Bugiardi ed extra-terrestri – Indovinello, 1994 Bettino Craxi

Bugiardi ed extra-terrestri

Indovinello, 1994 Bettino Craxi

I bugiardi sono coloro che hanno mentito sin dall’inizio e

che continuano a mentire.

Lo faranno sino a che sarà loro possibile di farlo.

Bugiardi sono coloro che non esitano a scrivere le menzogne.

Extra-terrestri sono coloro che fingono di aver vissuto per venti,

trent’anni sulla Luna.

Si guardano attorno, stralunati e distratti, con abiti nuovi che nascondono il vecchio.

Le immagini li simboleggiano.

Sono per la verità, un gran numero.

Un numero da non credere.

Da loro, stiamone certi, non verrà nessun rinnovamento.

Tante volte nella storia, la verità ha faticato

terribilmente per farsi strada.

Il mondo di oggi vive all’insegna della velocità.

E tuttavia gli ostacoli sulla strada della verità sono forse

ancora più grandi di un tempo.

Il 20 di agosto, su questo stesso blog, sotto il titolo “20°/LA CALUNNIA – CLAUDIO MARTELLI, ANTONIO INGROIA E IL PERICOLO DELLA SOLITUDINE” scrivevo: “Nel 1993 il groviglio bituminoso del rapporto Stato mafia è stato possibile perché i 50 anni trascorsi dalla lunga estate del ’43 non ci avevano convinti a richiedere l’apertura di tutti gli armadi. Ne sono trascorsi altri venti, dal 1993, inutilmente.

In questa inutilità non sottovaluterei la chiara, onesta, illuminante presa di posizione di Claudio Martelli che, nella sua veste di protagonista di quegli anni e di quegli avvenimenti, sente il bisogno civile e morale di raccontare la sua parte di verità.

Martelli, dopo quanto ha voluto dire nelle recenti apparizioni televisive e nell’intervista del 12 agosto al Fatto Quotidiano, lascia oggettivamente meno soli i magistrati palermitani anche perché si è opportunamente collegato, con la sua azione, al meraviglioso movimento di protezione che oltre 100mila cittadini consapevoli stanno mettendo in atto a sostegno della ricerca della verità”.

Ieri Claudio Martelli torna ad attaccare l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, scomparso alla fine di gennaio, per il suo ruolo nella sostituzione degli “uomini chiave della lotta alla mafia” durante la stagione delle stragi ordinate dalla Cupola, nei primi anni ’90 retta dai Corleonesi di Totò Riina. È, in sintesi, quanto ha sostenuto in più riprese l’ex Guardasigilli in un’audizione, oggi, davanti alla commissione Antimafia.

Martelli, si segnala, avanzò già lo scorso 12 agosto in un’ntervista la possibiltà che il defunto presidente emerito avesse agito per la sostituzione “mia, di Scotti e del direttore del Dap, Nicolò Amato, con Conso, Mancino e Capriotti”. “Non ho mai parlato, in quegli anni, di trattativa – dice Martelli ai commissari antimafia – ma di sicuro ci fu un cedimento dello Stato, non una vera e propria trattativa. Un compromesso dello Stato nel tentativo di fermare le stragi“.

Cedimento che, afferma l’ex ministro e delfino di Bettino Craxi ai tempi d’oro del Psi del pretangentopoti, non costituisce un vero e proprio reato “ma un crimine politico sì“. “In quel cedimento – afferma – ebbe ruolo di ‘dominusScalfaro, che regnava, non era isolato, aveva intorno a sé uomini a lui devoti, che a lui dovevano il loro ruolo: Mancino, Giuliano Amato, il capo della polizia Vincenzo Parisi, quello del Dap Adalberto Capriotti, da lui voluto al posto di ‘quel dittatore di Nicolò Amato’, come scrissero i famigliari dei mafiosi al 41 bis“.

Nel corso della lunga audizione Martelli ha avuto modo di ripetere più volte il concetto, insieme ad altre ricostruzioni di quegli anni. “Non so se questa trattativa – dice – sia iniziata prima della strage di Capaci. Ma ricordo bene quando Falcone mi disse, all’indomani dell’omicidio di Salvo Lima, ‘adesso può succedere di tutto’. D’altronde nel nostro paese, sottolinea Martelli in un passaggio dell’audizione, “la regola è sempre stata la convivenza” con la criminalità organizzata, “tranne nel periodo in cui ci fu Falcone“.

