45°/La Calunnia – Di mamma ce n’è una sola – Sante intercettazioni 2

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Grazie alle tanto vituperate intercettazioni (in questo caso ambientali) e ai soliti magistrati ficcanaso coadiuvati da abili carabinieri e tecnici civili arruolati ad hoc, cominciamo a capire quanti guai, non ancora noti a tutti, ci sono sotto alle rigidità del governo indiano nella vicenda dei due marò arrestati e ancora detenuti.

In India la legge è molto severa con chi pensa di fare il tiro a segno contro i suoi cittadini pescatori. Ma lo è ancora di più con chi pensa di poter condizionale la Strategia di Sicurezza Nazionale Indiana, corrompendo funzionari pubblici, pagando loro provvigioni perché scelgano questa o quella tecnologia militare. Leggete con attenzione quanto segue e capirete perché anche un diplomatico esperto come Staffan de Mistura non ha cavato un ragno dal buco nella trattativa con gli indiani.

“Trovate le carte segrete sulla tangente indiana in casa della mamma del mediatore Guido Haschke

Frencesco Bonazzi

Le carte segrete sulla fornitura di 12 elicotteri Agusta Westland per la polizia indiana, un affare da 556 milioni di euro sul quale sarebbero volate mazzette per 51 milioni, erano custodite a casa di un’anziana signora di Lugano. Gliele aveva portate il figlio sessantenne, mediatore Finmeccanica in giro per il mondo, convinto che non sarebbero mai state trovate.  Una mossa della quale si vanta egli stesso con il socio, mentre vanno in macchina al ristorante. Il problema è che quell’Audi A6 nera, con targa ticinese, era stata appena imbottita di microspie dai carabinieri. Che ascoltano in diretta quella e altre confessioni.

Così, quando a Berna arriva la rogatoria chiesta dalla procura di Napoli, i gendarmi svizzeri vanno a colpo sicuro anche a casa della signora. E in una valigia trovano i documenti che cercavano, compreso un imbarazzante «Highly Confidential Memorandum» in inglese, con la quantificazione della tangente da pagare al generale indiano che guidava la commissione di collaudo.

L’indagine sulla maxi-commessa vinta in India nel 2010, scatta a Napoli il 15 novembre dello scorso anno, quando l’ex manager di Finmeccanica Lorenzo Borgogni mette a verbale: «l’ascesa di Giuseppe Orsi da amministratore delegato di Agusta a capo di tutta Finmeccanica, è avvenuta grazie al pagamento di una tangente di 10 milioni alla Lega Nord e a Comunione e Liberazione».

I soldi sarebbero tornati indietro dai 51 milioni di provvigione pagati per l’affare indiano a tre mediatori internazionali: lo svizzero-americano Guido Ralph Haschke, l’italo-svizzero Carlo Gerosa e il britannico Christian Michel. Orsi, Finmeccanica e gli altri accusati da Borgogni smentiscono seccamente e hanno anche querelato per diffamazione l’ex braccio destro di Pier Francesco Guarguaglini.

L’inchiesta nel frattempo è finita per competenza territoriale a Busto Arsizio, dove il mese scorso sono stati iscritti sul registro degli indagati per corruzione internazionale Orsi, il suo successore in Agusta, Bruno Spagnolini, i dirigenti Attilio Garavaglia e Luciano Fava e i tre intermediari esteri, oltre a Finmeccanica come persona giuridica. Ad aprile, i nomi di Haschke e Michel escono sui giornali italiani e per gente abituata a muoversi nella discrezione più totale inizia un autentico supplizio. Haschke è l’uomo che ha tenuto i contatti con il governo indiano e che dovrebbe anche oggi occuparsi di alcuni contratti accessori. Ma i suoi avvocati gli sconsigliano di mettere piede in India, perchè lì la legge vieta il pagamento di provvigioni e lo scandalo sta montando. I carabinieri del Noe, guidati dal capitano Pietro Raiola Pescarini, lo chiamano a Lugano e gli propongono di andare a Napoli a farsi interrogare.

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Ma lui rifiuta e manda a dire ai pm Vincenzo Piscitelli e Henry Woodcock: «Sono cittadino svizzero, venite qui con apposita rogatoria». Nel frattempo, fa ancora qualche giro in Nord Italia, tra Piacenza, Milano e Recco. Ai primi di marzo, la sua Audi è già piena di cimici e i Carabinieri ascoltano le sue conversazioni.

