33°bis/La Calunnia – “Sostenere la moda”, dice Nicole Minetti, esponente del PDL, dopo aver sfilato a Milano. Lettera aperta alla senatrice Dorina Bianchi, esponente del PDL.

Le rassegne stampa riportano che Nicole Minetti ha reiterato lo spreco di denaro pubblico mettendo in nota spese “le creme protettive” per il suo patrimonio, cioè il corpo.

Anche io reitero pubblicando il post 33 del 25 settembre 2012 dando così soddisfazione alle centinaia di lettori che hanno visualizzato quell’articolo e i glutei della  signora Minetti.

Così facendo, consento alla, ancor per poco senatrice, Dorina Bianchi di usufruire della maggior notorietà della collega di partito. P.D.L, per non sbagliarsi, avendo Dorina Bianchi percorso a spron battuto tutto l’arco costituzionale.

Oreste Grani

“Ero in un sistema allucinante”.

“Ero dentro una gabbia”.

“Un intero sistema da rifondare”.

“Corruzione zavorra del PIL”.

“I vescovi: sottovalutati gli scandali”.

“Alla fine, si è arresa”.

“Bagnasco: indigna che la politica sottovaluti quanto è accaduto”. Caro cardinale, indigna che la CEI abbia scelto Renata Polverini contro la laica e onesta Emma Bonino.

“Si riparta da zero”.

“Tocca ai cittadini ricostruire il Paese”.

Gentile senatrice Dorina Bianchi,

potrei continuare per chilometri lineari a riportare titoli di giornali e dichiarazioni di pagliacci in veste di politici. Molti dei clowns sono suoi compagni di partito.

E non è niente, in confronto alle parole che saranno spese per descrivere la situazione che sarà scoperta alla Regione Calabria.

“Ridateci il malloppo, sporchi ‘ndranghetisti”, grideranno gli ultimi fieri calabresi.

Come vede, ho saputo aspettare che gli avvenimenti mi dessero ragione per cominciare a ricordarle le parole e i concetti che, indelebili nella mia memoria, avevo pronunciato per prefigurarle la fine ingloriosa che avrebbe fatto l’ultimo dei suoi partiti di appartenenza.

Altro che l’infrequentabile Grani.

Non le consentirò nessuna forma di oblio: il territorio dai confini imprecisati, in cui convivono l’amnesia e la dimenticanza, la sbadataggine e la sventatezza le sarà precluso.

Come da giorni è scritto nel blog Leo Rugens la sfido, facendo nomi, cognomi e circostanze di quando e come io abbia corrotto un dipendente dello Stato o indotto un imprenditore a corrompere un pubblico ufficiale o chiunque fosse preposto ad un ufficio acquisti in una qualunque realtà di pubblica utilità.

Le comincio a ricordare viceversa, ad esempio, che in data 4 giugno 2012 le ho scritto una lettera e, brevi manu, l’ho fatta consegnare presso gli uffici di piazza Capranica che il Senato della Repubblica, utilizzando il denaro degli italiani, le ha concesso in uso.

A tempo determinato. Tempo che sta scadendo.

Da allora, pazientemente, ho aspettato una sua qualche reazione alle mie rispettose parole. Non sono stato ritenuto degno di un segno di riscontro.

Va bene che ero stato io stesso a consigliarla ad essere prudente nel frequentarmi dopo che, nell’ombra, qualcuno mi aveva accusato in un sito “fogna” di non so cosa ma lei, con il suo arrogante ostracismo, ha passato il limite.

Da oggi le scrivo pubblicamente, non solo per chiederle conto di quel silenzio ma, anche e soprattutto, per sapere da lei il nome della persona, presunto servitore dello Stato, che, diffamandomi, le ha consigliato di non frequentarmi.

Dott.sa Bianchi (la chiamo così perché, fra qualche mese, non sarà più senatrice) io sono stato accusato, nel luogo per eccellenza dove si aggirano i vigliacchi e gli anonimi, cioè il web, il 14/2/2012 di essere un truffatore.

Da quel giorno, prima ho continuato a servire, tacendo, il mio Paese portando a compimento il convegno “Lo Stato Intelligente-finanziamenti europei per l’innovazione e per la sicurezza” tenutosi presso la Camera dei Deputati il 23/3/2012 e poi, nonostante fossi stato, a causa di quella diffamazione messo, letteralmente, in mezzo ad una strada, dal giorno 18/6/2012 ho pubblicato oltre 80.000 parole, documenti originali, foto a confutazione dell’anonima accusa, obbligando il perfido Amalek ad un eloquentissimo silenzio.

