Shopping cinese in Italia: rischi e opportunità

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Se avrete la pazienza di leggere i due lunghi brani riportati di seguito, comprenderete meglio perché da mesi ormai (18 ottobre 2012 Il più grande servizio segreto del XXI secolo?) vado ripetendo che con la Cina e il popolo cinese non si può avere un approccio ingenuo.

La crisi economica e la inadeguatezza della classe dirigente e di quella politica espongono il Paese non tanto al rischio di essere “comprato”, quanto a quello di non potere cogliere fino in fondo le opportunità che un investitore forte può portare.

Vi invito quindi a ponderare sugli eventi e sulle parole riportate.

Oreste Grani

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Shopping cinese in Italia: allarme dell’intelligence

I Servizi: “Speculazioni immobiliari, banche, nautica: ecco i rischi per il nostro Paese”. Tutte le segnalazioni del Dipartimento informazioni per la sicurezza

di ALBERTO CUSTODERO ROMA La Repubblica 10 gennaio 2013

— Attenzione: i cinesi approfittano della crisi finanziaria dei Comuni per fare speculazioni immobiliari. L’allarme, insolito, è degli 007 italiani, che, nei giorni scorsi, hanno spedito alla presidenza del Consiglio e al Copasir un report riservato con alcuni esempi di come i cinesi, appunto, si stiano infiltrando negli affari economici italiani. E con quali rischi e ripercussioni per il Paese. La preoccupazione è contenuta anche nella relazione semestrale sulla sicurezza italiana elaborata dai servizi segreti. L’intelligence ha inoltrato alle autorità politiche alcuni casi significativi.

Il primo, riguarda il mega-affaire della riconversione delle aree ex Falck di Sesto San Giovanni (quelle delle tangenti del caso Penati). Si tratta di un intervento urbanistico enorme: un milione di metri quadrati da edificare, e quattro miliardi di euro di investimenti. Gli analisti del Dis (Dipartimento Informazioni per la sicurezza) segnalano «l’interesse manifestato dagli operatori cinesi per il recupero e il restauro dell’ex area Falck, progetto definito di interesse dalla stessa Repubblica popolare cinese, il cui sviluppo è seguito dal consolato cinese a Milano ».

Per finanziare il business milionario — avvertono gli 007 — i cinesi apriranno sul territorio, a Sesto San Giovanni, una filiale della Bank of China. Questa, sottolineano preoccupati i servizi, «è una vicenda che conferma l’interesse della Cina, sostenuta dalla rete diplomatico-consolare di Pechino, che punta a guadagnare il controllo di importanti aree immobiliari in fase di riconversioni in Italia facendo leva sui disequilibri finanziari in cui versano gli enti locali». Insomma, l’apertura di uno dei quattro più grandi istituti bancari cinesi nella cittadina del Milanese che conta 80 mila abitanti (sullo sfondo di un gemellaggio “calcistico” tra Sesto e il distretto cinese di Lucheng), non è passata inosservata agli attenti occhi dei servizi segreti nostrani.

Dalle speculazioni immobiliari all’industria navale. Gli 007, poi, ricostruiscono un altro retroscena di questa “guerra” economico commerciale, svelando «la strategia dei cinesi a danno del comparto navale della nautica di diporto ». «L’Italia — premettono gli 007 — è un target prioritario per la Cina per segmenti di lusso dell’automazione industriale, dei beni strumentali e delle tecnologie ambientali». A questo proposito, il Dis evidenzia «la recente acquisizione, a luglio, del 75% del gruppo Ferretti (yacht di lusso, maggior produttore mondiale) da parte del Shandong Heavy Industry Group, potente industria cinese di componentistica per auto». Secondo l’intelligence, i vertici cinesi avrebbero «l’intenzione di delocalizzare la produzione dei natanti Ferretti dall’Italia all’isola Hinau

(Cina), zona economica speciale per la Repubblica Popolare Cinese, mentre in Italia rimarrebbero solo le linee di rimessaggio e manutenzione». Un’operazione, questa, rischiosa per l’economia nazionale. «La sottrazione di tecnologie e know how— è l’allarme del Dis — e le perdite occupazionali, confermano i rischi connessi all’acquisto da parte di soggetti esteri di aziende nazionali».

Dall’industria alla finanza. La preoccupazione dei servizi sull’“invasione”economica dell’estremo oriente riguarda anche il settore finanziario. L’intelligence avverte infatti che sta per aprire a Milano, nei primi mesi di quest’anno, «l’agenzia di rating cinese Dagong, global credit rating, della controllata europea Dagong Europe, arma strumentale per Pechino per la ricerca e valutazione di fattibilità degli invistimenti in Italia». Insomma, l’agenzia avrà il compito di fiutare gli affari più convenienti nei quali investire il flusso enorme di denaro proveniente dall’estremo oriente. Va detto che, in Europa, il nostro non è l’unico Paese che inizia a preoccuparsi per l’invasione commerciale made in China. Anche l’intelligence francese ha drizzato le antenne. E sta cercando di fare chiarezza sulla natura dei legami tra alcuni dirigenti di Edf, il colosso nazionale dell’energia, e i loro partner cinesi. L’accordo prevede di «offrire» ai partner del Sol Levante «dei codici di calcolo francesi riservati e degli strumenti di simulazione», ma anche l’accesso alla riservatissima unità di crisi di Edf e alla «documentazione operativa».

