“Intrigo internazionale” 2 – Per la difesa della Repubblica

Libero adattamento della Conferenza di Presentazione del libro “Intrigo Internazionale” di Rosario Priore e Giovanni Fasanella tenutasi in occasione del Master in Studi d’Intelligence Strategica e Sicurezza Nazionale organizzato nell’ambito del National Security Program Link Campus University of Malta, di Salvatore Italia

Relazione del Giudice Rosario Priore

Suggestioni sulla concezione dell’intelligence in Italia

La concezione dell’intelligence che vige in Italia è molto diversa di quella degli altri paesi.
 L’Italia alla fine seconda guerra mondiale usciva da una disfatta enorme.
I vincitori non ci ammisero mai al tavolo della pace come loro pari, fummo sempre considerati solo come i vinti, non accettarono nemmeno di considerarci dei cobelligeranti, come noi avevamo richiesto. 
De Gasperi quando andò a Versailles li ringraziò soltanto per la cortesia con cui lo avevano accolto, perché il resto fu un dictat. Un vero e proprio dictat come ebbe modo di dire Benedetto Croce in Parlamento. Questa circostanza derivava dalla resa senza condizioni, che noi dovemmo accettare.

Quindi nascendo da questa situazione anche il “regno dei servizi” – vi dirò poi la ragione per cui uso questo termine – si trovava in uno stato particolare (di soggezione) rispetto ai grandi servizi delle grandi democrazie.
Le grandi democrazie hanno sempre avuto dei grandi servizi.

Però i grandi servizi delle grandi democrazie sono strutturati in un modo diverso rispetto al nostra idea di intelligence.
 Come accennavo precedentemente quando incontrai il capo dello SDECE, il francese De Maranche, lui mi disse “lei non troverà mai una carta, da cui risulti, che io ho dato ordine di eliminare Gheddafi nel cielo di Ustica”.

Già in questo possiamo cogliere una certa differenza con l’Italia. Credo che in Italia nessun capo di stato ammetta mai, come fece Giscard d’Estaing nei suoi diari di voler eliminare un altro capo di stato. E non credo proprio che un capo dei servizi dica che nei suoi progetti ci sia il desiderio di eliminare un avversario.

Voglio portare un altro esempio: tempo fa, volendo conoscere meglio l’MI5, ossia il servizio interno inglese, ho cercato un libro di Christopher Andrew.
 Mi dissero che era un’opera preziosa, molto grossa, e che ci avrei messo molto tempo per leggerlo, peraltro il testo non era tradotto in italiano.

Ebbene, Christopher Andrew è un famosissimo professore universitario inglese, ed è nella buona tradizione inglese che i professori universitari siano accanto ai servizi.
 Questo signore ha intitolato il suo libro “In defence of the Real” cioè “In difesa del regno”. 
È inimmaginabile che qualcuno intitoli in Italia un libro “Per la difesa della Repubblica” come è inimmaginabile che i servizi possano contare dell’esperienza e dell’ausilio degli accademici italiani. È proprio una concezione profondamente diversa quella dell’intelligence inglese, o comunque delle grandi democrazie, rispetto alla nostra visione dei servizi e delle loro attività.

Io che non ero assolutamente preparato a questo tipo di indagine ho dovuto incontrare sui miei passi sempre i servizi. Vi dirò, e concludo, che nel processo sull’attentato al Sommo Pontefice, l’evento fu seguito da 52 servizi di tutto il mondo. Quindi Coloro che si apprestano a fare lavoro di intelligence o hanno “l’intelligence” devono sapere che le intelligence sono sempre presenti ai grandi appuntamenti della storia.

Oreste Grani