Il silenzio è lecito a tempo determinato. Oltre un certo limite è assenso e prova di malafede.

Ora, come le ho detto, sono alla ricerca del nome di quel solerte servitore dello Stato che ha ritenuto opportuno consigliarla di non rivolgermi più la parola.

Negli Stati Maggiori degli eserciti, i cretini solerti sono considerati una vera iattura, fonte spesso delle sconfitte in guerra. Sono curioso di sapere chi sia stato tanto solerte perché, lei è limitrofa, per appartenenza di partito e per organico che l’assiste al Senato, ad ambienti che possono essere definiti in tanti modi ma, sicuramente, non leali difensori dell’interesse repubblicano.

Come ormai è provato nelle sedi giudiziarie, uomini alla Nicolò Pollari, Pio Pompa e Renato Farina sono, anche in queste ore, stigmatizzati per i modi illeciti con cui hanno condotto questioni di sicurezza nazionale ed internazionale: mi riferisco, ai danni provocati dal loro operato nei rapporti tra l’Italia, gli USA e la CIA.

Viceversa, frequentando Ipazia e il sottoscritto, al massimo avrebbe potuto continuare a sentir parlare di cultura, di legalità, di contrasto alle mafie, di sanità e di necessità di dare assoluta trasparenza all’assegnazione dei fondi europei destinati alla sicurezza.

Da quando abbiamo smesso di frequentarci, mi chiedo perché il suo fido consigliere Alessandro Licata, da oltre cento giorni informato della diffamazione in corso, che tanto aveva brigato perché ci conoscessimo e perché le dessi informazioni sulla complessità del sistema Sistri, ha fatto in modo che consegnati i documenti che avevo elaborato riservatamente per lei, fossi messo in condizioni di non poter più proseguire la mia attività professionale di garanzia della legalità.

Per il tempo ulteriore che mi è consentito di vivere, nei modi in cui la legge lo prevede, le chiederò, periodicamente, chi mi abbia diffamato. Ma veniamo a lei.

Colgo l’occasione per ricordarle che è ancora oggi esponente di quel Partito della libertà di cui sono dirigenti i Franco Fiorito, le Renata Polverini, i Giuseppe Scopelliti, le Nicole Minetti, i Marcello Dell’Utri, i Renato Farina, i Gianfranco Miccichè. Quest’ultimo, noto assuntore di cocaina. Lei è un medico e dovrebbe sapere qual è il grado di affidabilità che si può attribuire ai cocainomani.

Lei è stata anche nell’UDC di Casini e Cesa contestualmente a Giuseppe Galati altro appurato consumatore di cocaina e sodale di Antonio Saladino e le stava bene dividere il partito con lui.

Lei, e pesco nel mazzo, inoltre ha taciuto, pur dichiarandosi cattolicissima, quando il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, scrisse: “Sull’operato del presidente del Consiglio oggi fanno riflettere certi silenzi pesanti, anche all’interno della stessa maggioranza. La Chiesa però, non può abdicare la sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia” (Famiglia Cristiana 24 giugno 2009).

Lei ha ritenuto frequentabili queste persone o persone che frequentavano queste persone e non il sottoscritto, quasi io fossi un Antonio Nirta, un Mommo Piromalli, un Natale Iamonte, un Turi Scriva, un Santo Araniti.

Io penso che sarà lei da senatrice di origini calabresi che dovrà rispondere di che uso abbia fatto di quanto ha incassato in questi anni dalle Istituzioni repubblicane: oltre 1.000.000,00 netto di euro. Penso che le sarà richiesto pubblicamente quali siano state le efficaci azioni di contrasto agli interessi della ‘ndrangheta da lei promosse a fronte di tutto questo denaro.

Inoltre prendo atto che lei è rimasta iscritta al PDL, partito che non ha fatto passare giorno senza tentare di denigrare Ilda Boccassini, Nicola Gratteri, Carmine Gallo e la loro attività in difesa della legalità.

Inoltre è lei appartenente al partito degli Scopelliti che governano Reggio Calabria, città divisa in ben 73 aree di competenza e di potere criminale, non io.

Il PDL è anche il partito di Antonio Catricalà, già servizievole estensore del contratto di consulenza con la presidenza del Consiglio (presidente Berlusconi) per la raffinatissima Virginia Sanjust, donna tormentata e divisa per motivi sentimentali tra il capo del Governo e capo del suo partito e il noto agente del Sisde Federico Armati, marito della stessa.

