Il Grillo scomparso… “scomparso per overdose di stronzate”

Women – making cricket sexy since 1949. Actress Rona Anderson entertains the touring New Zealanders (including Richard Hadlee’s father, Walter, kneeling second left

Women – making cricket sexy since 1949. Actress Rona Anderson entertains the touring New Zealanders (including Richard Hadlee’s father, Walter, kneeling second left)

 

Le due fonti aperte (articoli) che riporto nel post parlano ancora di Beppe Grillo. Pubblicati a circa due anni di distanza (1996-1998) raccontano due facce della  stessa medaglia: il rapporto tra Grillo e Internet.

Dall’articolo del Corriere della Sera del 1996 apprendiamo che a Repubblica si scatenò una vera battaglia riguardo una battuta di Grillo che aveva paragonato Romiti a Eichmann (il primo con macchine inquinanti “gasa” i cittadini per il conto in banca il secondo per un “ideale distorto”).

A mio pare la nota interessante dell’articolo è l’allarme di Umberto Eco che dichiara: Il problema di Internet… “è il grado di fiducia e di vigilanza critica con cui debbo avvicinarmi ai vari messaggi” – Grillo nel 1994 aveva dichiarato: Internet è la democrazia (vedi post: Grillo: “Internet è il principio della democrazia”… e anche la fine?).

Le parole del professore, sembrano riecheggiare in quelle di Grillo nell’articolo successivo del 1998, dal quale si apprende che esisteva un altro sito precedente al suo famosissimo nel mondo blog, sito che il suo creatore ha chiuso. Domanda Filippo Casaccia: “Partiamo da Internet: che fine ha fatto il tuo sito?

Risponde Grillo:Scomparso per overdose di stronzate, ma adesso lo riprendo e mettiamo uno che selezioni… perché ricevevo troppe cose e non avevo neanche il tempo per distinguere quelle utili, interessanti, curiose, appunto dalle stronzate. Il problema di Internet è questo.

Cari lettori, vi pongo allora una semplice domanda: dato il livello del dibattito e degli attori in campo (Barbara Palombelli, Walter Veltroni, Enrico Deaglio, Curzio Maltese, Omar Calabrese, di striscio Umberto Eco), com’è possibile che di Grillo oggi si parli solo come di un antidemocratico, buffone, demagogo, antipolitico?

Perché Repubblica oggi, dopo un’attenzione o forse un tentativo di alleanza con Beppe Grillo, ha intrapreso una campagna a dir poco denigratoria nei suoi confronti?

Oreste Grani

P.S. Un elogio a Filippo Casaccia per l’intelligente intervista “preveggente”.

 

Cricket, WG Grace, 1891

Cricket, WG Grace, 1891

 

 

