Arrivano Brennan e Hagel. Shimon Peres: “Supponiamo che non riusciamo a fare la pace, chi mai potrebbe avere l’idea folle di proporre la guerra?”

Lavori di ristrutturazione della Casa Bianca (1948-52)
“By the time Truman became president, the decay could no longer be ignored. As the White House Museum describes it, “Floors no longer merely creaked; they swayed. The president’s bathtub was sinking into the floor. A leg of Margaret’s piano broke through the floor in what is today the Private Dining Room. Engineers declared the whole house to be in imminent danger of collapse.”
“Over the next three years, the interior of the White House was removed and completely replaced, and President Truman and his family lived across the street. The result was a sound, durable structure that basically reproduced the original White House. But as a 1962 Post article noted:
““all the mellow feeling of the old house gave way to a stark atmosphere of solidity. As one Washington columnist observed, “The White House is safe, all right, but it has completely lost its charm. That restoration took the heart out of the building. When those floors creaked, you knew Lincoln had been walking there before you. Now it has no more appeal than the Pentagon.”“
Saturday Evening Post

Si vota il 22.1 in Israele. Giustamente nessuno si può permettere di interferire con le volontà dei cittadini israeliani. Israele, infatti, è l’unica vera democrazia nell’area medio orientale. Ma è ora, nella terra di David, di tener conto, nel bene e nel male, che gli USA erogano tre miliardi di dollari annui di aiuti ordinari e quando ci sono state necessità fuori budget non si sono mai fatti parlare dietro. Per quarantacinque anni. Tre per quarantacinque fa centotrentacinque miliardi di dollari e rotti. Un miliardo di dollari è fatto da mille milioni di dollari. Vuol dire che Israele è costata ai contribuenti USA, dalla fondazione, centotrentacinquemilamilioni di dollari. Più interessi composti e mancati investimenti. Va ricordato, inoltre, che Netanyahu, mal consigliato, ha scommesso contro la rielezione di Obama e, forse, è stato un po’ troppo intimo con il defenestrato Petreaus. E non di intimità sessuali si è trattato, dal momento che, con chi se la spassava il generale, tutto il mondo lo sa.
Con John Brennan e Chuck Hagel sarà tutta un’altra musica. Forse, alle tasche degli israeliani conviene che Netanyahu, aperto avversario del vincitore Obama, sia opportunamente ridimensionato nelle urne il 22.1. Se non fosse così, in Israele, potrebbero trovarsi a dover tirare la cinghia ancor di più di quanto già fanno. E, per la prima volta, potrebbero veder nascere all’interno dei propri confini non solo un ulteriore tensione con i nemici storici palestinesi, ma una vera e propria opposizione a un’economia da guerra permanente.
Ieri mi sono permesso di ricordare i pensieri di Shimon Peres a proposito dell’estrema difficoltà, nell’era contemporanea, di vincere le guerre, e quello che la nuova guida del Pentagono, Chuck Hagel – sembra un paradosso ma è così – pensa delle guerre. Almeno così come negli ultimi anni sono state combattute. Prima di tutto quella grande cazzata che ha innescato la carneficina continua e che va sotto il nome di “guerra contro l’Iraq”.
Hagel è uno che a ogni occasione dichiara di essere un senatore degli Stati Uniti e non un rappresentante di Israele. È uno che spesso ha sostenuto che Netanyahu ha fatto cose veramente stupide e contro gli interessi di Israele.
Sarà difficile continuare a far cacciare soldi agli americani senza una contropartita onesta, collaborativa e fautrice di una possibile pacificazione. Questa è la mia speranza: che i possibil tagli agli aiuti “seducano” la dirigenza israeliana con grande vantaggio per tutti noi mediterranei.
Oreste Grani

726-598x426

433-598x430

346-598x419