Armati, mai smentito, ha dichiarato: “Il Berlusconi disponeva, sempre aiutato da Catricalà e alla presenza della Sanjust, di assumere al più presto informazioni sulla mia situazione professionale per accontentare le mie richieste di carriera e trasferimento”.

Federico Armati, grazie all’intervento di Berlusconi, come tutti sanno, passò da 1700 euro al mese a 4500. Più la 13° e le missioni.

Questi sono gli uomini dell’intelligence (cornuti e contenti) che vi meritate e da cui attingete informazioni.

È lei che appartiene ad un partito i cui esponenti sul territorio calabrese vengono sistematicamente coinvolti in indagini legate a fatti di corruzione, traffico di rifiuti, appropriazione di fondi europei.

Le ricordo che i trafficanti di rifiuti tossici attentano alla salute pubblica almeno al pari dei trafficanti di droga. La Calabria è la piattaforma strategica della diffusione della cocaina in Italia, in Europa e della “sparizione” dei rifiuti tossici. Navi affondate o meno.

Nel suo partito, come le ho detto, ci sono assuntori confessi di cocaina ma lei, medico, non ha ritenuto disdicevole appartenere alla stessa organizzazione politica.

Io non fumo, non bevo, e negli ultimi 50 anni mi sono “drogato”, tutti i giorni, facendomi di amore per l’Italia e per la Repubblica.

Avevo suggerito di lasciare in tempo il PDL, se avesse voluto servire gli interessi dei calabresi, qualora si fosse presentata l’occasione di un repulisti dell’oscena clesse dirigente che in questo momento fa scempio della sua bella e orgogliosa terra.

Ora l’occasione è giunta ma non per lei. È tardi, come è tardi per provare a dedicarsi a cose serie quale il groviglio putrescente esistente intorno al gioco elettronico. Il danno per i cittadini incolpevoli è ormai fatto. Quando era tempo, per lei era prioritario volgere l’attenzione a ipocriti ragionamenti su coppie gay o altri pruriti cattolici.

Io ho il ricordo di averle annunciato con puntualità e dovizia di particolari ciò che oggi è di dominio pubblico e cioè che il PDL, così come afferma il sindaco di Roma Alemanno, è di fatto azzerato. Ricordo di averle detto, a suo tempo, che il PDL, travolto dalla voracità dei suoi esponenti di maggior peso, era finito e che per lei sarebbe stato inutile immaginarsi ricollocabile in uno schema elettorale tradizionale dopo le tante, forse troppe, occasioni che aveva avuto di servire il Paese, la Calabria e il sistema sanitario nazionale locale.

Capisco che si può arrivare a detestare un uomo che ci dice cose di questo genere.

In quei giorni di nostra frequentazione le preannunciavo in forma rispettosa ma inequivocabile, durante gli incontri presso i miei uffici di Beatrice Cenci, il Tecnopolo Tiburtino e la sua sede di piazza Capranica, la fine del suo partito.

Per l’esattezza, l’ultimo dei suoi partiti.

Andiamo oltre.

Ai miei tempi – racconta l’autorevole pentito Filippo Barreca – Cosa Nostra aveva molto più potere a livello politico della ‘ndrangheta. Oggi non è più così. I boss calabresi hanno trovato le soluzioni per entrare nel mondo istituzionale. La ‘ndrangheta gode di una penetrazione impressionante nel tessuto sociale e soprattutto in quello politico, grazie al consolidamento del potere economico raggiunto. Spendevo anche 25.000 euro di oggi al giorno, piazzavo 600 kg al mese e ho potuto eludere la polizia perché ho sempre approfittato dell’errore che lo Stato con ottusità ripete: sottovaluta l’importanza dell’azione di contrasto”.

Che l’Italia investa risorse marginali nella lotta al crimine organizzato non si scopre oggi. Ma Barreca dice altro: “Si è sempre ritenuta la ‘ndrangheta una mafia arretrata sprovvista delle sensibilità tecnologiche. È vero il contrario e le famiglie calabresi sono da decenni all’avanguardia nelle scelte logistiche, nella tecnologia intesa a salvaguardare i principi che l’hanno caratterizzata fin dalle origini, a iniziare dall’assoluta riservatezza”.

In tal senso Barreca è illuminante: “Già dagli anni ’80 io possedevo dei telefoni che si andavano ad allacciare a una cellula di un gestore telefonico, e quindi, in parole povere, la polizia non sapeva individuare da dove proveniva la telefonata; chi mi pedinava tirava fuori dalla tasca i vecchi gettoni per le cabine. Sapete questo cosa determina? Ho venduto gli apparecchi antintercettazione al gruppo dei santulucoti, che gestiva i sequestri di persona in Calabria e al tempo stesso ci serviva nelle trattative con lo Stato, circostanza a oggi mai emersa nella sostanza”.

