Sovrani in allegria sò brutti esempi. Chi ride cosa fa? Mostra li denti

Alfio Marchini

Alfio Marchini

Il 14 dicembre 2012 scrivevo le parole che di seguito ritrovate. Sono passati secoli eppure la situazione è solo che peggiorata. Marino – Marchini per me pari sono. Se non irrompe il fenomeno iconoclastico del M5S (qualunque sia il candidato) non ci sarà discontinuità fino a quando gli oligarchi della partitocrazia  palazzinara romana non riusciranno a rifilarci l’ennesimo mestatore manovrato perché  gli speculatori prevalgano. Alla data del post non si aveva sentore del Giubileo straordinario dell’8 dicembre 2015 e il riferimento doveva forzatamente essere quello del 2025. Con pazienza rileggete e meditate su quanto poco sia cambiato da quel lontanissimo 22 gennaio del 1956.La Russia sovietica non aveva ancora soffocato nel sangue la Rivolta di Budapest!

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX Il 22 gennaio del 1956 uscì sull’Espresso diretto da Arrigo Benedetti un’articolo di Manlio Canconni intitolato «Capitale corrotta = Nazione infetta» che rivelava i misfatti della rendita fondiaria e della speculazione edilizia della capitale. Il sindaco democristiano Rebecchini era accusato di essere corrotto dalla società vaticana Generale Immobiliare per trasformare il parco dantesco sulla cima della collina di Monte Mario in un grande albergo della catena Hilton. Rebecchini cadde, escluso dalle liste nelle successive elezioni comunali e sestituito come sindaco da Umberto Tupini. Ma Conrad Hilton e la società del Vaticano, che anni dopo sarebbe diventata uno dei campi di scorreria del bancarottiere mafioso Michele Sindona, riuscirono a costruire l’albergo di undici piani e ottocento posti posti letto sulla vetta del colle, dove oggi c’è il ristorante più celebrato d’Italia, con lo chef Heinz Beck.
L’Immobiliare era la padrona di Roma, e i sindaci erano per tradizione i suoi delegati d’affari. E se i sindaci non bastavano c’era il governo, c’era il giovane collaboratore di Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti… Per quelle denuncie assolutamente documentate e che la storia avrebbe poi confermato ad abundantiam, Cancogni e Benedetti furono condannati a otto mesi di reclusione, ma per la prima volta in Italia dimostrarono il ruolo democratico di un giornalismo libero, che denunciò il sacco di Roma, cominciato allora e ancora in corso ai giorni nostri con strategie e collusioni ben più diffuse rispetto a quelle dell’Italietta del dopoguerra. Più di mezzo secolo è passato, ma poco è cambiato se non le dimensioni dei fenomeni, il degrado del paese e dei protagonisti politici. Queste magistrali parole sono di Alberto Statera, un cultore della materia.

Se al gioco del Lotto (anzi a uno dei mille giochi elettronici della Lottomatica S.p.A.) esce il numero di Alfio Marchini alle elezioni di primavera 2013 per la carica del sindaco, a Roma salta il Banco.
A mio insindacabile giudizio Alfio Marchini sarebbe l’ennesimo sindaco degno dei sonetti del Belli (invero, composti per Papa Gregorio XVI), scritti quali invettive contro le magagne del costume politico e a denuncia di una città caotica, autentica babele dell’Ottocento.

Lui l’aria, l’acqua, er zole, er vino, er pane
li crede robba sua: È tutto mio:
come a sto monno nun ce fussi un cane.

Er Papa ride? Male, amico! È ssegno
c’a momenti er zu’ popolo ha da piagne.

Sovrani in allegria sò brutti esempi.
Chi ride cosa fa? Mostra li denti.

A mostrar i denti, Marchini è campione del Mondo.
Vi ho proposto di riflettere sulla virtuosa esperienza amministrativa del sindaco di Roma Ernesto Nathan (vedi post 25°-La calunnia-Giornata Europea della Cultura Ebraica 2012 ed Ernesto Nathan) perché spero che prima o poi Roma ritrovi un Nathan all’altezza della sua missione strategica: essere la capitale di un Paese alla ricerca di una identità perduta.

Immagine tratta da

Immagine tratta da “Pagine ebraiche” di marzo 2011

Viceversa, si avvicinina, anche se può sembrare lontanissimo, il GRANDE GIUBILEO DEL 2025.
Cari lettori, per quella data dovrete avere le idee chiare e vigilare, perché io, per mia fortuna, sarò morto.
Oreste Grani