Intervistato da Philip Hoare, l’autore della biografia di Coward, la Blackwell ha detto: “Ian trattava male le donne, ma io non ero il tipo da subire. Credo che quello che gli piaceva di me era la mia volontà di sfidarlo.” Secondo Hoare, l’inventore di Bond andava per le spicce con le amanti: a una, per liberarsene, tirò addosso un polipo, forse traendo ispirazione dall’episodio per scrivere il racconto Ocropussy… In Ian Fleming, The Man Behind James Bond, Andrew Lycett rincara la dose, sostenendo che lo scrittore era ossessionato dal sesso e sadomasochista, oltre a narrare degli adulteri della moglie Anne con il leader laburista Hugh Gaitskell. Del resto, il sessismo, e anche il razzismo, di Fleming sono stati confermati dal suo notes di 128 pagine, messo all’asta da Sotheby’s nel 1993: una raccolta di pensieri e annotazioni che svelano alcuni pensieri politically uncorrect dello scrittore. Ma le turbolenze familiari e le ossessioni individuali di Fleming non erano certo di impedimento alla sua creatività. E alla sua fortuna.

Con Diamonds Are Forever, nel 1956, Fleming si rende conto che la serie Bond si sta consolidando al punto che decide di costituire una specifica società per gestirne i diritti, la Glidrose. Anche il 1957 è un anno di successi. Esce From Russia with Love e contemporaneamente il “Daily Express” acquista i diritti dei romanzi di Fleming per trasformarli in strisce a fumetti. Nel 1958 è la volta di Doctor No (sulla base di un soggetto per la serie televisiva “Commando Jamaica” della Nbc e grazie alle impressioni ricavate da un viaggio) e di sei soggetti per la tv, su richiesta della Cbs: la serie non sarà mai realizzata, ma i sei soggetti diventeranno racconti per le future raccolte For Your Eyes Only e Octopussy. Ormai il nome di Bond e quello di Fleming sono indissolubilmente legati. E per lo scrittore si preparano nuove e inaspettate soddisfazioni. Nel marzo del 1960 la sua amica Marion Leiter combina un invito a cena dal senatore John F. Kennedy. Sarà un incontro destinato a moltiplicare la popolarità di Fleming. Un anno dopo, infatti, il neoeletto presidente Kennedy rilascerà un’intervista a “Life” dove From Russia With Love compare nella lista dei suoi dieci libri preferiti. Fleming aveva intanto continuato a scrivere secondo il consueto ritmo: nel 1959 con Goldfinger e nel 1960 con l’antologia di racconti brevi For Your Eyes Only. Ma i trionfi letterari dovevano essere offuscati da una vicenda legale che sfibrò lo scrittore. Nel 1959 Fleming con il regista KevinMcClory e lo scenegg iatore Jack Whittingham aveva trascorso vari giorni a scrivere una sceneggiatura dal titolo James Bond, Secret Agent. In assenza di produttori disponibili, Fleming trasforma la sceneggiatura in un romanzo, Thunderball, che esce nel 1961, ma McClory porta lo scrittore in tribunale per violazione del diritto d’autore. ll verdetto delle Law Courts permise a Fleming di pubblicare Thunderball, purché venisse indicato che l’origine era in un soggetto cinematografico scritto con McClory e Whittingham. A Fleming restarono i diritti letterari, ma McClory poté disporre dei diritti cinematografici: è grazie a quella sentenza che molti anni dopo nascerà il film fuori dal “canone” Never Say Never Again, tratto appunto dallo script James Bond, Secret Agent. Presto doveva arrivare il riscatto e la consolazione, proprio dal fronte del cinema. I produttori Harry Saltzman e Albert Broccoli, dopo essersi assicurati un’opzione su tutti i romanzi di Bond, decidono di realizzare Dr. No. Pagano un’ulteriore opzione per i diritti cinematografici e televisivi dei libri passati e futuri di James Bond e garantiscono a Fleming circa 100.000 dollari a film oltre al cinque per cento dei profitti. ll Dr. No sugli schermi si rivelerà un evento epocale, lancerà la star Sean Connery come inseparabile volto di 007 e coronerà la carriera di autore di Ian Fleming.

Mentre la serie cinematografica sta registrando successi planetari, Fleming continua la sua metodica pubblicazione annuale di nuove avventure bondiane: nel 1962 esce The Spy Who Loved Me, nel 1963 On Her Majesty’s Secret Service e nel 1964 You Only Live Twice. In quest’ultimo romanzo, Flerning si diverte a inscenare una finta morte di Bond e a simulare, come aveva fatto Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes, una vera esistenza del personaggio, di cui lo scrittore si limiterebbe a romanzare le gesta. Fleming affidava a M un necrologio di Bond per “The Times”, che riassumeva la biografia dell’agente e dove si leggeva: “Per concludere questo breve in memoria non ci rimane che assicurare gli amici del Comandante Bond che l’ultima sua missione rivestiva un supremo interesse per lo Stato. Sebbene a quanto sembra, egli debba ormai essere considerato come caduto nell’adempimento del suo dovere, sono stato autorizzato a confermare che la missione ha avuto un esito completamente felice. Non è esagerazione il dichiarare esplicitamente che, grazie ai coraggiosi sforzi di questo solo uomo, la Sicurezza del Regno è stata grandemente rinforzata.” Ian Fleming, dunque, è al vertice della popolarità, insieme al suo personaggio.

Ma il trionfo era però destinato a durare poco. Già alla fine degli anni Cinquanta il suo fisico stava cedendo, tra calcoli renali e problemi cardiaci, dovuti alla sua vita sregolata: da anni fuma sessanta sigarette al giorno, beve quotidianamente grandi quantità di martini, gin e vodka, mangia smodatamente. Nel 1964 è colpito da una pleurite ed è talmente debilitato da ricevere l’ordine da parte dei medici di non recarsi al funerale della madre, che muore in estate. In agosto, mentre si trova al sofisticato club Royal SI. George’s per un incontro di golf, Fleming ha un infarto. Muore il 12 agosto, a 56 anni, e viene sepolto a Sevenhampton, nei pressi di Swindon, nel Wiltshire. Appariranno postumi il romanzo The Man With the Golden Gun (1965) e i racconti Octopussy (1966). Molti anni prima, Fleming aveva annotato una frase di un suo amico turco, che gli ispirò il personaggio di Darko Kerim in From Russia With Love: “Ho sempre fumato, bevuto e amato troppo. In effetti non ho vissuto troppo a lungo, ma troppo intensamente. Un giorno il Granchio di Ferro (the lron Crab) mi agguanterà, e allora morirò di troppa vita.” Una frase che si attaglia perfettamente allo stile di vita e alla “filosofia” di Ian Fleming. Ora il Granchio di Ferro aveva preso anche lui. Il suo unico figlio Robert Casper Fleming, nato nell’agosto del 1952, è morto di overdose nel 1975. La moglie Anne è morta nel 1981.

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