Come ci si sente, da calabrese, ad essere legata ad un partito, il PDL, che non ha fatto passare giorno senza ribadire che considerava sprecato il denaro pubblico investito in tecnologia per le Forze dell’Ordine? Vade retro, intercettazioni!

Ipazia Preveggenza Tecnologica invece e Grani in particolare si battono da sempre perché le Procure abbiano il meglio delle apparecchiature sul mercato e tecnici addestrati quanto più possibile nella scienza pericolosissima delle intercettazioni ambientali.

Non trovo traccia, nei suoi atti pubblici, a favore di un uso ampio delle intercettazioni. Così come, solo recentemente, il 31 luglio u.s. ho trovato un’interrogazione parlamentare contro la deriva sbagliata e pericolosa di puntare sui giochi elettronici per incrementare le entrate del governo. Eppure, come medico specializzato nel “potere della mente”, avrebbe dovuto già, da anni, sapere quante persone cadono in quella dipendenza che non solo rovina i portafogli, ma porta allo sfascio intere famiglie.

Torniamo alla ‘ndrangheta.

La fonte Barreca è tra le più significative perché, quando era nella ‘ndrangheta, era un santista e cioè apparteneva alla Santa, struttura di potere della cosidetta “società maggiore”. Solo la Santa da la possibilità di intrattenere rapporti con la massoneria nera, con doppia affiliazione. Questo rango consente di essere informatore della polizia giudiziaria.

Le circostanze relative alla diffusione e al potere della ‘ndrangheta in Italia e in Calabria che evidenzio fanno parte di un esposto consegnato, a suo tempo, da Gianluigi Nuzzi, al procuratore Giancarlo Capaldo, capo della Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Cose complicate come, ritengo lei sappia, in quanto senatrice e in quanto calabrese. L’attendibilità della fonte è tutto, senatrice Bianchi, se si vuole fare intelligence ed interessarsi di porti e aereoporti. Non bastano tardive interrogazioni. Non ci si può affidare al primo scalzacane che si ha sotto mano. Se no, ci si presta alla disinformazione.

Come ricorderà le avevo proposto di inserirsi nella scia degli autorevoli interventi effettuati durante il convegno “Lo Stato Intelligente-finanziamenti europei per l’innovazione e per la sicurezza” con una riflessione focalizzata sui porti e aereoporti ma nell’ambito di un progetto politico complessivo destinato a dare, nei prossimi anni, alla nostra sofferente Italia, una Strategia di Sicurezza Nazionale.

Ma Grani andava definito come personaggio equivoco, pericoloso e bisognava, quindi, evitare di frequentarlo impedendogli così di varare il suo onesto progetto di Stato Intelligente, a cui lavorava da molti anni, buttandolo sul lastrico morale e materiale. Lui e i suoi collaboratori.

Forse, invece di rivolgersi a non si sa chi, era opportuno che lei domandasse a uno dei tanti calabresi per bene che mi hanno conosciuto. Come io stesso le avevo suggerito.

A partire da Walter Pedullà, mio compare di anello, a finire a Francesco Malgeri, lui sì cattolico. Passando per mons. Giancarlo Maria Bregantini a cui, tramite il sindaco di Grotteria, consegnai 5.000 euro per le sue intelligenti e coraggiose iniziative antimalavitose.

O forse sarebbe bastato chiedere ch’io fossi al barone Lombardi Satriani, antropologo di fama mondiale, o al suo allievo Vito Teti. O al pugliese Armando Gnisci con cui tenemmo alla Casa dei Migranti di Grotteria, nella Locride, lezioni di italiano per giovani intellettuali provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo.

O, in ultimo ma non ultimo, all’arch. Giuseppe Soriero.

In sintesi: ora che il consiglio comunale di Reggio Calabria sarà sciolto per infiltrazioni mafiose e che, così, la Regione Calabria vivrà un’occasione di transizione ad una nuova epoca di legalità, molte delle cose che avevo in mente sognandole da anni, le avremmo  potute realizzare insieme.

Ma lei ha preferito affidarsi alla disinformazione dei nemici della legalità piuttosto che credere a ciò che ascoltava e vedeva. Offendendo così, più che il sottoscritto, la sua intelligenza e il suo cervello di cui, per reminescenze di studi, avrebbe dovuto avere più rispetto.

Oreste Grani