Quante liti a Repubblica per un Grillo

Ma quale scandalo! Nel caso Rai Beppe Grillo, “non siamo al livello della censura, siamo molto al di sotto dello scandalo”. Grillo, anzi, un po’ spregiativamente “il signor Grillo”, pretende forse che con il canone noi cittadini “dovremmo rimborsare danni per miliardi al dottor Romiti”? Il comico ha architettato l’ ennesima trappola e i dirigenti della tv di Stato ci sono cascati. È l’ opinione di Barbara Palombelli, che “la Repubblica” l’11 gennaio insolitamente confina a pagina 41, negli spettacoli. Continua a far polemica la mancata messa in onda dell’ultimo show del comico genovese, a causa di una serie strepitosa di battute (sempre l’11 si potevano leggere sull’”Unità “ di Walter Veltroni, che pure aveva ospitato la prima critica da sinistra a Grillo, per presunto antisemitismo, firmata Enrico Deaglio). La scaramuccia interna alla redazione di Eugenio Scalfari è evidente: in fondo lo scandalo di cui si scandalizza la Palombelli è esploso proprio grazie a “la Repubblica” e al nuovo opinionista Curzio Maltese. Anche all’”Espresso” è scoppiata una polemica intestina fra opinionisti, addirittura nello stesso numero. Umberto Eco, “apocalittico” di ritorno, dopo gli affondi contro la popolarizzazione televisiva dei giornali, tenta saggiamente di frenare i troppi acritici entusiasmi intorno a Internet: l’immensa ragnatela elettronica di informazioni non è la città virtuale di Utopia, anzi. Il problema di Internet, spiega Eco, “è il grado di fiducia e di vigilanza critica con cui debbo avvicinarmi ai vari messaggi”. Sullo stesso numero dell’”Espresso”, un dossier che spiega come trovare, sito per sito, tutto il porno e le perversioni via Internet, viene presentato con tono da ultrà liberal. Macché vigilanza critica, commenta Enrico Pedemonte, tutto deve viaggiare on line dovunque e per chiunque. Parenti, serpenti. L’“Espresso” è anche l’unico giornale con cui si è arrabbiato Eugenio Scalfari in occasione del ventennale de “la Repubblica”. Per titolare lo splendido racconto dell’avventura scalfariana versione Giampaolo Pansa, al settimanale di famiglia è scappato un bel Amarcord in caratteri forti. Scalfari si è arrabbiato: non accetta, e ci mancherebbe altro!, di vivere nel ricordo con la sua straordinaria creatura giornalistica. Si è così incavolato, il direttore de “la Repubblica”, che ha deciso di farlo sapere in giro a mezzo “Stampa”, in un’intervista coll’ottimo Pier Luigi Battista. Sul “manifesto”, invece, Scalfari ha dato un taglio netto alle voci di un’imminente successione: l’editore non vuole cambiare, “il passaggio di direzione di un giornale che ho fondato è un passaggio molto stretto. È doveroso che io ci rifletta”, ma intanto comunque “non ho deciso di andarmene”. Poi, incalzato puntualmente da Riccardo Barenghi sulla crisi dei giornali, Scalfari ha esposto ai lettori del “quotidiano comunista” una nuova teoria: non è la qualità dell’informazione offerta dai giornali che ha causato la crisi, ma la svolta epocale “che ha sepolto l’impegno civico, collettivo e morale a favore della ricerca della felicità individuale”. Chi non legge i giornali, o chi li legge poco, evita l’informazione per fuggire dall’impegno. Non c’entra nemmeno la tanto criticata popolarizzazione televisiva dei giornali? Sostiene, di rincalzo all’intervista scalfariana, Alberto Piccinini: “Il nulla televisivo verso cui stiamo scivolando ha la sua base solo e unicamente nel nulla della politica”.

Paolo Martini (15 gennaio 1996) – Corriere della Sera

 

playersmovement

 

Filippo Casaccia

Nell’autunno 1998 ho avuto l’occasione di intervistare Beppe Grillo grazie all’aiuto di un caro zio, suo conoscente. Beppe era stato molto gentile e s’era subito messo a disposizione per un lungo colloquio che poi avrei pubblicato nel numero di dicembre di Intervista, la versione italiana di Interview. In quel periodo era reduce dalla feroce polemica coi vertici Rai che avevano rifiutato con motivazioni varie un suo ritorno sulla tivù pubblica (dopo lo straordinario successo della rentreé del 1993, in piena Mani Pulite). Nei suoi spettacoli Grillo era passato da un generale discorso ambientalistico a una più ampia controinformazione sui generis che spaziava dalla macroeconomia, alle politiche energetiche e del lavoro, all’alimentazione e alla medicina alternativa, in un travolgente calderone di grande successo mediatico. Dopo che sulle pagine di Carmilla ci si è già espressi esaurientemente qui, qui, qui, qui e qui, ci sembra interessante riproporre questa intervista e una, ulteriore, del 2004. A voi le considerazioni del caso sui cambiamenti (o meno) avvenuti nel frattempo.

FRAGOLE & TRUCIOLATO

Quando mi accoglie sulla porta della sua villa a Sant’Ilario, Beppe è sorridente e ospitale e mi fa subito accomodare nel salotto a fianco del suo studio, zeppo di videocassette e libri accatastati ovunque. Gli consegno una videocassetta contenente Roger & Me di Michael Moore: penso possa interessarlo. Un caffè, il pianoforte, le foto con De André, la vista spettacolare sul riverbero accecante del mar Ligure. Accendo il registratore.

