Grillo: internet “è il principio della vera democrazia”… e anche la fine?

 

A leggere le ricostruzioni storiche della carriera di Beppe Grillo, si trova di tutto.

A me invece piace ricorrere alle fonti aperte, agli articoli dei giornali, quelli lontani nel tempo, quelli del “prima che”, quelli in cui Grillo da comico si era trasformato in un giullare che diceva inascoltato la verità, un royal fool.

Così, dall’archivio di Repubblica esce una dichiarazione che anticipa di nove anni la nascita del famoso blog di Grillo e soprattutto annuncia il connubio “internet-democrazia”, posto alla base del suo agire politico.

Ora, dato che tutti o quasi, sostengono che l’ideatore del blog di Grillo sia Gianroberto Casaleggio, io mi chiedo: chi ha suggestionato chi verso l’utilizzo della rete, se, come dimostra l’articolo che riporto, datato 19.2.1995, Grillo dichiara che internet “è il principio della vera democrazia”?

Casaleggio e Grillo concordano infatti di essersi incontrati a Livorno nel 2004.

Casaleggio: “Nel 2004 Beppe Grillo ne lesse uno [libro]: «Il Web è morto, viva il Web», rintracciò il mio cellulare e mi chiamò. Lo incontrai alla fine di un suo spettacolo a Livorno e condividemmo gran parte delle idee”;

Grillo invece: “Lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile, durante il mio spettacolo Black Out. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di Rete. Di come potesse cambiare il mondo.  Non conoscendolo lo assecondai. Gli sorrisi. Cercai di non contrariarlo”.

Dopo l’articolo citato, aggiungo la lettera di Enrico Sassoon nella quale argomenta i motivi per i quali rinuncia alla sua quota della Casaleggio Associati (strano davvero abbandonare una corazzata che sta per superare il 20% dei consensi nel Paese). Le parole di Sassoon sono interessanti perché denunciano con durezza la capacità della rete di creare disinformazione (fino a dove, mi chiedo). Leggete e capirete cosa intendo.

Concludo con un brano di Grillo, tratto dal blog, in cui rigetta le tesi complottiste e sbeffeggia l’ex Ministro Gianni De Michelis.

Oreste Grani

P.S. Mi fa riflettere come, intorno al MoVimento 5 Stelle, siano fiorite tesi a sfondo antisemita, tesi che, vere o false che siano, antisemite rimangono. Brutto segno.

 

Una mappa di Internet del febbraio 1982

 

Stregati da Internet la Telematica di Massa

Claudio Gerino, La Repubblica, 19.2.1995

ROMA – L’Italia scopre ‘Internet’, la ‘madre di tutte le reti informatiche’. E scopre anche le potenzialità e i rischi di una nuova forma di comunicazione, quella telematica, che sta cancellando, nel bene e nel male, le frontiere nazionali e le differenze sociali. Nel nostro paese, gli utenti della ‘rete’ sono 40 mila (dati Eurispes). Ma negli ultimi mesi, la crescita esponenziale di Internet ha determinato il ‘boom’ della telematica. Perchè questo successo? Proprio ieri, Beppe Grillo, il comico italiano fustigatore del ‘144’, ha parlato a lungo di Internet: “Non crea le notizie, le distribuisce; è il principio della vera democrazia. In Internet si prende quello che si vuole e si paga ciò che si prende”. Nello stesso tempo, Carlo De Benedetti, presidente e amministratore delegato della Olivetti, in un’intervista a ‘Prima Comunicazione’, ha sostenuto che la nuova informazione “viene soprattutto dalle reti come Internet, dove sei tu a scegliere le notizie”. Due personaggi diversi, lontani per origini, scelte, comportamenti, vita come Beppe Grillo e De Benedetti indicano in Internet la nuova frontiera della democrazia. Una possibilità che i grandi gruppi dell’informatica (e della politica) sembrano aver ben capito: Bill Gates, presidente del colosso ‘Microsoft’, offre accessi a Internet attraverso i suoi nuovi programmi software. La Ibm non è da meno. E la stessa Casa Bianca ha cercato di dare un impulso notevole alle cosidette ‘autostrade informatiche’. Proprio ieri, ad Atlanta, i massimi esperti d’informatica hanno discusso a lungo dei rischi e delle potenzialità della telematica. E il settimanale Newsweek in un sondaggio ha accertato che il 45 per cento degli americani usa il computer almeno una volta al giorno. “Lo sviluppo della telematica – è stato detto ad Atlanta – sarà determinato dalla battaglia tra informazione ed intrattenimento, tra diritto alla privacy a diritto di poter legalmente percorrere le reti informatiche fornendo agli utenti tutti i servizi richiesti”. E lo scontro tra diritti individuali e d’impresa, tra libero uso delle tecnologie e protezione dell’intimità e della sicurezza dei cittadini e delle aziende sarà uno dei problemi più grossi che le ‘reti telematiche’ si troveranno ad affrontare nei prossimi mesi. “Milioni di persone hanno un accesso limitato a Internet, mentre molti ricercatori devono al contempo nascondere la loro attività sulla rete per non essere disturbati e intralciati nel lavoro” hanno spiegato gli esperti. D’altro canto, una recente indagine del New York Times ha rivelato che tra gli utenti di Internet sono in grande crescita gli anziani e i giovanissimi che, attraverso la ‘rete’, hanno superato barriere generazionali e sociali. Ma nella stessa inchiesta, il quotidiano metteva in luce un nuovo pericolo, quello della grande frattura tra coloro che sono in grado, per cultura, possibilità, interessi, di utilizzare le nuove tecnologie e quelli che, invece, ne sono esclusi. Nicholas Negroponte, fondatore del Media Lab del Massachussett Institute of Technology, paventa questa nuova divisione sociale del mondo. “Dal mondo digitale – afferma il fondatore del Media Lab – vengono tagliati fuori i trenta-quarantenni di oggi, ricchi e poveri”. In questa divisione resteranno indietro, sostiene Negroponte, soprattutto le nazioni del primo mondo, quelle che ora rappresentano ricchezza e potere. “Nel 2000, quando i computer costeranno meno di una bicicletta, i paesi con una popolazione d’età media elevata saranno tagliati fuori dalla rivoluzione informatica”. Oggi, a Prato, le reti telematiche amatoriali italiane discuteranno di tutto ciò […]

