Una rivoluzione (quella egiziana) fatta non per fame ma per sete di libertà e dignità

Martedì 27 novembre il mondo laico e democratico di donne e giovani egiziani scendono nuovamente in piazza pronti a pagare qualunque prezzo pur di non far consolidare la dittatura di Mohamed Morsi. Oggi, al Cairo, la Borsa, in poche ore, ha perso più del 10% del suo valore indicando che molti investitori del mondo arabo temono il peggio.

È ora di non dimenticare che molti degli slogan gridati nelle piazze durante la rivolta che ha fatto cadere il faraone Mubarak proclamavano che “Questa non è la ribellione degli affamati di pane ma la rivoluzione degli assetati di libertà e dignità”. Gli egiziani che si sono immolati, non l’hanno fatto, come altre volte era accaduto, per un tozzo di pane. È questo aspetto culturale che noi europei non dobbiamo rimuovere per provare a vedere le cose come già sono per evitare di continuare a confondere il passato con il futuro.

Oreste Grani