Bersani in Libia: attento a non tagliarti le palle con l’affilata Spada dell’Islam

Mussolini brandisce la Spada dell'Islam e nel fotomontaggio fa sparire l'uomo che gli tiene fermo il cavallo

Mussolini brandisce la Spada dell’Islam e nel fotomontaggio fa sparire l’uomo che gli tiene fermo il cavallo

È sorprendente il tempismo con cui, ottenuto lo scalpo di Renzi, il cadidato premier Luigi Bersani si sia recato in Libia a ventiquattro ore dall’annuncio che l’Eni ha ripreso le trivellazioni onshore. E pensare che nemmeno un anno fa al povero Presidente Monti lo stesso viaggio andò di traverso: Sarebbe stata proprio la turbolenta visita in Libia dello scorso 21 gennaio a convincere Mario Monti della necessità di riformare profondamente la nostra intelligence, che avrebbe dato prova dei propri limiti anche nella pianificazione della trasferta. Al rientro Monti ha convocato d’urgenza Gianni De Gennaro, allora numero uno oggi sottosegretario con delega sui Servizi, per chiedergli ragione del clima d’insicurezza vissuto a Tripoli. E da lì sarebbe cominciato il percorso per ristrutturare gli apparati. “I tesori segreti dei servizi”, Gianluca di Feo, “L’Espresso”.

Villaggio libico abbandonato durante la guerra del 2011

Villaggio libico abbandonato durante la guerra del 2011

Lasciamo da parte “gli apparati” e proseguiamo l’analisi citando un preoccupato articolo apparso il 3.12 su panorama.it per la firma di Marco Ventura: È da questa Libia malconcia e con interlocutori provvisori, anzi precari, che parte il tour del prossimo primo ministro italiano, Pier Luigi Bersani da Bettola, Emilia. L’uomo nuovo che si crede già presidente del Consiglio. Come candidato premier dell’Italia avrebbe fatto meglio a partire da Parigi, Berlino, Londra o anche Washington. Ma forse non ha avuto scelta. Da premier di fatto, in pectore o designato, auto-incoronato o sedicente, vola invece a Tripoli. […] In realtà, Bersani va a Tripoli non in qualità di presidente del Consiglio designato dal popolo delle primarie (e da se stesso), ma in qualità di vice-ministro degli Esteri del futuro governo che avrà a capo della Farnesina un usato più sicuro dello stesso Bersani: Massimo D’Alema, vero artefice ombra dello sciagurato “sì” dell’Italia al riconoscimento della Palestina come Stato osservatore all’ONU, e che miracolosamente ieri è riapparso in tv dopo la vittoria di Bersani su Renzi.

Lo stesso D’Alema […] un paio di giorni fa, alla domanda se potrà essere lui il ministro degli Esteri del prossimo governo o approdare a incarichi di rilievo in Europa (presidente della Commissione? o della UE?) aveva svicolato sornione senza escludere nulla, ma vantandosi di avere già incarichi di rilievo. “Faccio parte della presidenza del Pse (Partito socialista europeo), secondo partito dell’Europa. Sono presidente della più importante fondazione culturale della sinistra in Europa… Sto preparando un grande evento sul futuro dell’Europa, che si terrà a Torino, l’8 e 9 febbraio”.

Dunque è vero. In politica estera, Bersani è il burattino di D’Alema, non foss’altro per il divario di esperienza e competenza. E la scelta di Bersani della Libia come trampolino per il mondo la dice lunga sulla collocazione e il prestigio dell’Italia futura del duo democratico. Possiamo confidare solo nell’opposizione interna al governo, su questi temi, di quel moderato filo-occidentale atlantista e liberale di Nichi Vendola. Augh!

Condivido parola per parola, salvo ricordare al pregevole autore dell’articolo, che il suo editore, Silvio Berlusconi con il suo ministro degli Esteri Franco Frattini in Libia credevano di essersi assicurati un accordo miliardario con Gheddafi. Accordo di natura economico militare tradito solo pochi mesi dopo.

A proposito di Libia, voglio ricordare quando “Il principe Caramanli… in occasione del secondo trionfale viaggio in Libia di Mussolini, gli mosse incontro alla testa di duecento nobili mussulmani e gli fece omaggio della «Spada dell’Islam» – simbolo della spada di Sidna Alì, che secondo un’antica leggenda, cade dal cielo nei tempi di calamità e, falciando la terra, decapita tutti i nemici dell’Islam. A questa manifestazione di omaggio, Mussolini rispose di sentirsi amico non solo dei mussulmani sudditi d’Italia, ma di tutto il mondo islamico…” (A. Zischka, L’Italia nel mondo, Bompiani, 1938). Com’è andata a finire è noto, peccato che la Spada non sia venuta in soccorso ai poveri italiani ad El Alamein.

Che D’Alema sia amico di Hamas non ha bisogno di essere dimostrato. Che sappia i rischi che corre, comincio a farglielo presente.

Da sempre i piccoli e provinciali italiani sono caduti sulla politica estera.

Oreste Grani

Villaggio libico abbandonato durante la guerra del 2011

Villaggio libico abbandonato durante la guerra del 2011