Alle donne e uomini egiziani in lotta contro l’arroganza del neo dittatore Morsi

È bastato immettere nella rete una notizia in italiano con il nome di Ipazia Alessandrina abbinandolo alla resistenza democratica contro il tentativo di Mohamed Morsi di esautorare la magistratura egiziana dalle sue funzioni, perché decine di visualizzazioni si affacciassero sul blog di Leo Rugens provenienti dall’Egitto ma anche dall’Arabia Saudita, dalla tormentata Siria, dalla Palestina in lotta, dalla Giordania.

Sono commosso e orgoglioso a nome degli ipaziani che non mi hanno tradito e che, aiutandomi a realizzare questo blog, in queste ore mi hanno dato una grande soddisfazione.

Cari egiziani, eroicamente in lotta, che il nome di Ipazia Alessandrina vi protegga e che vi sia d’aiuto e d’illuminazione in queste ore terribili che vi aspettano.

Che la pace auspicata da Ipazia, vittima del fanatismo estremista nel 415 d.C., arrivi e inauguri una stagione di tolleranza e di ragionamenti tra mussulmani, copti, ebrei e pagani.

Che il ricordo della grande filosofa, custode della più antica biblioteca del mondo, vi aiuti a resistere contro gli uomini che si sentono autorizzati da Dio ad opprimere altri uomini.

Viva le donne dell’Egitto in lotta, degne eredi di Ipazia Alessandrina. 

 

Oreste Grani

 

 

Filosofa e scienziata del IV-V secolo d.C.

Ipazia visse ad Alessandria d’Egitto fra la fine del IV e l’inizio del V secolo (tra il 370 e il 415 d.C). Ipazia fu introdotta agli studi scientifici dal padre Teone. Fu dunque una grande studiosa di matematica, ma anche una insegnante: “Introdusse molti alle scienze matematiche” ci dice Filostorgio, e numerose altre testimonianze ci attestano addirittura di sue opere autografe, purtroppo però ora scomparse.

Una delle discipline in cui Ipazia seppe distinguersi di più fu l’astronomia. Ancora Filostorgio e poi Suda, ci informano di interessanti scoperte compiute dalla donna a proposito del moto degli astri, scoperte che ella rese accessibili ai suoi contemporanei con un testo, intitolato “Canone astronomico”. Ipazia fu anche una filosofa molto apprezzata: Socrate Scolatico parla di lei come della terza caposcuola del Platonismo, dopo Platone e Plotino. Damascio spiega come ella seppe passare dalla semplice erudizione alla sapienza filosofica. Pallada poi, in un epigramma, tesse uno degli elogi più belli di Ipazia: “Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole, vedendo la casa astrale della Vergine, infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto Ipazia sacra, bellezza delle parole, astro incontaminato della sapiente cultura”.

 

Tra le opere di Ipazia si annoverano: un Commentario sull’Arithmetica di Diofanto di Alessandria, un Commentario sulle Coniche di Apollonio di Perga e fu proprio Ipazia che provvide a curare l’edizione di un’opera di suo padre, il Commentario sull’Almagesto di Tolomeo.

Con il terzo editto del 391 dell’imperatore Teodosio la persecuzione anti-pagana s’intensificò e molti cristiani si sentirono autorizzati ad iniziare la distruzione degli edifici pagani. Ad Alessandria il vescovo Teofilo avviò una sistematica campagna di distruzione dei templi. Il tempio di Serapide, divinità greco-egizia che riuniva in sè Zeus ed Osiride, venne assediato dai cristiani. Il vescovo Teofilo ed il prefetto Evagrio, insieme con gli uomini della guarnigione militare, iniziarono l’opera di demolizione. Il vescovo Teofilo volle dare il buon esempio dando il primo colpo contro la colossale statua del dio Serapide. Durante l’operazione di repressione religiosa la famosa biblioteca di Alessandria fu incendiata dai cristiani.

Nel 412 Cirillo prese il posto dello zio, il vescovo Teofilo, e divenne patriarca di Alessandria. Il prefetto di Alessandria Oreste ebbe dei contrasti con Cirillo e fu amico di Ipazia. Nella primavera del 415 una banda di monaci cristiani catturò Ipazia per strada, la colpì e trascinò il suo corpo fino in una chiesa dove la sua carne venne fatta a pezzi con tegole acute e i suoi resti bruciati. Alcuni ritengono che il vescovo Cirillo fu unico responsabile di questo atto oltraggioso in quanto l’imperatore era il minorenne Teodosio II. Cirillo (375-444) venne fatto santo e nel 1882 fu dichiarato dottore della chiesa cattolica.

Dopo l’assassinio di Ipazia i suoi allievi abbandonarono la città. Alessandria perse definitivamente il suo ruolo di centro culturale.