Una delle registrazioni più interessanti è quella captata il 3 marzo tra Haschke e Gerosa. Il primo dice: «Io, comunque, già da mesi, tutta la documentazione dove c’è il nome AgustaWestland l’ho fatta sparire dall’ufficio, contratti compresi, e ho dato tutto a mia mamma». Il socio gli risponde: «Dobbiamo riguardare anche i contratti che abbiamo in cassaforte…meglio tenerli in casa o in una cassetta di sicurezza».

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Quindi completano l’assist agli inquirenti facendo il nome del loro socio indiano, Khaitan Gautam (indagato anche lui), del quale dicono: «E’ la nostra linea del Piave…Gli ordini di riciclaggio li davamo noi, ma il riciclaggio lo faceva lui. E’ veramente un’associazione a delinquere». Se lo dicono da soli, ma forse scherzavano. Sembra invece più che altro esasperato, il solito Haschke, quando si sfoga così: «Ma se me li fossi intascati tutti io, quei 51 milioni, non eravamo già più qui, no?» (2 maggio 2012, ore 21 e 52).

Il 23 aprile, arrivata la rogatoria italiana, la gendarmeria esegue una serie di perquisizioni e a casa della signora Haschke trova «una valigia con all’interno copiosa documentazione riguardante Agusta Westland International, la corrispondenza e i rapporti con l’India, tra cui un memorandum in lingua inglese». Il memo porta la data del 18 gennaio 2010, e secondo l’informativa dei Carabinieri «rivela le pattuizioni degli associati per aggiudicarsi la gara d’appalto internazionale dei 12 elicotteri».

Vi si legge che «il colonnello Siddhu è stato l’uomo che ha ribaltato le sorti dei collaudi a favore dei francesi ed era ovviamente il loro uomo, ma ora è stato sostituito dal generale Saini, che guiderà il team». Il nuovo capo della commissione «ha preso contatti e ha offerto le sue prestazioni allo scopo di aiutare a eliminare la competizione su campi tecnici; e dopo un primo incontro del 16 ci ha fornito alcune informazioni».

Il documento «altamente confidenziale» (chissà perchè ci tengono a scrivercelo sopra), prosegue con la garanzia che «se si giunge a un accordo con Saini, le questioni tecniche di cui sopra diventeranno irrilevanti; inoltre, i collaudi saranno condotti in modo da favorire i suoi sponsor».

E quanto vuole il signor generale? «Chiede lo 0,5%, pari a circa 5 milioni di dollari, pagabile al rilascio della relazione tecnica finale. Egli è molto entusiasta di questo essendo il suo ultimo importante incarico prima della pensione. Ha chiesto una risposta per domani 19 gennaio. Gli abbiamo detto che deve essere un po’ più paziente e che gli daremo una risposta alla chiusura dell’affare, mercoledì 20 gennaio».

Ma a parte la vittoria italiana, che potrebbe anche essere stata conquistata onestamente, sono stati poi versati questi 5 milioni di dollari? Qui, saggiamente, l’informativa dei Carabinieri rimane nel vago: «Nello stesso giorno (del ritrovamento) si procedeva a un primo interrogatorio di Haschke da parte dell’Autorità elvetica, seguito da analogo interrogatorio del 23 maggio 2012, entrambi alla presenza dell’Autorità giudiziaria napoletana. Entrambi di estremo interesse per le indagini». Nel frattempo, con lo spostamento del fascicolo a Busto, si sono persi cinque mesi. Ma ora, dalla procura lombarda sono pronti a ripartire da quella valigia.”

Voi pensate che si possa andare avanti senza una intelligence colta, capace di delineare strategie protettive  per le nostre industrie e la nostra Strategia di Sicurezza Nazionale?

E che dire dell’altra intercettazione che ora circola che fa di Orsi un ossequioso, grato, “dipendente” di un ex ministro degli interni leghista che, passata la prossima tornata elettorale, non conterà (com’è giusto che sia) più niente nel nostro paese. ‘A ridateci quel pluri condannato di Camillo Crociani e quell’abile tessitore di trame transnazionali che fu Aldo Moro. Peccato, morti entrambi.

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“È il primo dicembre del 2011 quando alle 8 di sera Maroni chiama Orsi per complimentarsi.

