Giorgio Napolitano – ritratto di Stato

++ NAPOLITANO,EQUILIBRARE SOCIETA' INIQUA CON SENSO STATO ++

Il ritratto di Stato

Con l’espressione “ritratto di Stato” gli storici dell’arte designano la rappresentazione dei sovrani e più in generale dei membri della classe dominante nel loro aspetto pubblico. Spesso essa viene identificata con il tipo di rappresentazione a figura intera messo a punto da Tiziano con i ritratti di Carlo V, che stabilirono le forme canoniche del ritratto di Stato per centinaia di anni. Ma le tipologie con cui vennero raffigurati principi e ceti dominanti furono diverse. Nel Quattrocento, ad esempio, nelle corti italiane dominò il ritratto di profilo a mezzo busto. Tiziano stesso reinterpreta in un senso nuovo tipologie che avevano già una lunga tradizione. Una è quella del ritratto equestre, metafora fin dall’antica Roma del controllo del sovrano sul suo Stato, che Tiziano rielabora in pittura inaugurando un genere che avrà molta fortuna. Un’altra categoria è quella del sovrano seduto.  Nell’iconografia medievale era la posizione tipica del sovrano raffigurato sul trono “in maestà”, disposto frontalmente e recante, tra le mani e sul capo le insegne del suo potere: globo imperiale, scettro, corona. Nel ritratto di Carlo V seduto di Tiziano la rappresentazione dell’imperatore è molto più informale, ma alludono alla sua maestà la posizione a sedere e la tenda d’onore in broccato, nonché la colonna su un alto piedestallo dietro di lui, simbolo nel Medioevo di fortitudo. Una terza tipologia è quella del ritratto in piedi a figura intera. Popolare nel mondo romano, fu abbastanza rara nel Medioevo, e nel Quattrocento era utilizzata perlopiù (similmente alla tipologia del principe seduto) all’interno di rappresentazioni di gruppo, come nell’affresco dell’Incontro nella Camera degli Sposi di Mantegna. Variamente declinato, il ritratto in piedi a figura intera diventerà, a partire da Tiziano, una delle forme consuete del ritratto di apparato di sovrani e cortigiani, uomini di Stato e rappresentanti delle élite dominanti.

Il testo è tratto da: Elisabetta Gigante, Il ritratto, Electa 2011