Beppe Grillo preso di mira, anni addietro, dagli sguardi strabici del Sismi “pompiano”

Così Tavaroli lavorava per il Sismi

MILANO – Una «macro indagine che svela continuamente nuovi e inediti episodi delittuosi», come scrive il gip dell’inchiesta sugli spioni in Telecom. Indecisi se considerare Giuliano Tavaroli, accusato di essere uno degli ideatori dell’associazione per delinquere, un manager che voleva arricchirsi oppure un uomo legato ai Servizi segreti al punto da cercare informazioni all’estero per loro conto, gli inquirenti hanno chiesto chiarimenti a Sergio Genchi, consulente d’azienda e del ministro delle Comunicazioni e dei Trasporti della Repubblica di Serbia (dal 2001 al 2004). Il 10 luglio scorso Genchi risponde ai pm. «Tavaroli l’ho conosciuto nel 2002 – risponde – in occasione delle trattative per la rivendita del 29 per cento delle azioni Telekom Serbia in mano a una partecipata Telecom, Stet International». Da qui parte il racconto di come l’ex manager gli avesse chiesto «della documentazione, sia di persona sia attraverso Savina (Marco Savina, consulente di Telecom che lavorava per Tavaroli, ndr) riguardante l’utilizzo da parte dello Stato serbo del corrispettivo pagato nel ’97 per l’acquisto delle azioni». Continua Genchi: «Tavaroli voleva sapere se questi soldi avevano finanziato fabbriche di armi, voleva seguire il flusso completo dei soldi, comprese eventuali tangenti. Mi disse che era interessato a fare questa operazione di concerto con le “istituzioni”: io intesi Sismi. Ebbi modo di spiegare che ci poteva essere una lista su come erano stati spartiti i soldi e che tra i beneficiari c’erano anche società di armamenti. Nell’estate del 2003 Tavaroli mi disse che le “istituzioni” non erano più interessate ai documenti. Io avevo preso impegni con uomini del generale Pavkovic per averli, pagando. Feci brutta figura con i serbi in quanto il denaro non arrivò. Poiché Tavaroli non era più interessato cercavo di capire se lo era il giornalista Renato Farina». I pm gli chiedono anche se conosce Pio Pompa. Risposta: «Presumo di conoscerlo sotto il nome di Pino De Santis. Mi ci mandò una volta Farina». E ancora: «Quando dico che Marco Mancini (l’ex numero due del Sismi, ndr) acquisiva le informazioni da Tavaroli e poi non le faceva circolare all’interno della divisione del Sismi, specifico che l’ho appreso da Pio Pompa». Uno scenario che richiama quello che scrive il gip Giuseppe Gennari di Pierguido Iezzi, successore di Tavaroli in Pirelli, quando i pm gli chiedono «di report da lui commissionati e implicanti il ricorso a fonti di intelligence straniere». Scrive Gennari, che ieri ha rimesso in libertà lui e altri quattro per scadenza dei termini: «Iezzi affermò che di accertamenti di quel tipo ve ne erano molti altri all’ interno di Pirelli». Temi che saranno affrontati nei prossimi interrogatori, assieme al nodo dei dossier: chi li commissionava e perché. Domande che potrebbero riguardare un report su “B. Grillo”, dove la B starebbe per Beppe, l’attore spiato, forse, perché più volte all’attacco di Telecom dalle pagine del suo blog.

PIERO COLAPRICO ORIANA LISO

20 dicembre 2006 29 sez. (vedi pdf dell’articolo originale)

 

Ho incominciato il post da un vecchio articolo per rinfrescarvi un po’ la memoria e per riscaldarvi gli animi.

Inutile dire che il protagonista della questione è, a mio parere, il “B. Grillo” che appare nelle ultime righe.

Nondimeno coprotagonista ed eroe della faccenda è quel Sergio Genchi che stoicamente affrontò il grande agente Pio Pompa, il quale, non si capisce perché lo informasse delle prodezze del duo Mancini-Tavaroli.

Tornando a Grillo, mi chiedo cosa esattamente abbia infastidito la Telecom o meglio il generale Nicolò Pollari perché la sua persona fosse dossierata, certo non la battaglia sui numeri a pagamento, la quale, per quanto fastidiosa fosse era molto più antica della gestione Tronchetti Provera.

La stessa domanda se la pose Grillo nel post che pubblico di seguito, buona lettura.

Oreste Grani

 “Io voglio essere intercettato. Ma dai magistrati. Non dalle aziende. Non dalla Telecom. Non da Tavaroli. Non dai suoi capi. Chi erano i suoi capi? Sono ancora in libertà? Quelli che passano i week end a Portofino su barche da 40 metri. Il tronchetto e il suo aiutante Buora. La Repubblica scrive oggi che c’è un fascicolo a nome B.Grillo. Non sono io. Deve essere Bernardo Grillo. Battista Grillo. Benedetto Grillo. Che motivo avrebbe avuto la Telecom per spiarmi? Cosa ho detto di male? Il blog mi è testimone che l’ho tirata in ballo solo per qualche cosetta. 
Quanti sono i fascicoli aperti, le persone spiate? Gli spioni schifosi, i giudici, i giornalisti. Tutti sono informati sui fatti. Tranne gli spiati. I magistrati devono informare chiunque sia stato intercettato. Subito. Ora. Cosa dobbiamo aspettare? Di saperlo dal telegiornale della sera o dal barbiere? Una intercettazione può essere già stata usata, venduta, fatta circolare contro l’intercettato. Che ha il diritto di sapere. E di denunciare la Telecom. Dopo la legge sulle intercettazioni approvata a settembre da tutti i partiti uniti, il silenzio. Ma i cittadini intercettati? I loro diritti? I nostri dipendenti hanno pensato alle loro intercettazioni. A pararsi il c..o. Lasciando allo scoperto il nostro.
Le feste natalizie mi spingono a un gesto estremo per un genovese. Offrire un compenso a chi mi farà avere delle intercettazioni sul tronchetto. Offro 500 euro”.

Beppe Grillo (vedi post originale)

 

 

P.S. Non tema Beppe Grillo né temano i miei pochi lettori: ho vigilato, vigilo e vigilerò con tutte le mie forze (esigue) la rete delle telecomunicazioni, dal cui controllo e gestione dipende la libertà e la vita della Repubblica.