Il più grande servizio segreto del XXI secolo?

Pechino – Potere, soldi e sesso. Sconfitto da comuni tentazioni, il superuomo che voleva riportare al comunismo di Mao la Cina capitalista rischia la pena di morte. Arrestato in aprile, l’ex leader conservatore Bo Xilai è stato espulso dal partito e verrà dunque processato da un tribunale del popolo. L’ufficio politico del Comitato centrale ha fissato anche la data del 18° Congresso, chiamato a rinnovare la leadership per i prossimi 10 anni. Comincerà l’8 novembre, 2 giorni dopo le elezioni presidenziali negli Usa, con un ritardo senza precedenti rispetto alla tradizione dei congressi d’ottobre…

Giampaolo Visetti, da La Repubblica del 29.9.12

Circa un mese fa, il 13 settembre, pubblicavo un post, il numero 31, dedicato all’ipotesi che, dopo il 18° Congresso, la Cina possa cambiare rotta. Per facilitare la comprensione di queste realtà labirintiche consiglio la lettura di alcune pagine che ipotizzano che il servizio segreto cinese diventi il più grande e potente del mondo.

All’inizio del XXI secolo i servizi speciali cinesi sono diventati i più importanti al mondo. Almeno per il numero dei funzionari, degli ufficiali di riferimento e degli agenti, anche se non hanno ancora raggiunto il livello tecnologico degli americani, soprattutto nel campo delle intercettazioni delle comunicazioni e dell’uso delle scorte di satelliti spia. Ma si stanno avvicinando… Lo dimostrano i numerosi cyberattacchi imputati in buona parte alle unità specializzate dell’Esercito popolare di liberazione. Proprio come l’enorme raccolta dell’informazione economica, scientifica e tecnologica descritta con l’espressione generica di “strategia della lampreda”. L’intelligence militare e tecnologica ha raggiunto una considerevole importanza, mentre i cinesi sviluppano armi e mezzi terrestri, marini e sottomarini, in cielo e molto più in alto nello spazio verso Marte. Il loro intervento strategico nella ricerca dei potenziali energetici li porta a intervenire su continenti da cui erano, fino ad allora, esclusi. L’Africa e l’America Latina, in cui Mao aveva tentato, invano, di fomentare rivoluzioni, sono diventate vere zone di influenza soprattutto in campo economico e culturale. Il continente nero è una zona di grande successo per la Cina, tanto che vi soppianta l’Unione Europea come partner di commercio e sviluppo.

La strategia di seduzione culturale, chiamata anche soft power (“il potere attraente”), gioca un ruolo inaspettato: la struttura a reticolato degli istituti Confucio per la promozione del mandarino e della cultura ne sono un esempio (tra l’altro sostenuto da grandi fabbricanti di componenti come Huwai Technologies o ZTE che non hanno solo come obiettivo la diffusione della cultura cinese)2. Le Olimpiadi 2008, con il loro slogan «Un mondo, un sogno», fanno parte di questa potente strategia. Proprio come l’Esposizione universale di Shanghai del 2010. Fino a oggi, i servizi cinesi erano i meno conosciuti. Questo libro ha contribuito a rivelare meglio la loro importanza. Forse domani la parola “Guoanbu” sarà nota quanto le iniziali “KGB”. Tutto ciò dà da riflettere sull’evoluzione della società cinese nei prossimi decenni. Come nell’URSS di un tempo (e, in un certo senso, nella Federazione Russa sotto Vladimir Putin), i servizi di sicurezza e di informazione non sono semplici organismi di conoscenza, se non di influenza e di azione limitata, come nei Paesi democratici. Costituiscono un pilastro essenziale del potere, a fianco dell’esercito e del Partito unico al potere.

Nel sistema cinese le relazioni speciali, i guanxi, svolgono un ruolo decisivo nella promozione o, al contrario, nella caduta di un clan o di un altro. L’abbiamo visto negli episodi tormentati della storia del PCC e, più tardi, nella Cina dopo il 1949.

Reti regionali, generazionali, secondo le scuole come l’Università di Qinghua, il clan di Shanghai attorno a Jiang Zemin, la rete dei dirigenti della Lega dei giovani comunisti attorno a Hu Jintao o la lobby petrolifera con Zeng Qinghong: tutto ciò svolge un ruolo che si ripete di generazione in generazione. La lobby della sicurezza costituisce una di queste reti ma è attraversata da altre strutture a reticolato (regionali, generazionali, tecniche). Proprio come l’Esercito popolare di liberazione. Da qui la difficoltà di seguire a volte le poste in gioco dei servizi speciali cinesi.
Peraltro, la domanda si pone come per l’ex URSS in cui alcuni capi del KGB, Andropov in testa, avevano svolto un ruolo centrale nella riforma del Paese, mandando Gorbaciov in orbita. Sembra che un primo tentativo sia stato effettuato all’inizio degli anni Novanta dall’“Andropov cinese”, Qiao Shi. Altri saranno forse tentati in futuro.
Ma con il PCC come partito unico, il ruolo chiave dei servizi di informazione resta, sul piano politico, altrettanto decisivo nella guida degli affari interni e nel controllo delle popolazioni, nella battaglia dei clan che, a turno, lottano per prendere o conservare il potere. Con qualche eccezione, come in Russia o in Iran o in Corea del Nord, in cui resta un caso piuttosto raro.

