Ancora vergogna! vergogna! vergogna! È ora di fare i nomi

Pubblico l’editoriale di Marco Tarquinio direttore di “Avvenire” per amplificare il segnale di allarme intorno allo strapotere che le lobby delle società che gestiscono i giochi d’azzardo hanno assunto.

Sarebbe ora, tuttavia, di cominciare a fare “nome e cognome” dei personaggi che riescono sistematicamente a contraddire i proclami o gli sforzi dei rappresentanti di governo. Dare loro un volto, accostare loro un curriculum e studiare chi frequentano e come, aiuterebbe il pubblico a capire di più circa le loro intenzioni e la loro forza.

Chissà che qualche lettore di buona volontà non voglia darmi una mano.

Oreste Grani

Vergogna

Non riusciamo neanche più a stupirci della prepotenza dei signori di Azzardopoli, dell’impudenza dei lobbisti che li servono e dell’acquiescenza dei funzionari pubblici e dei parlamentari che li spalleggiano.

Le proposte normative che negli ultimi mesi per iniziativa governativa (in particolare dei ministri Balduzzi e Riccardi) e parlamentare (di un gruppo trasversale di deputati e senatori) hanno tentato di almeno allentare la crescente presa di questa «industria» sull’Italia della crisi economica sono state sistematicamente frenate e, persino, vanificate. Il tanto atteso riconoscimento ufficiale delle «ludopatie» rischia di non produrre alcun effetto concreto ancora per parecchio tempo, e questo proprio mentre la contabilità dei danni che il male del gioco compulsivo provoca si sta facendo impressionante. I limiti alla pubblicità e gli argini all’invasione di luoghi e macchinari succhiasoldi nei tessuti urbani o nel web vengono regolarmente bocciati o abbattuti. E gli interventi normativi per rendere fiscalmente e operativamente facile la vita ai padroni dell’azzardo si ripropongono in modo inesorabile.

 L’ultimo è maturato nottetempo, tra lunedì e martedì, nella Commissione del Senato impegnata a emendare la Legge di stabilità 2013. Si è così ridato corpo all’incubo delle mille nuove sale da poker che si vorrebbero piazzare nelle nostre città. Una vergogna. Che ci induce a ripetere quanto avevamo scritto due settimane fa: fatevi guardare in faccia. Abbiamo il diritto di conoscere chi progetta Bisca Italia. E chi ci si arricchisce.

Marco Tarquinio Avvenire, 19 dicembre 2012