Partiamo da Internet: che fine ha fatto il tuo sito?
Scomparso per overdose di stronzate, ma adesso lo riprendo e mettiamo uno che selezioni… perché ricevevo troppe cose e non avevo neanche il tempo per distinguere quelle utili, interessanti, curiose, appunto dalle stronzate. Il problema di Internet è questo. Io son partito due anni fa mettendo subito il mio spettacolo, trascrivendolo quasi in diretta, mentre lo facevo. Lo mettevo perché credevo in questa cosa, poi man mano ho visto sfiorire tutto… ho cominciato a vedere passaggi pubblicitari, videate di marchi, marchietti, personaggi strani che se ne occupavano… si chiamano provider (fa la faccia misteriosa), stranissimi, pronti a balzare su qualsiasi cosa pur di fare il grano… Allora mi sono un po’ depresso e adesso preferisco la comunicazione a gesti, come mio nonno, a uno a uno, capisci? Perché diventa sempre più difficile fare una vita senza questi marchietti addosso. Credo che il primo che inventerà una cosa anonima farà guadagni miliardari perché la gente non ce la fa più…
Ne sei proprio sicuro?
Nel senso che la gente non ce la fa più a vivere una vita normale: i costi di una pubblicità sono 10.000 miliardi di lire e se li dividono 30 milioni di consumatori, ignari. È questo il problema. Quando questo tipo di gabella, di tassa occulta, fosse pagata direttamente e si avvertisse la gente, si desse la possibilità di scegliere, beh, crollerebbe la pubblicità. Pensa: paghi 5000 lire il giornale e, a parte, 5000 la pubblicità: chi la comprerebbe? Invece è obbligatoria e tutto ciò che è obbligatorio mi fa incazzare. Non mi fa incazzare la pubblicità, ma che sia obbligatoria, come in Cecoslovacchia dieci anni fa.
La gente: la sensazione è che molti vedano i tuoi spettacoli e si divertano ridendo di se stessi…
Sì, ma dopo un po’ la consapevolezza viene fuori. Vai a far la spesa e ti ricordi una cosa. Paghi una bolletta, fai una telefonata… alla fine la gente se ne rende conto, ma quando è troppo tardi! E poi non è detto che io sia il verbo, la verità assoluta. Io cerco di instillare un dubbio, un sano dubbio sulle cose… ormai non dubita più nessuno! M’infastidisce pensare di essere nel giusto, la verità è sempre un po’ più in là. Chi ha ragione? Cazzo ne so! La realtà non esiste, dipende da come la percepiamo.
Tu metti in crisi proprio quel buon senso comune che fa un sacco di danni…
Il vero buon senso, oggi, è mettere in dubbio le cose scontate. È drammatico: muori o vivi a seconda di un’informazione giusta o sbagliata. Se non hai più la percezione di cos’è l’informazione giusta vivi male e poi responsabilizzi di questa malvagità le persone sbagliate, questa clinica per malati mentali che è la nostra politica. Tutti si scagliano contro questa gente che è tenuta in vita da uno che gli chiede: “Come andiamo?”. Se non ci fosse quello lì, sparirebbero. Le streghe sono scomparse quando hanno smesso di bruciarle, lo stesso per questi politici: se smetti di intervistarli e mandarli in onda, muoiono; non esistono perché non sono mai esistiti. Invece chi sono i veri responsabili? I grandi poteri senza volto, dietro delle sigle… VTO, GATT, FMI, BCM, BME, cose di cui nessuno sa niente; Codex Alimentarius… (occhi feroci) nomi latini! È questa la mia curiosità: a questa gente che fa danni all’umanità voglio dare un volto, un nome. Vorrei andare a una riunione del Codex Alimentarius: è un organetto in un ufficio di 70 mq., vicino a Roma, che decide la qualità e la tossicità dei prodotti, la tua vita, la tua salute. Decide la tolleranza ai veleni di tutti i cibi del mondo, del mondo! In settanta metri quadri! E noi: la bicamerale, la destra, la sinistra, il proporzionale, il maggioritario… hai capito? Questa politica è una clinica mentale. Io sono un malato che per un attimo è uscito e s’è reso conto della sua malattia. La politica è altra, è il Re del Belgio che va in televisione a dire che se la Shell affonda la piattaforma petrolifera nel Mare del Nord, lui non compra più quella benzina. Lo ha detto tre, quattro volte: i profitti della Shell sono crollati e non hanno più affondato la piattaforma.
Esistono modi per arrivare a una informazione libera?
No, non è possibile. Attraverso i mezzi normali di comunicazione non si può. Forse è ancora possibile con Internet, con una sua parte… Non c’è una televisione, una radio, un giornale che non venda merce. I pochi tentativi editoriali senza sponsor sono andati malissimo perché non c’è questa cultura della scelta. Forse con la televisione digitale cambieranno le cose: ognuno pagherà per quello che vuol vedere. E poi pagherai mentre guardi veramente, non quando vai al gabinetto, mentre lavi, mentre esci, che cazzo ne so. Il libero mercato…