 

La diffusione di Internet nel mondo

 

Sassoon, lascio la Casaleggio Associati 
Sui blog calunnie razziste

«Su decine di siti, da quelli nazifascisti a certi Meet Up 
di Grillo, torna “il complotto pluto-giudaico-massonico”»

Caro direttore,
le vicende riguardanti Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle e Gianroberto Casaleggio sono state ampiamente riportate dai media nei mesi passati, con una forte accelerazione nelle scorse settimane fino a oggi. Questa attenzione, di norma scarsamente informata, quasi sempre maliziosa e ostile, mi ha toccato marginalmente, ma non lievemente, in quanto socio della Casaleggio Associati. Poiché da oggi lascio la società, ritengo utile chiarirne i motivi, per evitare ulteriori distorsioni dei fatti.

I motivi sono due. Il primo riguarda la mia presenza, come socio di minoranza, nella Casaleggio Associati. I media hanno speculato in merito interpretando il mio ruolo come rappresentante di più o meno precisati «poteri forti» intenzionati a infiltrare, tramite la Casaleggio Associati, il blog di Beppe Grillo e, tramite Gianroberto Casaleggio, il movimento politico. In breve, non rappresento alcun potere forte, né in generale né nello specifico, né ritengo che alcun potere forte si senta rappresentato da me. La prova del contrario la lascio ai maliziosi interpreti che si sono finora beati nel richiamare fantasiose teorie complottistiche degne di romanzi d’appendice più che di una stampa seria e informata.

Non conosco Beppe Grillo, non ci siamo mai incontrati né scambiati telefonate, mail o sms. Non ho partecipato alla gestione del suo blog in seno alla Casaleggio Associati, dove non ho mai ricoperto cariche operative; non ho mai avuto a che fare con il Movimento 5 Stelle, con il quale intrattiene relazioni il solo Casaleggio nelle forme e nei modi da lui stesso ripetutamente chiariti anche su questo giornale. Lascio la società perché i miei interessi personali e professionali sono altrove, ma anche per spezzare il filo delle speculazioni interessate. Mi auguro che serva.

Il secondo motivo è ben più grave e si sostanzia in una valanga apparentemente inarrestabile di diffamazioni e calunnie di violenta intensità, basate su ancor più farneticanti teorie del complotto, che sono apparse e continuano ad apparire in blog e siti di diversa connotazione: da quelli di ispirazione esplicitamente nazi-fascista a quelli di tendenza diametralmente opposta (come i Meet Up di supporto a Grillo) passando per una varietà di blog e siti di varia natura che vanno dai circoli vegetariani a club politici o territoriali delle più diverse tendenze. In questi luoghi la teoria assume i toni foschi del complotto pluto-giudaico-massonico di memoria zarista e hitleriana. L’attribuzione di rappresentante dei poteri forti origina da qui, per assumere contorni decisamente deliranti e razzisti.

