damnatio memoriae

“Condanna della memoria” che priva il condannato dei segni di identità che l’individualizzano e gli consentono di sopravvivere nel ricordo collettivo: il ritratto e il nome

In senso stretto si parla di damnatio memoriae, e più precisamente di memoria dannata, in riferimento a un istituto giuridico dell’antica Roma che prevedeva, per chi venisse riconosciuto colpevole di lesa maestà nei confronti del popolo romano, la distruzione di tutte le sue effigi e il divieto per i discendenti di portarne il nome. La “condanna della memoria” votata dal Senato contro l’imperatore defunto era l’esatto opposto della consacratio che ne proclamava la divinizzazione. In conseguenza di questa sentenza, le statue dell’imperatore vituperato venivano decapitate e il suo nome scalpellato dai monumenti e cancellato dagli atti. Almeno ventisei imperatori subirono questa sentenza. Ne è una testimonianza, fra le altre, il tondo egizio conservato a Berlino che raffigura la famiglia di Settimio Severo con il volto di uno dei figli eraso (probabilmente Geta, secondo alcuni Caracalla). Più in generale si designa con damnnatio memoriae l’intenzionale eliminazione, effettuata per lo più per ragioni politiche, del ricordo ufficiale di una persona. Un esempio iconografico celebre è quello del mosaico di Sant’Apollinare Nuovo di Ravenna raffigurante il palazzo di Teodorico: le tracce di mani su alcune colonne sono ciò che rimane dei preesistenti ritratti di Teodorico e dei membri della sua corte fatti cancellare sotto Giustiniano dopo la conquista bizantina. Nel Novecento la manipolazione fotografica è stato il mezzo più praticato dai regimi totalitari per purgare sistematicamente immagini e documenti dalla presenza dei politici caduti di volta in volta in disgrazia. Il più delle volte vere e proprie falsificazioni, queste cancellazioni esibivano talvolta senza camuffarla l’avvenuta censura: lo spazio lasciato vuoto, come accadeva presso i romani, cancellava il ritratto ma ricordava l’infamia e le sue conseguenze.

Il testo è tratto da: Elisabetta Gigante, Il ritratto, Electa 2011