 

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Pian piano sta nascendo anche in Italia…
Sì, dopo un progetto devastante: la posa delle fibre ottiche costata 13.000 miliardi di lire, sapendo di fare un bagno di sangue. Se ti colleghi succedono due cose strabilianti: che la fibra ottica che ti porti in casa è pagata dalla Stream, che ne rimane proprietaria, quindi diventa un condomino! Poi, per qualsiasi decisione del palazzo, dovrà essere interpellata in quanto co-proprietaria di una parte dello stabile. E poi, digitando il numero di telefono, ti verrà mandato un film, ma il responsabile è il telefono: cioè chiunque, dal tuo telefono, si può programmare i film a casa sua e paghi tu. È una trappola: sai, quella lì è gente che ha precedenti penali, falsi in bilancio… sono andati due anni fa a New York per quotare la Telecom in borsa e gli han detto: “O togliete questi duecento miliardi di utili fasulli o non se ne fa nulla”. Sono dei ragionieri andati a male.
La tua storia con la Stet, com’è andata a finire?
Beh, la mia storia continua: il primo processo l’ho vinto, adesso ne ho un altro e vinco di nuovo, ma non è una grande soddisfazione, perché si stanno già disintegrando per l’arrivo della concorrenza, delle multinazionali…
Già, le multinazionali. Ti hanno paragonato alle Brigate Rosse per il tuo attacco alle multinazionali…
Non sono più multinazionali, sono transnazionali, che vuol dire che oggi la General Motors fattura come il bilancio della Danimarca. Ormai metà del prodotto interno lordo del mondo è in mano a 100 finanziarie, 100 gruppi transnazionali che decidono… Guarda gli accordi: chi decide il grado di potabilità della tua acqua? Mica la tua USL. Lo decide un’associazione a mille chilometri, sempre in un ufficio di settanta mq. Chi decide quanta atrazina puoi bere è chi l’atrazina la produce ed è proprietario del tuo acquedotto, la stessa società. Adesso sta avvenendo una cosa stupefacente: gli inglesi, che sono i zerbinacci degli americani, si stanno mettendo d’accordo per fare questo trattato che si chiama AMI, un accordo multilaterale sugli investimenti: proteggere al massimo un investimento, ovunque sia. Proteggerlo anche da sommosse popolari…
Una mafia a livello mondiale…
È la mafia, questa è la “Totò Riina” dell’economia mondiale… È già successo un precedente in Canada. Una multinazionale ha messo un additivo nella benzina che fa venire il cancro e distrugge i motori: sommosse popolari, scioperi e il governo canadese rimborsa la multinazionale per i danni prodotti dai suoi cittadini. Rimborso del contratto e rimborso del profitto. L’altra cosa stupefacente è l’accordo tra società farmaceutiche, le aziende chimiche e quelle alimentari: sta nascendo la nutriceutica, la fusione del nutrizionale con la farmaceutica. Ci sarà il cibo venduto su ricetta medica: il medico ti consiglierà di mangiare penne al sugo Barilla, da prendersi solo in farmacia. Sta avvenendo. Come la sottrazione delle parole: naturale e artificiale, il confine tra le parole non c’è più. Gli aromi “naturali” sono fatti dalla Ciba Geiger. Un’azienda, la IFF, che fattura un miliardo e duecentomila dollari, ha 5000 dipendenti e nessuno da dov’è: ha il solito ufficio di settanta mq. all’angolo tra la ventisettesima e la cinquecentoventiquattresima di New York e fa “sapori”, gli aromi. Oggi imiti qualunque cosa, con un danno stupefacente: fa assaggiare una fragola artificiale – che è fatta con un truciolato australiano tutto marcio – ad un ragazzo e poi fagli assaggiare la fragola normale. Ti dirà che è più buona quella artificiale, perché è dieci volte fragola. Però, quando mandi giù un componente che sa di fragola ma fragola non è, il tuo corpo, che ha milioni di anni, si aspetta la fragola vera. I succhi gastrici si mettono lì, pronti, e avvisano l’enzima: “Arriva la fragola!”