Sì TAV No TAV è come giocare a testa o croce, senza una Strategia di Sicurezza Nazionale cui fare riferimento

L’incidente ferroviario accaduto a Viareggio il 29 giugno 2009 costò la vita a 31 persone

29 novembre 2012, “Alle prime ore dell’alba è scattato il blitz in varie Regioni, dal Piemonte al Lazio alla Lombardia al Trentino”. A essere arrestati sono attivisti che si oppongono al progetto della TAV e che avrebbero aggredito una troupe televisiva della Rai il 29.2.12.

È da segnalare che tra pochi giorni, il 3 dicembre, si svolgerà un incontro tra i Presidenti Monti e Hollande a Lione, per sottoscrivere un impegno per la realizzazione dell’opera.

Suggerisco ai giovani antagonisti No TAV che, eventualmente, arrivassero a leggere le riflessioni che posto nel blog, di approfondire con le fonti aperte che la rete mette a disposizione questi due personaggi: Lodovico  Ligato e Lorenzo Necci.

Lodovico Ligato, nominato presidente dell’Ente Ferrovie dello Stato nel 1985, fu costretto a dimettersi per un grave scandalo nel 1988, quindi, l’anno successivo, il 27 agosto, fu assassinato a colpi di pistola dall’ndrangheta.

Lorenzo Necci, commis d’Etat della Prima Repubblica – già presidente di Enimont – passato indenne per le Forche Caudine di Mani Pulite, nel 1990 venne nominato capo delle Fs, travolte dallo scandalo delle lenzuola d’oro della gestione Ligato e logorate dalla cura dell’amministratore straordinario Schimberni. Nominato cavaliere del lavoro nel ’91, Necci l’anno dopo con la trasformazione delle Fs in società per azioni ne divenne amministratore delegato. Carica che ricoprì fino alla metà del 1996 quando, travolto da vicende giudiziarie che lo portarono anche in carcere (due mesi di detenzione dal 16 settembre al novembre 1996 e poi, agli arresti domiciliari) per corruzione, per reati contro la pubblica amministrazione a danno delle Ferrovie e poi anche nell’inchiesta perugina sulla Tav. Necci venne condannato per corruzione nella vicenda delle gare d’appalto per lo scalo milanese di Fiorenza. È morto il 28 maggio 2006, investito da un’auto mentre si recava a fare una partita di golf. Sembrava una persona perbene, colta.

Suggerisco di approfondire queste figure, cui aggiungo quella dell’attuale a.d. delle Ferrovie Mauro Moretti, perché decidere TAV Sì TAV No è questione di Strategia di Sicurezza Nazionale e, se non lo sapete, in Italia non esiste un documento inerente a tale piano strategico.

Come ben sapete o potete immaginare, le rete ferroviaria fa parte di ciò che definisco la “rete delle reti” e in quanto tale è un bene strategico che non può essere lasciato in gestione al primo che capita tanto più se alla fine si scopre che dirigenti di così alto livello non sanno o non hanno saputo tenere un alto profilo etico.

L’articolo che pubblico, infine, illumina la figura di Mauro Moretti, l’erede della carica già ricoperta da Ligato e Necci. Ci auguriamo che sappia interrompere questa triste tradizione.

Oreste Grani

L’incendio sviluppatosi a Viareggio causò oltre ai 31 morti, 25 feriti gravi e ingenti danni

Moretti, la salamandra tra Letta e Napolitano Il personaggio le Ferrovie dello Stato

