come dice il mio amico Beppe Grillo… Enzo Biagi, 24.12.1987

QUELLO CHE È STATO SEMPRE CREDUTO DA TUTTI

È QUASI SEMPRE FALSO

Paul Valery

Ricordo… e condivido.

Oreste Grani

TANTI AUGURI DAL CAUCASO…

PRIMA di tutto buon Natale. Niente malinconie: op-là, noi viviamo. Anzi: allegri, perché tutto il mondo ha i suoi problemi. Scrivo questa nota da Tbilisi, Caucaso: non sono capitato quaggiù perché amo gli itinerari esotici, ma per banali ragioni di lavoro. Poco lontano, a Gori, è nato un signore che ha avuto un certo posto nella nostra storia: Josif Jugasvili, più noto col nome d’arte di Stalin. Accadeva proprio il 21 dicembre, e più di cento anni fa; la mattina dell’anniversario ero sulla Piazza Rossa, e ho avuto il privilegio di poter dare una occhiata alla tomba, coperta di garofani sgargianti, forse omaggio di qualche parente, o di tenaci estimatori. La figura del vecchio georgiano sopravvive: nel ricordo dei superstiti, nelle discussioni dei saggisti, e nei discorsi della gente. Si parla sempre del triste privilegio della riabilitazione. Sembra sia venuto il momento di Bucharin, che ha lasciato molti rimpianti e una vedova. La quale vorrebbe che si riconoscesse, almeno, che il defunto, oltre ad essere innocente, aveva capito tutto. O quasi: non la possibilità di essere ucciso dai compagni. A Tbilisi, che una volta si chiamava Tiflis, ho conosciuto il generoso cittadino Dabumambuiu Ymahru Dabugobur, che ha trasformato il suo giardino in un museo all’aperto, dedicato alla memoria del compaesano che, a suo parere, si era fatto onore. Mi ha invitato a pranzo, e come si usa, ha dato il via ai brindisi, compito che tocca al tamadà, il commensale al quale si riconosce l’autorità di regolare le bevute: e la prima libagione è toccata al compianto sole dei popoli. Riconosco pubblicamente che ho alzato con vigliaccheria anch’io il bicchiere, perché so che è grande offesa non associarsi, ma poi ho cercato di mettere in pace la coscienza replicando con qualche allusione a Dio che, come dice il mio amico Beppe Grillo,

Enzo Biagi

è sempre un eccellente sponsor, il quale giudicherà dei nostri fatti e delle nostre intenzioni. ALLA fine del banchetto infinito, la devota moglie dell’ospite è comparsa tenendo fra le braccia la maschera funebre del grande dittatore, e il nostro dubumambuiu l’ha baciata. Poi è andato a fare un inchino a una icona, che rappresentava una Madonna dalla faccia contadina, davanti alla quale brillavano tre candele: perché, oltre che in Stalin, crede anche in Cristo, e infatti il nipotino è stato battezzato Giorgy, dato che è venuto al mondo nel giorno dedicato al santo. Questa vicenda secondo me, è un aspetto modesto ma significativo della perestrojka, che trova conferma anche quando un amico mi dice che la Lubianka è l’edificio più alto di Mosca, perché da lì si può sempre vedere la Siberia, cosa che non hanno capito quegli ardimentosi che avevano organizzato una piccola dimostrazione contro il passato del Kgb e che sono finiti, come è ovvio, regolarmente dentro. Perché anche l’Fbi, è permaloso. Non credo che Gorbaciov avrà la vita facile, di questo se ne rendono conto anche coloro che non hanno il brevetto da politologo, ma mi faceva una qualche impressione, mentre andavo all’aeroporto di Vukovo, ascoltare la radiolina del taxista che trasmetteva Tenderly, mentre alcune scritte luminose, su un edificio, inneggiavano all’atomo for Peace, pour la Paix. Il pensiero correva ai nostri battaglieri ecologisti e a come li accoglierebbero le poco sensibili autorità locali. Eppure, non c’è dubbio che questo popolo sa che cos’è il dolore della guerra e la fatica di vivere. Al circo di Mosca si esibisce un clown dal talento raffinatissimo, a mio parere una specie di Buster Keaton, Yuri Kuglagiov; sotto il tendone, volteggia pericolosamente una bomba che ha sulle fiancate due minacciose A; l’ometto cerca di non farla cadere su una verde pianticella, l’afferra, cancella con la vernice le simboliche lettere, e l’arnese si trasforma in una colomba candida, che volteggia tra lo scintillio di una miriade di stelle. E’CON questa immagine gentile che mi congedo da voi: perfino la propaganda, in questi giorni segnati dalle antiche tradizioni, appare innocente. Pensiamo, dunque, al futuro, ma senza nascondere l’orrore del passato, i furori delle ideologie. Nell’ultima lettera di Bucharin, che la moglie imparò per poi distruggerla, c’era scritto: Mi sento impotente davanti a una macchina infernale. Compagni, nella nostra bandiera c’è anche una goccia del mio sangue….

di ENZO BIAGI La Repubblica 24 dicembre 1987