. Gli arriva giù il truciolato d’albero australiano e allora i succhi si dicono: “Cazzo è? Tu lo conosci? Mai visto!”. Il cervello lo inganni, il corpo no. Non assimila e finisci che hai ancora fame. Poi, con l’ingegneria genetica, il corpo diventerà brevettabile: uno arriva, ti cava il sangue, trova un’antitossina che può essere la cura contro il cancro e se la prendono, se la rubano. La mettono in frigo e la brevettano. È la tua, ma non ti danno una lira! Non te lo dicono ed è diventata loro. E come se Mendelev, quando ha fatto la tabella degli elementi, avesse detto: “L’ossigeno: è mio!”. Lo brevettava e chiunque respirava gli doveva pagare una royalty. Uguale. Questa gente dice di perfezionare la natura, capisci dove siamo?, perché la natura è tossica, si deteriora, non è perfetta. Siamo in via di trasformazioni totali e parliamo di Bertinotti… Siamo come quelli del Titanic che, mentre affondava, guardavano la pulsantiera dell’ascensore e dicevano: “Guarda che pulsantiera, io la cambierei!”. Noi ci preoccupiamo della pulsantiera sul Titanic. Questo è quello che succede… andiamo alla catastrofe, ma con ottimismo! È la speranza che te lo mette nel culo. Se tu pensi ancora di sperare sei rovinato, perché fai una vita da bestie. I danni non li fa la disoccupazione, i danni veri li fa l’occupazione! Produciamo cose del cazzo e partoriamo persone del cazzo: lo diceva già Marx. È già stato detto tutto…
Il programma in Rai: perché non l’hai fatto?
Io volevo darlo gratis il mio spettacolo alla Rai, avevo già fatto la tournée, cazzo me ne frega? Però non si può regalare nulla se no è evasione fiscale. Allora ho detto: prezzo simbolico, due milioni. Scegliete voi il prezzo. E loro: duecento milioni. E io: va bene, quindici. Capisci? Al contrario! Sembravamo dei menomati mentali! Era un bel pezzettino di servizio pubblico… Non era una diretta, era una cassetta. Avevano dei problemi e io gli dicevo, va bene, togliamo quelle cose lì. Niente. Poi ‘ste cose le ho date integralmente a TelePiù, in Germania, in Svizzera, in Francia. Io le mie soddisfazioni me le prendo, ogni tanto ne azzecco qualcuna, come il Mago Otelma.
E infatti ti accusano di fare il santone…
Ma sai, io andavo in televisione a far vedere un formaggino, era la prima volta che lo vedevano: “Ma cosa dici?”. Capisci: il formaggino… (diventa circospetto) …Mio! “Ma è pazzo?”. Sono abituati a sentire insulti al presidente della Repubblica, ma uno che parla di formaggini fa più paura, capisci?, era terrificante. Dopo anni e anni di una televisione bieca la gente si autocensura… I commenti erano: “Ti fanno dire questo?”, come se ci fosse un censore della morale, la Rai… “E adesso come mai non vai più in televisione?”. Si chiedono perché, capisci? Allora io insisto con il mio fondamentalismo: quando ci sarà una televisione che non vende, io ci andrò.
Come scrivi i tuoi spettacoli? Come ti documenti?
Non li elaboro con nessuno. Vabbeh, una volta mi aiuta un chimico, un economista, un fisico, ma la maggior parte delle informazioni le prendo da libri, saggi. Ne traggo qualcosa e cerco di renderla ridicola, l’aspetto – come difficoltà – più devastante. Io non ho un testo, non improvviso, ho una scaletta mentale. Delle cose mi vengono una sera sì e quella dopo no. La mia creatività è tra quello che mi dimentico, Alzheimer che avanza, e quello che mi ricordo… Un tempo lavoravo con Benni, fantastico, poi ho fatto uno spettacolo con Serra. Ho collaborato con Bagnasco, però ti ripeto, è difficile scrivere per me…
E sei passato dal cabaret alla satira…
E lo credo bene! Avevo vent’anni, ora ne ho cinquanta, se non fossi cambiato sarei un deficiente, belin!
Hai mai pensato di entrare in politica?