Fatto Quotidiano 3/02/2012 di Daniele Martini

Nel Medioevo ritenevano che la salamandra fosse un animale portentoso perché capace di passare
indenne tra le fiamme. Mauro Moretti, 59 anni, amministratore delegato delle Ferrovie, ex comunista ed ex sindacalista Cgil dei treni, è come una salamandra: ha attraversato incolume incendi che avrebbero strinato chiunque. Alle Ferrovie c’è da quando aveva i calzoni corti e ha sempre bazzicato, non da comparsa, le stanze del potere ferroviario nel palazzone di piazza Croce Rossa a Roma, dove gli scandali sono stati spesso ospiti. Ma dove gli altri si scottavano, lui è sempre uscito fresco come una vergine. Era già lì, per esempio, nel 1988 ai tempi del primo scandalo ferroviario, lo scandalo delle lenzuola d’oro del presidente Lodovico Ligato, poi assassinato un anno dopo, dalla ’ndrangheta, dissero. 
SUI BINARI allora comandavano sindacati e partiti, Dc e sinistra ferroviaria, e con Ligato finirono sotto inchiesta il vertice Fs e numerosi personaggi di contorno. Moretti era il segretario Cgil ferrovieri e nessuno lo disturbò. Idem qualche anno dopo, con Lorenzo Necci amministratore e punto di riferimento di un grumo di potere che coinvolgeva anche ‘Chicchi’ Pacini Battaglia, quello che secondo l’allora magistrato Antonio Di Pietro stava appena un gradino sotto Dio, cioè Bettino Craxi. Necci fu costretto alle dimissioni e con lui falcidiato tutto il gruppo dirigente, tra 
cui c’era Moretti, nel frattempo trasformatosi da sindacalista a manager. Gli altri traslocarono, Moretti no. Poco tempo dopo, vengono nominati il nuovo amministratore Giancarlo Cimoli e il ministro dei Trasporti, l’ex Pci Claudio Burlando. Il 12 gennaio 1997 deraglia un Pendolino a Piacenza: 8 morti e 36 feriti. Moretti è direttore dell’Area trazione e quindi la tragedia lo tocca da vicino. Burlando e Cimoli lo convocano e il colloquio è drammatico, ma da signori decidono di metterci loro la faccia in tv e sui giornali. Moretti è salvo. Dodici anni dopo, giugno 2009, a Viareggio per un incidente un vagone pieno di gas incendia mezzo quartiere intorno alla stazione: 32 morti. Moretti è amministratore delegato, ma tratta la faccenda come se la vedesse dalla luna. Un anno dopo, luglio 2010, arrestano cinque persone per gli appalti e la pessima manutenzione dei carri ferroviari, storie in qualche modo potenzialmente collegate al disastro viareggino. Nel gruppo c’è Raffaele Arena, manager promosso da Moretti da responsabile della manutenzione dei merci a responsabile della manutenzione dei carri di tutta Trenitalia. Poi licenziato perché scoperto a fare magheggi da un’indagine interna alle Fs. Moretti liquida l’arresto di Arena con quattro parole: “È una mela marcia”. E riprende il suo incedere tra le fiamme. Ogni inverno la neve incredibilmente blocca i treni, i pendolari quotidianamente lo maledicono, gli 800 licenziati dei vagoni notte nei cartelli lo indicano come il capo di una cricca che ha tagliato in due l’Italia. Ma 
Moretti si crogiola nell’incendio. C’è chi si chiede come faccia a non bruciarsi mai. I suoi legami con la politica e il potere sono fortissimi. Al ministero dei Trasporti uno dei suoi sodali storici è Ercole Incalza, un altro “s e m p r e i n p i e d i ” delle grandi opere ferroviarie, craxiano colpito dallo scandalo Necci, poi riemerso, poi di nuovo sfiorato dall’affare della cricca di Balducci.
 QUANDO ancora faceva pubblica professione di fede di sinistra, Moretti era considerato un dalemiano. Poi quando il centrosinistra ha cominciato a battere in testa è stato accolto sotto la grande ala protettrice di Gianni Letta. Ma nel 2006 è di nuovo il 
centrosinistra prodiano a volere Moretti amministratore. Giorgio Napolitano lo tratta con benevolenza e Moretti lo ricambia mettendogli doverosamente a disposizione un vagone sul Frecciarossa ogni volta che il presidente scende a Napoli, un vagone chiamato per scherzo negli uffici Fs il “vagone Napolitano”. L’arrivo al governo dell’ex Antitrust, Antonio Catricalà, e del “padre dei patrioti Alitalia”, Corrado Passera, aveva fatto presagire tempi duri per Moretti. Ma alla prima occasione, la separazione della rete Rfi dal gestore dei treni Trenitalia, hanno deciso di non toccarlo lasciando tutto com’è. Moretti si è rigirato con un ghigno tra le fiamme.