Per non dimenticare il bellissimo Nicholas e per mobilitarsi alla necessaria guerra strategica contro la ‘ndrangheta

“Nicholas Green era un bambino di sette anni che amava tanto la storia dell’Italia antica e le bellezze naturali del nostro Paese.

Partito dalla California con i genitori, Reginald e Margaret, e la sorellina Eleonor, visitò Firenze, Roma e Pompei.

Mentre percorreva l’autostrada SA – RC, diretta in Sicilia, la famiglia Green, rimase vittima di un agguato a scopo di rapina. Era il 29 settembre 1994.

Il piccolo Nicholas rimase ferito gravemente e, ricoverato al centro neurochirurgico dell’ospedale di Messina, morì dopo pochi giorni. I genitori, pur angosciati da tanto dolore, ebbero la forza di donare gli organi del loro bambino nella speranza di salvare altre persone. Per non dimenticare questa giovane vita stroncata da mano “assassina” e, soprattutto, per esprimere riconoscenza e ammirazione per la forza, il coraggio e l’umanità mostrati dai genitori di Nicholas, l’Amministrazione Comunale di Cosenza, con a capo il sindaco Giacomo Mancini, ha intitolato l’ex Parco degli Ulivi “PARCO NICHOLAS GREEN”.

Alla cerimonia, avvenuta il 6 ottobre 1994, era presente Reginald “Ogni bambino che entrerà in questo parco ricorderà Nicholas e, insieme a lui, i suoi genitori, il cui nome è idealmente accanto a quello del figliolo”. Ha detto nel discorso di consegna il sindaco di Cosenza Giacomo Mancini.

Questa posizione dei Green, su come hanno reagito alla morte del figlio, senza mai pronunciare un giudizio ispirato dal rancore, neanche nei confronti degli assassini, e nonostante tutto, desiderando che qualcosa del figlio continuasse a vivere in Italia…

La posizione del Green, come accennavo, si è rivelata sorprendentemente provocatoria perché venuta da un orizzonte culturale che non è il nostro, si è espressa con un linguaggio e con dei gesti che non sono i nostri, e propone una posizione umana, nei confronti della vita e della morte, che, per quanto ci sforziamo, non è la nostra.

Ha scritto Enzo Biagi sul Corriere della Sera: “Gentile Signor Green, so poco di lei: quello che ho letto sui giornali. L’ho vista in qualche rapida immagine in televisione: e mi è parso un americano come tanti. Di quelli che compaiono nei film: che al mattino, mentre fanno colazione, leggono il giornale, quando vanno soldati sognano la torta di mele della mamma, la domenica cantano in chiesa, si mettono una mano sul petto ascoltando la banda che suona l’inno nazionale. A noi, che ormai non abbiamo quasi fede in niente, sembrate figure un po’ enfatiche: e ogni tanto invece scopriamo che il vostro costume, la vostra educazione non sono retorici e che davvero credete nei sentimenti. Qualcuno ha scritto che niente ci rende grandi come un grande dolore: e lei lo ha dimostrato”.

Certo c’è molto da imparare dai Green… se ad ogni Nicholas, ad ogni vita che viene spenta in modo così barbaro e crudele, riuscissimo ad aprire gli occhi e fare scoperte di un’umanità sorprendente ed affascinante, se è vero tutto questo, allora ha ragione Gabriele Canè quando afferma su Tempo, che “il gesto dei genitori di Nicholas non può restare senza risposta. E chi ha scelto l’amore al di là del dolore e della rabbia, può avere in cambio un cosa sola: la giustizia”.

dal sito :  http://www.elbasun.c…muro/index3.htm :

In quel tratto d’Italia automobilistica i cantieri dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, hanno subito oltre 200 attentati negli ultimi sette anni.

Ancora non si è capito che sconfiggere la ‘ndrangheta deve diventare una missione strategica dell’Unione europea. Guerra bancaria, finanziaria, giudiziaria, politica, culturale ma anche, militare. Se l’Unione europea non tratterà i trafficanti come terroristi politici che mirano ad impadronirsi del potere, dichiarando una guerra che va attuata con leggi speciali, straordinari investimenti, caccia casa per casa, conto per conto e con un richiamo identitario unico nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica, la partita sarà persa.

In Germania, nel nord Italia, nella ricca Brianza più che nella povera Locride. La crisi dell’economia in Europa, come giustamente dicono Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli, accelera l’azione bulimica criminale in Portogallo, Spagna, Germania e, ovviamente in Italia. La recessione, la finanza stagnante, vedono uscire la ‘ndrangheta rafforzata dal supermercato delle imprese con il carrello pieno di aziende decotte. Senza nemmeno passare alle casse per pagare il conto. Davanti a questo scenario l’Italia tentenna. Ora dovrà dedicarsi alle elezioni di primavera.

Pollicino di fronte a Golia. Le famiglie della ‘ndrangheta infatti godono di un fatturato di oltre 45 miliardi di euro ogni anno, il 2,9% del nostro PIL. Non c’è in Italia imprenditore che sia in grado di realizzare ricarichi del 400%. I calabresi ‘ndranghetisti riescono a fare questi risultati dopo l’importazione della cocaina colombiana.

Tornerò su questo argomento.

Oreste Grani