Io sono già in politica, sono uno dei più veri politici in circolazione, te lo giuro, parlo di tecnologia… faccio della vera politica e la mia forza è nel non dirlo. La gente presume che faccia il comico, io cerco di farlo perché non voglio prendermi tanto sul serio, ma dentro di me ci credo. Faccio veramente dei comizi, a pagamento. Se li facessi gratis, sarei un Bossi leggermente più informato. Siccome deve pagare un ingresso la gente ci cade. Sai, il potere non ce l’ha Clinton, ce l’hanno Bill Murdoch, Ted Turner, Bill Gates, chi detiene l’informazione. Clinton cosa vuoi che faccia? Si fa fare queste pompe scarsissime… le chiama “rapporto improprio senza gratificazione”, poveraccio! La Lewinski gli diceva: “Devo andare!” e lui, lì… Ha fatto due guerre!
Perché hai attaccato il premio Nobel Murray Gell-Mann?
Ma figurati se, come hanno scritto i giornali, vado a contraddire un Nobel, uno che ha scoperto i quark… Però quando vengono in Italia, questi Nobel sono gestiti da dei gruppi editoriali o bancari, per gratificarsi e farsi delle pippe. Finisce la conferenza e mi invitano a dire qualcosa e io sono normale, neanche troppo incazzato… magari c’ho il tono un po’ veemente, ecco. È che m’incazzo quando un Nobel per la fisica dice che in fondo il problema è demografico. Quando diciamo che siamo troppi, sono sempre gli altri, troppi. Gell-Mann è di New York e consuma come 35 cinesi: cominciamo a sfoltire un po’ la gente di New York… non mi spaventa l’aumento demografico delle persone, ma delle automobili. Ne abbiamo 35 milioni in Italia e mi devo preoccupare se nasce un bambino? Ma che cazzo dice, questo? I figli li fanno quelli che, come unica risorsa, possono dare due cicciolate… vogliamo impedirgli anche quello? Questo è un discorso che, belin… dai! Hai settant’anni, puoi dire quello che vuoi, mandarli tutti a cagare, e a vederlo fare marchette, ci sono rimasto male. L’energia rinnovabile, la crescita, la crisi del petrolio… ma le sappiamo già ‘ste cose, dagli anni Settanta: le ha scritte Dennis L. Meadows in I limiti della crescita, tradotto da un italiano – facendo un danno memorabile – come I limiti dello sviluppo, che è una cosa diversa…Se uno, invece, poi parla seriamente, lo prendono in giro: ho sentito Jeremy Rifkin al Maurizio Costanzo Show e ho dato una testata nella porta perché Rifkin è uno dei miei idoli, ha scritto La fine del lavoro, e belin, Costanzo, stupefatto, sentiva queste cose e gli diceva: “Ma dài! Catastrofico! Ci terrorizzi!”. Capito? Lo si mette in burletta.
E il caso Di Bella? Hai detto che sembrava uno onesto ed è scoppiato un putiferio…
Figurati, ho detto che complicava le cose. Avere un tumore oggi, per meglio dire sei mesi fa, era peggio di quando non c’era ‘sto miraggio. Ho giudicato una persona che diceva cose per me di buon senso, ma sulla terapia non mi sono mai espresso. Figurati. La ricerca sui tumori dovrebbe essere informazione su come evitarli, perché per la maggior parte sono ambientali. Mangi, bevi e respiri. Il tumore allo stomaco è stato pressoché debellato negli Stati Uniti, ma mica con un farmaco, ma dicendogli cosa mangiare e cosa no, consigliando. Sai qual è quella malattia che si propaga con l’atto sessuale e conduce inevitabilmente alla morte? La vita.
E noi come possiamo reagire?
Guarda: il villaggio globale sta già franando e si vede. Quello che funziona è il piccolo. La strategia del bradipo… il ghepardo corre un minuto e mezzo a 110 all’ora, poi tira una patta lì e non si muove più. Il bradipo, invece, per fare un metro ci mette un’ora e mezza e poi scopa per quindici giorni. Si diverte. Le cose cominciano così: ricomporre la famiglia, partendo dal piccolo e rifiutando il pensiero unico. Ha ragione Ignacio Ramonet: o sei azionista della tua vita o ce l’hai in quel posto, eh.

(Vedi originale)