Martelli cita ancora il giudice ucciso nella strage di Capaci e la sua celeberrima definizione di “menti raffinatissime” dietro le strategie di Cosa Nostra, circostanziando cosa intendesse dire Falcone: “l’area di contiguità tra la mafia che spara e il ‘mondo delle professioni’, l’area grigia di una certa Palermo, più qualcosa che non va nella polizia a Palermo e probabilmente nei servizi: magari non i professionisti dei servizi segreti ma uomini che svolgono quel tipo di lavoro nelle questure“.

Non ho mai parlato, all’epoca, di trattativa, e ancora oggi sono circospetto nell’usare quella parola“, dice sempre Martelli ricostruendo ad esempio il tentativo dei Ros di avvicinare Vito Ciancimino, che “sempre Falcone definì ‘il più mafioso tra i politici e il più politico tra i mafiosi“. “Riferii a Mancino – racconta Martelli – di un comportamento anomalo degli ufficiali dei Ros, in particolare del capitano Giuseppe De Donno. Mi dissero che avevano agganciato Ciancimino, allo scopo di evitare le stragi e coltivare piste per la cattura dei latitanti“. Sempre dal capitano dei Ros, prosegue l’ex ministro, venne la richiesta di dotare Ciancimino di passaporto: “io chiamai il procuratore generale Bruno Siclari, dicendogli che a mio parere eravamo fuori dal seminato. Siclari fece arrestare nuovamente Ciancimino“.

Non posso accusarlo di spergiuro ma posso dire che ha mentito“. Così Claudio Martelli commenta il fatto che Giuliano Amato in commissione Antimafia ha detto di non ricordare una conversazione in cui disse a Martelli di presunte pressioni di Craxi per toglierto dalla Giustizia. Martelli parla di una colazione in cui Amato gli disse della contrarietà di Craxi. “E posso anche citare testimoni“, aggiunge. “Se si potesse riattualizzare il giurì d’onore. O forse sarebbe meglio rivolgersi alla procura“.

È “un’altra bugia”, ha detto ancora Martelli a proposito di Giuliano Amato che abbia scelto autonomamente di dare l’incarico alla Giustizia a Giovanni Conso: “È una bugia – sostiene Martelli – perché si sa che è stato scelto da Scalfaro, come Amato, come è stato scelto da Scalfaro Mancino come Capriotti al posto di Nicolò Amato“.

Complimenti per la lucidità e per la voglia che hai ancora di puntualizzare.

Caro Claudio, sono addolorato di non possedere più gli strumenti di comunicazione (per esempio Ipazia web tv) di cui disponevo quando ci siamo conosciuti, per colpa dell’orrido Amalek e dei suoi troppi complici.

Qualcuno anche un po’ cretino!

Oggi, più di ieri, avrei messo a disposizione della tua testimonianza e del tuo agire in difesa della necessaria verità politica relativa agli avvenimenti del 1992, ’93, ’94, la mia struttura tecnologica.

Come ho avuto modo di dire in altra data nel blog, tornerò quanto prima sulla nostra sconfitta elettorale a Siena per cominciare a fare i conti con opportunisti e traditori. Quel tradimento, di cui siamo rimasti entrambi vittime, ha avuto un effetto domino devastante su tutto il progetto Ipazia, sulla mia vita professionale e su quella di tanti leali collaboratori. Oggi, se le cose fossero andate diversamente, alla luce del tuo virile comportamento, avremmo potuto dare, nel caos politico ed economico in cui si trova il Paese, un contributo di esperienza, di amor di Patria e qualche buon consiglio per il futuro.

Che è quanto, comunque, in queste ore, sia pur solo, stai facendo.

Anch’io, a modo mio, continuo a battermi per la Verità, la Giustizia e l’amata Repubblica Italiana.

In ultimo, per dirla con Benedetto Croce: “È evidente che solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato; il quale, dunque, in quanto si unifica con un interesse della vita presente, non risponde a un interesse passato, ma presente. Il che anche è detto e ridetto in cento modi nelle formule empiriche degli storici, e costituisce, se non il contenuto profondo, la ragione della fortuna del motto assai trito: che la storia sia magistra vitae”.

Oreste Grani