 

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Roger Faligot, I servizi segreti cinesi, Newton Compton, 2012

Francia, terreno fertile per il reclutamento

Giugno 2007: mi trovo a Pechino per raccogliere le ultime interviste e gli ultimi documenti prima di scrivere questo libro. Tra i vari specialisti incontro “il signor Li”. Sulla sessantina abbondante, capelli a spazzola color argento, rughe che segnano gli anni e l’esperienza nel “lavoro degli affari speciali” (Tewu gongzuo), ovviamente nelle relazioni internazionali, di natura politica, in Europa occidentale. Quello che mi dice l’ho già sentito, ma dalla bocca di esperti occidentali: «I nostri servizi lavorano per cerchi concentrici. Il rapporto australiano che mi ha appena citato si avvicina alla realtà: la Francia è uno dei Paesi in cui è più facile guadagnarsi “amici per la Cina”, quelli che chiamate “agenti di influenza”, fonti, “onorevoli corrispondenti”. Ma per noi, deve capire, non è spionaggio».

C’è una grande differenza con quelli che il KGB chiamava, ai tempi della guerra fredda, “idioti utili”, compagni di strada, simpatizzanti, agenti di influenza reclutati spesso per ingenuità? La differenza, se esiste, sta, nel caso dei cinesi, nella considerevole “manodopera”.

«Possiamo toccare molte corde sensibili. E tutte suonano piacevolmente alle orecchie francesi». Il signor Li elenca i vari campi di operazione su cui i servizi hanno agito dagli anni Settanta. La vicenda Boursicot-Shi Peipu era al contempo straordinaria per il quadro, i personaggi, l’evoluzione, la confusione dei sentimenti, e tuttavia terribilmente banale. Il richiamo del sesso, le “notti affettuose”, l’erotismo cinese sono certo competenze abituali del reclutamento. I francesi vi sono più sensibili di altri, ma non sono comunque i soli. Lo “stratagemma della bella” (di sesso opposto o no) resta molto efficace soprattutto con gli uomini d’affari e altri rappresentanti di ogni Paese. (Basta rileggere il manuale di messa in guardia a questo proposito, realizzato dall’MI5 per gli uomini d’affari britannici, al capitolo 9). I cinesi aggiungono che trovano un terreno

francesi nella convivialità attorno alla buona tavola e al bere, a volte inscindibili dall’erotismo alla cinese.

Ma ci sono altri punti nevralgici che spiegano, secondo gli specialisti, perché la Francia sia un bersaglio scelto. Eccone un riassunto:

1. L’amicizia franco-cinese, invocata a ogni piè sospinto per il fatto che il generale de Gaulle è stato fra i primi a riconoscere Pechino, è stata utilizzata e amplificata quando Jacques Chirac era alla guida del Paese, come primo ministro e poi come presidente. Un’“amicizia” rafforzata da Nicolas Sarkozy nel suo primo viaggio presidenziale in Cina, tanto più che considera Tibet e Taiwan come indissociabilmente legati alla Cina.

2. La Francia offre un ricco vivaio di quelli che sono chiamati “sino-beati” nel mondo dei sinologi (alcuni dei quali hanno già cominciato a protestare, su richiesta dei cinesi, contro questo libro prima ancora che sia terminato), nell’universo della cultura e dello show business, tra gli intellettuali ma anche nel mondo economico, scientifico, diplomatico e politico.

 

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3. L’odio per il comunismo sovietico (un tempo rappresentato dal suo partito francese) ha favorito un approccio favorevole ai cinesi (anche se oggi Pechino ha riallacciato i rapporti con un asse strategico sino-russo). Negli anni Ottanta, alla fine dell’era Breznev, alcuni funzionari del servizio d’informazione sono incaricati di incontrare intellettuali di destra e di estrema destra, specialisti dell’anticomunismo che aiutano ad analizzare l’evoluzione dell’URSS. Avranno la sorpresa di vedere ex maoisti riconvertiti che si aggiungono a loro.

4. L’importante corruzione del mondo politico francese (di sinistra come di destra) offre prospettive interessanti. Corruzione che si è manifestata nella vicenda delle fregate di Taiwan, a partire dal 1991, gestita da parte cinese direttamente sotto il controllo dell’ammiraglio Liu Huaqing, vicepresidente della Commissione militare centrale la cui marina avrebbe chiesto 200 milioni di dollari americani per chiudere gli occhi sulle transazioni franco-taiwanesi.

5. L’ingenuità del mondo economico, che non è solo della Francia, come si vede regolarmente da certi contratti grazie a cui si spera di conquistare «un mercato di 1,3 miliardi di consumatori».

