Stefania Craxi e Lorenzo Moggi: al peggio non c’è mai fine, povero Bettino poveri juventini

Giovanni Agnelli e Palmiro Togliatti

Giovanni Agnelli e Palmiro Togliatti

L’inqualificabile figlia di Bettino Craxi, Stefania, con la candidatura dell’osceno Lorenzo Moggi, pone il suggello a una vita (la sua) spesa a fare danno alla memoria di suo padre più di quanto lui stesso, con i suoi  vizi (gioco, pornostar, amanti con tv privata al seguito, nepotismo, corruzione) fosse riuscito a fare. Dove non era arrivato il gangster Epaminonda, a suo dire complice delle notti di Bettino giocatore sotto falso nome ai tavoli delle bische clandestine, ha trionfato Stefania Craxi: sputtanare irrimediabilmente il nome di famiglia.

Senza assoluzione possibile è infatti l’aver candidato l’ex direttore generale della Juventus al Parlamento.

Nel delirio dell’ex qualcosa (Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri) dell’ultimo governo berlusconiano il nome della Juventus rispunta al centro di polemiche che da anni accompagnano l’attività di quella che un tempo fu la “Signora” del calcio italiano.

Ludus, Fatigando delectamur, Società augusta Taurinorum sono alcune ipotesi di nome prima che prevalesse Juventus. A ragionare del, si direbbe oggi del “brand”, erano i ragazzi del Liceo di Torino “Massimo D’Azeglio” che, più di studiare, nel 1897, sognavano una squadra di football. I Ferrero, i Crea, i Gibezzi, i Varetti, i Malvano, i Rocca, gli Armano tutte famiglie che da quelle parti, all’epoca, potevano mandare i figli al liceo classico. Tutti figli di imprenditori espressione di una élite sociale piemontese. Ai ragazzi (il più anziano dei fondatori della Juventus aveva diciassette anni) è la pratica sportiva che interessa, non dare spettacolo. Che ci fosse quindi il pubblico o meno, poco importava. Da questi intendimenti alla degenerazione voluta da Moggi, la strada è lunga e passa, soprattutto, per un intreccio inestricabile, che ho chiamato (ritengo tra i primi in Italia) “calciocrazia”.

La Juventus nel 1897

La Juventus nel 1897

Ricordo che, in occasione del centenario della Signora del calcio, fu realizzata a Torino una grande mostra  “Juvecentus” (Promotrice delle Belle Arti, Torino, 31 ottobre 1987-18 gennaio 1988), nel cui catalogo, curato da Leonardo Casalino, si sono affrontati, con il doveroso spessore, temi quali: la Juventus e Torino ma soprattutto la Juventus e l’identità nazionale. La tesi è ben sostenuta e da condividere: esiste un percorso comparativo, inestricabile, tra la storia della Juventus e l’evoluzione e i cambiamenti della società italiana.

L’immagine della coppia Agnelli-Togliatti che apre il post (già pubblicata in Cos’ha fatto ieri la Juve…) fa parte della ricca documentazione che accompagnò quella mostra e quel catalogo. Quella foto, che oggi ripropongo, si porta dietro una leggenda dell’epoca che voleva, il più grande industriale italiano, lasciarsi andare a una abbraccio “tifoso” con il capo dei comunisti.

Fino all’età di cento anni la Signora è riuscita, tifosi a parte, a incarnare un luogo di sport ma con impliciti tanti elementi caratterizzanti il positivo della crescita della giovane nazione italiana. Dopo, c’è solo Moggi, che inaugura la stagione del malaffare al potere.

Oreste Grani

P.S. Domenica 13 si sono registrati scontri a Parma causati da tifosi juventini che hanno assaltato un bar, abituale ritrovo di tifosi parmensi. Che noia.

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