Dal mio cognome ebraico si è risaliti a una famiglia con lo stesso nome che operava 250 anni fa nella Compagnia delle Indie che commerciava in droghe e spezie con Cina e India: tanto basta per vedermi associato, un quarto di millennio dopo, a una «potente dinastia di narcotrafficanti». E non si parla di un pazzo isolato: sono decine i siti che riportano queste piacevolezze, associandomi volta a volta a Bilderberg, Massoneria, Mossad, Illuminati, Lobby delle multinazionali, circoli esoterici e altre amenità di questo tipo da far impallidire Dan Brown o l’Umberto Eco del «Cimitero di Praga».

La cosa è seria e va avanti da anni senza che alcuno di questi luoghi di indecenza ne sia mai stato chiamato a rispondere, sotto il profilo della controinformazione e della legge. La questione che va qui sollevata, al di là di quella strettamente personale, è quella della Rete. Luogo democratico per eccellenza, al quale chiunque può accedere per dare voce alle proprie opinioni, può diventare arena di violenza incontenibile, diffamazione incontrastabile, vera e propria delinquenza mediatica.

Il primo punto è dunque come fare in modo che si salvaguardi la libertà di opinione ed espressione con la necessaria tutela di chi, per un motivo o per l’altro, venga preso di mira con intenti diffamatori e, nel caso in specie, anche razzisti. Ma i fatti non si fermano qui, perché la teoria del complotto dei poteri forti, che va avanti in Rete da almeno quattro anni, da un paio d’anni a questa parte è stata acriticamente assunta anche dai media «ufficiali», ossia radio, televisione e carta stampata. Avevo erroneamente giudicato tutto sommato sgradevoli ma innocui quei siti e blog, prevedendone un progressivo declino in funzione della palese idiozia dei riferimenti e argomentazioni.

Mi sono dovuto ricredere quando due anni fa, nel numero 5/2010 di «MicroMega» è stato pubblicato un articolo di una ventina di pagine che riprendeva le elucubrazioni reperibili in Rete, rielaborandole in modo apparentemente neutrale e dando loro un crisma di credibilità. Da lì a filtrare nella stampa «ufficiale» il passo è stato breve. Il teorema dei poteri forti è stato da allora ossessivamente riproposto, sempre in totale assenza di verifica alla fonte, spesso senza nemmeno modificare espressioni e terminologia di altri articoli e servizi, in un trionfo di «copia e incolla». Di recente, ad esempio, ho avuto il dubbio privilegio di sentirmi associato su La7 dal direttore di Rai4 Carlo Freccero ai poteri forti e al Bilderberg, per la felicità degli ospiti presenti. Altri, come l’ex politico Gianni De Michelis, hanno dichiarato a Radio24 che certamente dietro al successo di Grillo si ritrova la «destra americana». Decine di articoli e servizi televisivi hanno sostenuto e sostengono ogni giorno il teorema dei poteri forti dediti a infiltrare il Movimento, non si sa bene se per legittimarlo o delegittimarlo. Un’informazione distorta e malata, che impone una seria riflessione.
 Enrico Sassoon

Enrico Sassoon

23 settembre 2012 Corriere della Sera

 

 

Beppe Grillo

[…]Il premio per il coglion-complottista d’oro va, senza timore di confronto, a Gianni De Michelis, ex ministro degli Esteri e avanzo di balera, che ha spiegato: “Grillo potrebbe essere utilizzato per indebolire l’Europa e l’Italia. Svolgerebbe il ruolo di Syriza in Grecia. Una vittoria di Grillo aumenterebbe il consenso dei repubblicani e degli ambienti conservatori, svantaggiando Obama. Casaleggio non lo avevo mai sentito nominare, ho scoperto che conta molto di più di quello che sembra. Mi hanno detto che ha una società e degli interessi in America, potrebbe essere un elemento di questa teoria. Oggi Obama è quello che ha più interesse a tenere la situazione sotto controllo. I repubblicani credo siano disponibili a correre il rischio di indebolire la situazione americana, non solo quella mondiale, pur di vincere le elezioni“. La Spectre domina il mondo!
Ps:questo post è un tentativo di depistaggio. (vedi post)