MARONI: Non so se è la fine del calvario o se comincia adesso …ORSI:  Io credo che cominci adesso, caro Roberto …
MARONI: Però volevo farti i complimenti, ti ho seguito con sofferenza in questi giorni, perché è stata una cosa … ignobile c’era da aspettarselo perché … però mi sembra che sia andata nel modo migliore ORSI: Sì, sì …è un po’ pesante tutte e due assieme (presidente e amministratore Ndr)… però…. qualcuno ingombrante o non allineato, meglio così insomma
MARONI: Ma poi sai è il riconoscimento indiscusso della tua professionalità e del fatto che tu sei l’uomo migliore che poteva reggere questo peso qui, no, al di là di tutte le polemiche che legano Lega …
ORSI: Certo …

MARONI: Che poi io e te sappiamo com’è andata, no, e sappiamo che… ORSI: io dico sempre comunque se non c’è Roberto Maroni a fare l’ultimo miglio, col cavolo che io qua c’ero, penso fanno tutti i bravi
MARONI: Esatto … esatto …

ORSI: Però alla fine quella domenica (il 3 aprile 2011 Ndr), la telefonata l’hai fatta tu

MARONI:. E si infatti … per cui sono molto soddisfatto … .

ORSI: Adesso non so … se sono soddisfatti non so se ringraziarti o volertene …inc … certamente te ne vuole … dai ci vediamo presto, qui a Roma o dove ti capita…
MARONI: Va bene (…) ORSI: dai ci vediamo presto e grazie comunque del tuo supporto …

Il 21 dicembre Orsi richiama Maroni e parlano dell’appoggio ottenuto nel nuovo Governo Monti.

MARONI: “Come va .. Infatti. Io avevo parlato con Passera per altre cose e lui mi ha detto che era stato lui a insistere non solo per la tua riconferma ma anche per l’estensione a .. poi non so se è vero o no. ORSI: Sì, sì.
MARONI: “Ma perché poi a cose fatte tutti si accreditano la vittoria poi la sconfitta sono orfani però insomma è meglio”. ORSI: “Ascolta ancora l’altra sera a uno che .. amico no? gli ho detto: voi non mi rompete i coglioni. no? lo dico perché anche se mi sentono viene registrato. no?”
MARONI: (ndr. Ride).
ORSI: “Sarà che sono o non sono della Lega. ma se non c’era. se non c’era Maroni, io qua non c’ero. Oggi quindi comunque nel bene o nel male. ringraziatelo o maleditelo se non vi vado bene”.
MARONI: (ndr. ride)

ORSI: Senti veramente alla fine è così. No?
MARONI: E sì infatti, e tu sai .. e tu sai che noi l’abbiamo fatto non perché tu sei della Lega, perché non è vero e non ce ne frega un cazzo, ma perché io e una parte della Lega siamo quelli che sosteniamo che le persone devono andare perché meritano di andare, perché hanno le capacità e non perché hanno la tessera, no quindi.

Le vacanze di Natale però sono vicinissime e Maroni si lamenta scherzando con Orsi sul lavoro eccessivo per sua moglie, dipendente Alenia.

MARONI: mia moglie lavora .. .la fate lavorare anche durante le vacanze di Natale” ORSI: è Caporaletti (presidente Alenia Ndr), chiamalo (ridono).

Poi Orsi offre all’ex ministro la sua casa di Corvara, sulle Dolomiti in Val Badia. Maroni non rifiuta ma poi tutto salta per i suoi impegni.

ORSI: No perché io ho una casa a Corvara che rimane vuota perché non c’andiamo quindi vabbè. Senti facciamo così, sentiamoci in quei giorni lì.

MARONI: Sì, sì volentieri. ORSI: Io, con miei figli, vado su due o tre giorni.
MARONI: Bene bene ORSI: Poi per il resto rimane rimane vuota.
MARONI: Ti ringrazio. ORSI: Se vuoi andare su due o tre giorni, è bellissimo .. è un albergo è un (…) quindi.

MARONI: ahahah

ORSI: Io c’ho 15 giorni, dal 23 al al.. dal 23 al 6.

MARONI: Ah fantastico.

ORSI: In genere una settimana riusciamo a farla e invece no. Se poi vuoi andare su proprio il 26, 27 e 28

MARONI: Ah … ti ringrazio davvero, va bene va bene”.

Poi Orsi richiama ma Maroni non può: “Ti ringrazio, io credo di non riuscire ad andare perché c’ho una cosa qui devo andare a Bergamo per la Lega”.

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Come avrebbe detto Gian Maria Volontè in “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”: “Che minchia centra” un ex Ministro degli Interni secessionista dichiarato con l’amministratore delegato del gruppo che dovrebbe proteggere gli interessi italiani nel settore sensibile e strategico delle armi e dell’innovazione tecnologica?

Oreste Grani