Incursioni nel futuro_Appuntamento a Rio per il Carnevale 2013

Cesare Battisti

 

Sette colpi di pistola. Tutti i proiettili penetrano la carne e tolgono la vita, istantaneamente, ai killer dei P.A.C. È l’alba e fuori lo stabile non pochi brasiliani continuano, indefessi, da ore a muovere passi di danza e a mimare felicità e tristezze. In Brasile è carnevale e la temperatura invita alle nudità, alla promiscuità e all’oblio. In Italia, di questa stagione, il freddo, viceversa, è al suo massimo e alimenta memorie dolorose. Faceva freddo il 16 febbraio 1979 a Santa Maria di Sala quando i killer dei Proletari armati per il comunismo uccisero Lino Sabbadin; così ricorda l’episodio il figlio di Lino, Adriano Sabbadin:

 

Lino Sabbadin

 

Eravamo una famiglia normale, tranquilla – inizia a raccontare Adriano –, mio padre aveva avviato da poco la sua attività commerciale, con tanti sacrifici. Era il lontano 1978 quando, quel maledetto pomeriggio del 16 dicembre, entrarono in macelleria due rapinatori, armati e incappucciati. Ci minacciarono, sotto gli occhi atterriti dei clienti. Mia sorella Adriana estrasse la cassetta dei soldi per dargliela, ma loro urlarono che non c’erano tutti, che nel negozio c’era di più. Lei svenne per la paura e mio padre a quel punto non ci vide più. Anche mamma reagì, afferrando per la giacca uno dei ladri, e scatenando una violenta colluttazione. Papà aveva afferrato l’arma che teneva nel negozio e, ad un certo punto, si scatenò il finimondo. In mezzo agli spari un rapinatore rimase in terra, mentre l’altro fuggiva. Quello era morto, ma quando arrivarono polizia e carabinieri la gente per strada quasi li aggredì per difendere papà, e dire che si era solo difeso dalla piaga delle rapine che era ovunque. E così era stato, lui aveva solo difeso la mamma e noi”.

Ma da quel giorno iniziarono i guai, riprende Adriano, spiegando delle continue intimidazioni. Il 23 dicembre un ordigno al tritolo esplose davanti al negozio, distruggendo le vetrate, e danneggiando gravemente tutto ciò che stava intorno, comprese le case dei vicini. Il 31 dicembre, poi, arrivò una telefonata anonima, ‘morirete tutti‘ disse la voce all’apparecchio. C’era un clima di ansia e di paura. Finché, il 15 febbraio, arrivò a casa una nuova telefonata. Papà era li affaccendato e fu lui a rispondere, ricordo bene che mia zia, presente, mi raccontò che alzato il telefono lui cambiò completamente faccia. Quel giorno non volle venire in negozio, e neppure l’indomani. Ma poi, nel pomeriggio, lo chiamammo, insistendo perché venisse a darci una mano perché soli non ce la facevamo …”.

Adriano, che accadde poi?

Lui arrivò in negozio. Non lo dimenticherò mai. Dentro a far la spesa c’era una coppia, marito e moglie, con una bimba di due anni. Io vidi passare fuori una macchina che già avevo notato la mattina, ma mio padre mi chiese di andare a telefonare ad un fornitore, e così mi allontanai. Ero al telefono quando sentii sparare, tante volte. Terrorizzato mi nascosi in bottega, di sopra. Diedi l’allarme e poi mi precipitai giù… Pensavo ad una rapina, un’altra maledetta rapina … Sulle scale trovai un signore, accorso in negozio, che cercò di fermarmi, mi disse ‘non devi scendere…’, ma io passai, lo superai e arrivato giù vidi l’orrore. Mio padre era a terra, massacrato, mamma era completamente imbrattata del suo sangue, lo stringeva in braccio…”.

I Proletari armati per il comunismo l’hanno ucciso come segno di solidarietà alla piccola malavita che “con le rapine porta avanti il bisogno di giusta riappropriazione del reddito e di rifiuto del lavoro”. Spargendo il sangue di Lino i terroristi hanno vendicato “l’insano gesto” di chi ha voluto solo difendere il proprio onesto lavoro e i propri cari dall’aggressione di balordi. (Testo tratto da un articolo di Olga Iembo in PS Sicurezza e Polizia – Organo ufficiale nazionale del Co.I.S.P., gennaio-febbraio 2010)

Il sogno è oracolo e profezia che esprime i desideri e le paure dell’uomo e diventa ponte tra esprienze di un tempo e progetti del futuro. “Nel modo del sogno lo spazio e il tempo si dissolvono: vicino e lontano, passato e futuro, normale e mostruoso, possibile e impossibile si fondono in un agglomerato irrimediabilmente caotico” Lewis Mumford. Il sognatore ha bisogno di una guida che lo accompagni e lo assista nel suo viaggio onirico che esplora territori sconosciuti al mondo della veglia.

 

Carnevale di Rio 2012

 

È solo un sogno, ma attraverso l’immaginazione di qualcosa di irreale, noi esprimiamo una emozione reale perché il sogno-visione metta in moto l’azione. E, grati a Polifilo, consideriamo reale il nostro sogno prima e dopo il risveglio: che sabato 9 febbraio 2013, uomini silenti, facciano giustizia del mandante dell’omicidio di Lino Sabbadin.

Oreste Grani

 

Carnevale di Rio 2012