Provenzano è in coma e anche lo Stato italiano non sta tanto bene

La famiglia Caruso a Palermo nel 1943. I personaggi ritratti non hanno alcuna attinenza al contenuto del post

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Bernardo Provenzano sta morendo: e chi se ne frega.

Credo di esprimere in questo modo anche il pensiero di tutti i familiari e amici delle vittime di mafia,  nonché di tutti i commilitoni degli agenti e dei servitori dello Stato uccisi senza pietà su ordine dei vari “capi dei capi”.

La questione tuttavia non può fermarsi a questo, bensì deve essere ampliata per centri concentrici fino a includere il pm Ingroia, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il Presidente Giorgio Napolitano, Pio La Torre, Falcone e Borsellino per finire, senza citare centinaia di altri, al dimissionato Presidente del Consiglio Mario Monti.

La questione che pongo è la seguente: a settembre viene pubblicato sulla rivista “Monsieur” una lunga e coerente ricostruzione dei fatti che hanno portato all’uccisione del generale Dalla Chiesa (vedi post Il movente dell’assassinio…).

Bene, anzi male visto che a quell’articolo non hanno fatto seguito né interrogazioni parlamentari né polemiche di alcun genere. Al contrario abbiamo assistito a un braccio di ferro di dubbio gusto sulla necessità di distruggere o meno le registrazioni delle telefonate di Mancino al Presidente Napolitano.

Ma soprattutto non abbiamo udito una parola del Presidente Monti riguardo la criminalità organizzata (la mafia siciliana), di cui, nell’articolo citato, si evidenziava la capacità di dialogare con rappresentanti dei governi di Stati Uniti e Italia.

Come mai?

Consiglio al Presidente Monti di non sottovalutare il problema del crimine organizzato se vorrà convincere gli italiani delle sue reali capacità di guidare la ripresa e lo sviluppo del Paese.

Oreste Grani

La famiglia Caruso a Palermo nel 1932. I personaggi ritratti non hanno alcuna attinenza al contenuto del post

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