Abbiamo visto che gli uomini e le donne dell’arte segreta o degli “affari speciali”, come si dice in cinese, hanno considerevolmente modernizzato i loro metodi all’epoca della guerra nel cyberspazio e delle grandi battaglie economiche della mondializzazione.
Tuttavia, sono anche radicati in tradizioni e in una filosofia molto antiche. Proprio come gli indiani, attingono metodi ancestrali da antichi trattati: L’arte della guerra, I trentasei stratagemmi ecc. Non resta che leggere le numerose opere di strateghi dell’Esercito popolare di liberazione che ci spiegano oggi come quei princìpi, formulati così tanto tempo fa, si adattino a meraviglia alle nuove tecniche della guerra segreta e asimmetrica all’epoca di internet e dell’infoguerra.
Nato nella concessione francese di Shanghai, il servizio segreto del Partito comunista cinese si è anche ispirato ai metodi dell’intelligence francese o britannica. Tanto più che Zhou Enlai e Deng Xiaoping avevano avuto a che fare, in Francia, con la Sicurezza nazionale e il 2° Ufficio.
Alla fine del XX secolo, i capi della Sicurezza di Stato pechinese, il Guoanbu, a cominciare dall’inamovibile ministro Jia Chunwang, non risparmiavano elogi alla DGSE e alla DST francesi che comunque mettevano loro i bastoni fra le ruote. Ovviamente si interessavano anche alle principali attività della comunità anglosassone dell’informazione: i britannici dell’Intelligence Service (al primo posto a causa del ruolo svolto nella concessione internazionale di Shanghai, a Singapore e Hong Kong), poi gli americani, gli australiani e i canadesi, troppo spesso sottovalutati.

Comunismo oblige: l’influenza sovietica è stata determinante a partire dal momento in cui l’Internazionale (il Komintern) non si è più accontentata di dispiegare reti in Cina, ma ha formato a Mosca quadri del futuro KGB cinese. Kang Sheng, il “capo delle ombre”, ne è stato la figura principale negli anni Trenta e ha organizzato, di ritorno dalla Lubianka, operazioni contro i nazionalisti del Guomintang e gli imperialisti giapponesi. Negli anni Quaranta ha creato, nel centro della base rossa di Yan’an, e alla fine della Lunga Marcia di Mao, un controspionaggio e una polizia segreta implacabili di cui hanno fatto le spese i dissidenti comunisti, scherniti come “spie”. La sua “campagna di correzione” non ha avuto niente da invidiare alle purghe e ai processi di Mosca orchestrati dal suo alter ego russo, Lavrenti Beria. Kang ha prefigurato la sanguinosa repressione organizzata di nuovo durante la Rivoluzione culturale e di cui Deng Xiaoping è stato una delle vittime più note.
Nel frattempo, negli anni Sessanta, prima che la marea umana delle Guardie rosse sfilasse con il Libretto rosso in mano, Kang Sheng è stato anche incaricato di avviare lo scisma sino-sovietico. In questo modo l’influenza sovietica si è ufficialmente indebolita anche se i metodi, propri al comunismo stalinista, sono rimasti presenti. Con la caduta del comunismo in Europa orientale, l’intelligence russa frammentata si è ridotta da potenza mondiale, all’epoca della guerra fredda, a potenza regionale.

Per un delicato gioco di equilibri proprio ai cambiamenti del mondo in cui viviamo, il suo omologo cinese ha aumentato il campo operativo, da un Paese in via di sviluppo, presente soprattutto in Asia, a uno Stato che si prepara a diventare una delle primissime superpotenze economiche e militari. Il simbolo di questo cambiamento è il modo in cui i cinesi hanno sostituito i sovietici, negli anni Novanta, nella gestione della base d’intercettazione delle comunicazioni di Lourdes, a Cuba.
Bisognerà aspettare l’inizio del nostro XXI secolo per assistere al ritrovamento dell’intesa cordiale e alla cooperazione entusiasta tra servizi speciali russi e cinesi. Penso che uno dei meriti importanti di questo libro sia quella di aver descritto la vera relazione fra il KGB (e poi il suo successore sotto Vladimir Putin) e il servizio segreto cinese.
Ma non è tutto: a contatto con le grandi potenze occidentali o asiatiche, il vasto conglomerato dell’informazione dell’EPL ha ugualmente modificato i suoi organi e il suo modus operandi. Nessun settore dell’informazione strategica viene risparmiato, a cominciare dalle considerevoli poste in gioco come la conquista dei mari o quella dello spazio.

