Nelle parole di Grillo c’è esattamente ciò che la sinistra ha perduto da tempo: un’utopia

Loïe Fuller, nome d’arte di Mary-Louise Fuller (Fullersburg, 15 gennaio 1862 – Parigi, 1º gennaio 1928), è stata una danzatrice e attrice teatrale statunitense.
Pur non avendo mai studiato danza, fu una delle pioniere del balletto moderno statunitense, artefice di una nuova idea di danza, basata sugli effetti combinati del movimento del corpo con stoffe e luci colorate. Tutte le immagini del post sono a lei dedicate

Pubblico un altro articolo che racconta uno spettacolo di Beppe Grillo perché, rileggendolo, possiate condividere con me la convinzione che a chiamarlo comico si commette un errore madornale, anzi, si dice una minchiata.

Sottolineo il fatto che l’articolo, risalente al 1995, ovvero agli albori del “ventennio berlusconiano” è a firma di Ugo Volli, semiologo e attento lettore della complessità dell’agire umano.

Le parole in neretto sottolineano la capacità di prevedere il futuro che gli autori dei testi dello spettacolo di Grillo dimostrano. A differenza della politica del tempo.

La considerazione finale di Volli, riassume e anticipa tutto il dramma presente in cui vive il Paese e il PD: “nelle parole di Grillo c’è esattamente ciò che la sinistra ha perduto da tempo: un’utopia”.

A mio parere, Grillo da royal fool si è dovuto trasformare in leader politico e culturale di un Paese allo sbando, forse contro il progetto iniziale che lo animava ma preservando la coerenza delle posizioni.

È il vuoto creato da una classe non dirigente di inetti, cocainomani, ladri ad avere generato il MoVimento 5 Stelle, non un complotto.

Oreste Grani

 

TERAPIA GRILLO L’ALTERNATIVA C’È

PORDENONE – “Questo non sarà uno spettacolo, sarà un bagno di sangue”, promette Beppe Grillo ai cinquemila spettatori del Palazzetto dello Sport di Pordenone, dove incomincia il suo nuovo tour. Per fortuna non mantiene la seconda parte della promessa, e la serata è incruenta, anzi gioiosa. Ma la prima affermazione è rigorosamente vera. Quelli di Beppe Grillo, infatti, non sono più spettacoli da parecchi anni, ma è difficili definirli. Un po’ comizi ma a pagamento; un po’ prediche dove molto però si ride; un po’ relazioni a un congresso ecologista, ma divertenti, per nulla accademiche; un po’ confessioni personali, testimonianze di un uomo intelligente, curioso e molto comunicativo. In attesa di una definizione, il cronista deve notare il successo indiscutibile di queste manifestazioni. Dovunque arriva Grillo, ci sono folle strabocchevoli e paganti: uno spaccato trasversale della società, con ragazzini in delirio e operai, ma anche signore eleganti. A Pordenone è venuto anche il sindaco, più o meno bonariamente preso in giro da Grillo per tutto lo spettacolo, e alla fine chiamato sul palco a fare da testimone al colpo di scena finale: un’automobile dall’apparenza normale che però funziona a idrogeno, producendo come gas di scarico un vapore d’acqua così puro che Grillo si mette un asciugamano sulla testa, cosparge il tubo di scappamento con un unguento e ci si fa i fumenti all’eucalipto, costringendo anche il sindaco a provare. E, alla gente che applaude, Grillo chiede di tacere e mostra una gigantesca radiografia del petto di un malato di tumore ai polmoni. L’alternativa c’è, dice Grillo, sono le automobili e le sigarette a provocare il cancro, basterebbe usare tutti dei motori davvero ecologici, senza petrolio, per evitare il flagello del secolo. È il grande tema dello show, quello delle tecnologie dolci o della “par condicio delle tecniche”, come dice lui, Internet, la rete mondiale dei computer, come possibilità di parlarsi da parte di tutti, senza intrusioni e senza pubblicità; i pannelli solari come fonte energetica autonoma, che permettono di staccare quel filo elettrico cui è appesa la vita di tutti; in genere l’autonomia e il controllo individuale del “piccolo è bello”. Grillo fa i nomi dei suoi eroi, di persone che attuano queste strategie di sopravvivenza postindustriale, esibisce di persona “il falegname Mercus” che ha fabbricato da solo quel meraviglioso furgoncino giallo non inquinante esibito sul palco: un ometto piccolo e serio, coi capelli grigi, che si inchina un po’ spaurito ma cerimonioso. E parla dei cattivi, anzi, li affida alla rete Internet sotto l’etichetta di “serial killer” (“perché quelli che violentano i bambini sono solo dei malati, questi lo fanno per interesse”). Tali sarebbero, secondo Grillo, Cesare Romiti, amministratore delegato della Fiat che continua a fare automobili inquinanti, anzi “stufe con le ruote” e, attraverso la Valsella, “continua a fare bombe antiuomo, solo che ha spostato la produzione a Hong Kong”, e Marcello Dell’Utri, il capo di Publitalia, “mandante” di tutte le bugie della pubblicità. Bagno di sangue non è, il discorso di Grillo, anzi; ma ce n’è per tutti, e senza risparmio. Si incomincia dai politici, per esempio dal segretario del Ppi: “Se Buttiglione è un filosofo, Cicerone che cos’era, un metalmeccanico?”.

