Sallusti: meglio la galera che a casa con Daniela

Al direttore Sallusti – che ha giustamente preferito la galera ai 920 mq della onorevole compagna Santanchè – se me lo avesse chiesto, lo avrei sconsigliato di servirsi dell’opera di Renato Farina – reclutato da un macchiattistico agente segreto, Pio Pompa, a sua volta cooptato in rapporto fiduciario dall’allora capo del SISMI plurilaureato Gen. Nicolò Pollari – perché prima o poi “l’infame” ti accoltella alle spalle. Pazienza, immagino che avrà imparato la lezione.

Quello di cui sono certo, tuttavia, è che l’indefinibile Sallusti, finalmente, per un contorto disegno divino, dopo avere sparso veleni, fango, m***a è caduto vittima della sua stessa protervia. Ma non demorde, se è vero che ha deciso di querelare “La Stampa” rea di avere detto la verità circa il disgustoso arredamento di casa Santanchè.

Mi fa tristezza pensare che mentre l’Egitto, la Siria, Gaza, la Tunisia, Israele sono alle prese con la guerra; mentre a Taranto si muore di Ilva o per una tempesta questi personaggi ammorbino il paese con le loro storie miserabili.

Il diritto all’esercizio della libertà è un’esigenza inseparabile dalla dignità della persona umana” (Concilio Vaticano II), così la pensava anche il giornalista Enzo Baldoni, ucciso in Iraq e definito “pirlacchione” da Betulla-Farina: ecco con chi te la sei fatta fino a ieri caro Sallusti, ora son cazzi tuoi e del medico che ti cura.

Ma non sarebbe meglio mettergli un bel braccialetto elettronico come agli stupratori Polanski e Strauss-Kann?

Oreste Grani

P.S. Sul caso Baldoni tornerò a breve.

Segue la deliziosa e ironica cronaca incriminata il perbene Sallusti vorrebbe come prova per querelare “La Stampa”.

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Villa Santanchè diventa 
una cella per Sallusti

La futura sistemazione del direttore a casa Santanchè

FABIO POLETTI MILANO 27/11/2012

Questa casa non è un albergo. Al massimo una galera. Assai comoda con i suoi 920 metri quadri su quattro piani e annessa piscina coperta e pure rivestita in madreperla. Ma pur sempre una galera per il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti che se tutto va male – o bene, dipende dai punti di vista – ci passerà i prossimi 14 mesi, chez Daniela Garnero ex Santanchè, la sua ospitale compagna nonché deputata del Pdl e candidata alle primarie. «Stiamo aspettando la decisione del giudice di sorveglianza e l’ispezione delle autorità. Ma della sua vita qui non voglio parlare, non voglio che diventi pubblico, un dolore così privato», si accalora lei con il suo bell’accento cuneese che le è rimasto appiccicato. 

Poi tuona: «Tutto questo comunque è una barbarie…». E non è la sola perché mica è bello che il direttore di un giornale finisca in carcere per un articolo che ha scritto. Ancora più brutto se poi non l’ha nemmeno scritto lui ma Dreyfus, l’ineffabile Renato Farina, alias «agente Betulla» quando si trastullava coi servizi segreti. Panta rei, verrebbe da incoraggiare il direttore ora che mezzo Parlamento si è incistato per trovare una legge che metta ordine in tema di diffamazione. Ma alla fine quello che «ha da passà la nuttata» è proprio il direttore de Il Giornale che ancora non si sa se avrà il permesso di andare fino al suo ufficio in via Negri, giusto qualche fermata di tram da questa palazzina dalle parti di corso Vercelli con le pareti interne istoriate da una poesia di Verlaine che gira di locale in locale. O se debba rimanere rinchiuso qui. Solingo seppur con la Santanchè. 

Certo quattordici mesi sono tanti. Così tanti da essere insopportabili anche se a San Vittore – dove il direttore temeva di finirci – sarebbe stato un po’ peggio. Almeno qui ci sarà tempo per organizzare i lustrini di Natale. Chi li ha visti con tutte quelle luci e gli abeti addobbati ad ogni finestra dice che è uno spettacolo. Ma è dentro, dentro questa palazzina di quattro piani, che si vede tutto il gusto di Daniela Garnero ex Santanchè nata a Cuneo come Flavio Briatore. E non a caso in qualche cronaca questo superattico chic è stato definito come una specie di Billionaire sulla terraferma. Senza ballerine, giusto la padrona di casa, suo figlio che qualche malelingua si ostina a chiamare Lorenzino il Magnifichino e adesso pure il direttore. Chiamato a scontare la sua condanna e a redimersi – come prevede la Costituzione – tra la camera con il letto king size rivestito da coperta di lince, il De Chirico sul caminetto, le poltrone di coccodrillo australiano e il tablet coffe rivestito di pelle di zebra dove fare colazione la mattina insieme alla mazzetta di croccanti quotidiani. Tra cui Il Giornale che non si sa se glielo lasceranno dirigere davvero in questi 14 mesi costretto ai ceppi, che saranno pure d’oro come le rubinetterie del bagno padronale, ma pur sempre ceppi. 

‘L’ingiustificabile divulgazione di numerosi dati, di nessuna rilevanza pubblica, e potenziale rischio per l’incentivazione alla commissione di ulteriori gravi reati: furto, rapina, stalking, violenza privata ed altro’. E’ quanto si legge nella denuncia-querela depositata alla Procura della Repubblica dall’avvocato Annamaria Bernardini de Pace su mandato di Daniela Santanche’ nei confronti del direttore della Stampa Mario Calabresi e del giornalista che ha firmato l’articolo, con fotografia, pubblicato a pagina 17 del quotidiano dal titolo ‘Un ‘domicilio’ da 920 metri quadri con piscina coperta e letto king size’.

IL DECRETO CHE TUTELA LA PRIVACY – ‘L’articolo – si legge nella querela – si pone in gravissima violazione del decreto 196/03 che tutela la privacy, descrivendo ubicazione e caratteristiche interne ed esterne dell’abitazione della signora Santanche’, nella quale vive pure il figlio minorenne’. Nel pezzo pubblicato oggi dal quotidiano di Torino si descrive l’abitazione dell’esponente del Pdl dove il direttore del Giornale Alessandro Sallusti scontera’ gli arresti domiciliari: ’920 metri quadri di casa – si legge – su quattro piani e annessa piscina coperta e pure rivestita in madreperla’. Il testo prosegue facendo riferimento poi alle ‘pareti interne istoriate da una poesia di Verlaine che gira di locale in locale’.

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