The last but not the least: sotto l’impulso dei presidenti Deng Xiaoping e Jiang Zemin e delle loro équipe, è nata una vasta nebulosa dell’informazione economica, tecnologica e finanziaria che agisce sia nel campo dell’informazione aperta che in quello dello spionaggio clandestino.
Per questo, strutture di Stato o servizi di raccolta informazioni provinciali o cittadini nelle grandi megalopoli come Shanghai o Chongqing, si sono apertamente ispirati al sistema giapponese inaugurato dal modello del MITI, il ministero del Commercio interno e dell’Industria, anche se l’hanno “cinesizzato”. Formidabile raccolta di informazioni economiche completata dal saccheggio tecnologico e scientifico tramite operazioni speciali descritte più avanti. Anche là, la Cina possiede un manpower senza eguali, l’importante rete relazionale con i cinesi d’oltremare, gli
huaqiao, e un metodo, chiamato lo “stratagemma della lampreda”, unico al mondo.

Insieme, in nome del “patriottismo economico”, svolgono un ruolo decisivo sia nella conquista di giacimenti energetici che nella saturazione dei mercati esteri o nella conquista della telefonia mondiale grazie a grandi conglomerati come Huwaei o ZTE.
All’indomani dell’11 settembre 2001, Pechino ha considerevolmente aumentato la propria implicazione nell’antiterrorismo, tanto che le organizzazioni create a questo scopo hanno svolto un ruolo chiave nella preparazione delle Olimpiadi 2008, come abbiamo appena visto. Anche questo è un aspetto importante dell’irruzione della Cina nella mondializzazione.
I cinesi stessi sono molto fieri della loro “cultura dell’informazione” e di un passato recente che, superando ogni ostacolo, ha permesso di costruire il loro Stato e una nuova strategia mondiale. Me ne sono reso conto durante l’ultimo capitolo della mia indagine. Come prova, ecco due esempi. Innanzitutto, numerosi libri, certo di qualità disuguale, sono pubblicati in Cina sulla storia dei servizi segreti. Poi, le fonti aperte sono molto più vaste, soprattutto grazie a internet, alla lettura dei giornali, dei blog, delle presentazioni delle diverse strutture dello Stato, dei giornali regionali, delle notizie dell’EPL e ovviamente di organismi privati.
Così, un tempo la composizione dell’organigramma del Dipartimento delle relazioni internazionali (DRI), importante organizzazione di informazione politica del Comitato centrale del partito comunista, richiedeva un paziente lavoro da benedettino, spesso incompleto. Oggi, lo stesso DRI possiede un proprio sito internet in cinese in cui è possibile identificare i diversi dipartimenti e tutti i loro membri. Stesso sorprendente fenomeno dell’Istituto delle relazioni contemporanee internazionali, vetrina del Guoanbu ormai diretto da Geng Huichang.
Ciò non vuol dire che vengono svelate numerose operazioni speciali dei “pesci d’acqua profonda”, come sono chiamati gli agenti operativi illegali immersi nelle comunità dei cinesi d’oltremare. Né che il modus operandi di questi ultimi possa essere compreso, senza l’aiuto di numerose fonti supplementari, a cominciare dalla testimonianza di ex agenti o di esperti funzionari dei servizi che li affrontano. O semplicemente di cinesi che frequentano questi ambienti nell’apparato dello Stato, nella diplomazia o nel settore privato. Ho trovato molte più persone pronte a parlarmi di quante sperassi.
Del resto ora come ora non posso nominarle, ma è il momento di ringraziarle per avermi dedicato il loro tempo, proprio come tutti coloro che sono citati in questo libro nel quadro di interviste su diversi continenti.
Questi ringraziamenti valgono anche per i membri dei servizi di sicurezza occidentali e asiatici che mi hanno spiegato il modo in cui concepivano il loro lavoro e perché ormai l’ascesa dei servizi segreti cinesi (e, più in generale, dell’insieme del dispositivo d’intelligence di Pechino) venga presa sul serio. Hanno infatti capito che è uno dei motori del grande cambiamento che vive questo Impero di Mezzo, e di conseguenza, l’insieme del pianeta.

Tratto da, Roger Faligot, I servizi segreti cinesi, Newton Compton Editore, 2012

 

Oreste Grani