Per Berlusconi, descritto come “un ometto piccolo piccolo, uno che giura sulla testa dei propri figli, come non ha mai osato fare neppure Bokassa”, “un mediocre, che magari crede anche a quello che dice”. Per Giuliano Ferrara, che “faceva il porno in tv con la moglie, ma dal 1956 in poi non sa neanche se ce l’ha”, per Gianni Pilo, “una supposta col tupé”. Ma la politica non è più da tempo il bersaglio centrale di Grillo, anzi, un po’ la difende: “Dicono che la politica ha rovesciato il calcio, ma è vero esattamente l’inverso”. E “voglio spezzare una lancia per Bossi: l’abbiamo molto deriso, ma fra un po’ ci accorgeremo che aveva ragione” (ma il leader leghista farebbe bene a “andare in un collegio svizzero a farsi ripulire un po’”. Quel che gli interessa è il modo di vivere della gente, il potere concreto delle società “a responsabilità molto limitata” che regola l’esistenza. Fa passare in platea un cavo elettrico (“La nostra vita è appesa lì” dice; basta tagliarlo e moriamo tutti di fame e di freddo) e un cavo a fibre ottiche, dove passa l’informazione, “il vero potere”. Annoda i cavi, spiega che è con l’informazione che “ci fregano, sapendo tutto di noi”. Esibisce su un grande schermo le schedature tratte dall’uso delle carte di credito, mostra un tariffario per la vendita di indirizzari divisi per categorie professionali (“un giornalista costa 430 lire come un ragioniere”). Propone di resistere a queste intrusioni, ai sondaggi che “ti dicono cosa pensi prima che tu l’abbia pensato”, alla schedatura di massa delle opinioni e degli acquisti. La ricetta è questa: “Se cercano di sodomizzarti a velocità della luce, tieni il sedere al buio”, cioè non usare carte di credito, non rispondere ai sondaggi, non telefonare ai 144, non aderire a richieste di informazioni. Grillo invita a resistere alla confusione, alla distruzione della memoria, allo sfruttamento che si estende anche ai buoni sentimenti: è una proposta politica, che si riassume in quelle schermate di Internet, in quel furgone giallo che cammina senza fare fumo. Impossibile giudicare ogni parola e ogni polemica, distinguere il gusto della battuta dal progetto. E però nelle parole di Grillo c’è esattamente ciò che la sinistra ha perduto da tempo: un’utopia.

dal nostro inviato UGO VOLLI La Repubblica 19 febbraio 1995