6. L’attrazione culturale reciproca tra Cina e Francia che risale al XVII secolo, manifestata soprattutto sotto Jacques Chirac e che si materializza in un turismo di massa. Alla metà degli anni Novanta il settore del controspionaggio della DGSE si è interessato da vicino ad associazioni che organizzavano viaggi in Cina per pensionati, bersaglio del Guoanbu. Poi, con lo sviluppo economico di questo inizio di XXI secolo, il crescente turismo cinese verso la Francia ha attirato l’attenzione del controspionaggio su organismi come China Swan International Tours, organismo semiufficiale che propone viaggi organizzati nei due sensi, in Cina e all’estero.

7. Il terzomondismo e l’antiamericanismo, particolarmente evidenti nel mondo delle scienze e della ricerca francesi. La grande apertura del mondo universitario e la sua tradizione politica permettono una facile intrusione nei laboratori, anche se dal punto di vista cinese la Francia non è certo il bersaglio preferito per quel che riguarda le tecnologie di punta.

 

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8. L’esistenza, in passato, di una forte corrente maoista degli anni Sessanta riconvertita, i cui numerosi protagonisti sono ai comandi in diversi settori, soprattutto nei media o nei circoli politici. Così nel 1981 ha luogo il primo dei gemellaggi fra Montpellier e Chengdu (la capitale della regione militare che controlla il dominio sul Tibet). Il promotore, il sindaco Georges Frêche, è il maoista che, come abbiamo visto, era stato arrestato tempo prima in Svizzera.

9. La ricchezza del mondo associativo, soprattutto nel circuito dei gemellaggi regionali. Comprendendo che la mondializzazione dà importanza alle grandi regioni (e anche allo Stato-regione), il modus operandi dei cinesi è consistito nel dinamizzare forme di gemellaggi operativi in cui sono appostati i servizi di informazione. La “regionalizzazione” del servizio di informazione cinese, il Guoanbu, ha come conseguenza la supervisione di simili iniziative a livello dell’Ufficio regionale (Guoanting), per quel che riguarda i piani di acquisizione e la ricerca delle informazioni, così come l’invio di agenti specializzati nelle delegazioni culturali, scientifiche, universitarie, commerciali [Vedi tabella alla pagina seguente]. In questa raccolta, le informazioni potenzialmente interessanti per Pechino vengono distribuite al Guoanbu centrale. Il caso tipico è quello di notabili “amici della Cina” diventati personalità politiche di primo piano, deputati, ministri, seguiti da tempo per ottenere servizi o favoritismi. Tali situazioni si rivelano assai utili per la gestione dei servizi: è così che un medico cinese, originario dello Shandong, identificato come agente dei servizi nell’Ovest della Francia, stranamente appassionato di questioni aerospaziali, è stato naturalizzato francese grazie all’aiuto di politici di centro “amici della Cina” nonostante l’obiezione della DST che pensava di avere a che fare con un ufficiale dell’EPL sotto copertura.

10. L’importante comunità cinese in Francia continua a crescere. L’obiettivo del Dipartimento del lavoro di fronte unito è quello di avvicinarsi alle associazioni di commercianti e ai gruppi culturali perché esprimano la loro fedeltà a Pechino. Il successo è totale: verso il 2000, le più grandi famiglie di commercianti di Parigi, spesso originarie di comunità che erano fuggite dal comunismo in Indocina negli anni Settanta, si contendono ormai le buone grazie dell’ambasciata della Cina popolare. È impossibile controllare la fioritura di commerci o ristoranti, come facevano la DST e la Sicurezza militare negli anni Settanta. Vent’anni dopo, il controspionaggio considerava che il 10% dei 4000 ristoranti cinesi di Parigi servisse da paravento ad attività del Guoanbu e della mafia cinese (a volte dei due assieme). Il Guoanbu ha moltiplicato le coperture clandestine, ad esempio nel 2007, creando imprese schermo tibetane allo scopo di infiltrare la comunità favorevole al Dalai Lama a pochi mesi dalle Olimpiadi. Per non parlare delle numerose sedi di informazione che usano il paravento diplomatico.
Un’ambasciata diversa dalle altre
Durante la guerra fredda, i sovietici avevano nella loro ambasciata due residenze principali del servizio di informazione: una del KGB e una del GRU, l’intelligence militare. Per contrasto, con i cinesi, si assiste allo sdoppiamento di ogni servizio, alla molteplicità delle reti e dei punti di contatto. L’altra differenza è che il 20% dei diplomatici sovietici facevano spionaggio. Nel caso cinese questa cifra va moltiplicata per due o persino per tre.

TREDICI GEMELLAGGI DI REGIONI FRANCESI CON ALTRETTANTE PROVINCE CINESI SOTTO LA SUPERVISIONE DEL CAPO DI SICUREZZA DELLO STATO (GUOANBU) INCARICATO DEL SERVIZIO DI INFORMAZIONE INTERNAZIONALE DELLA REGIONE NEL 2008

 

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