Prof. Mario Monti, illuso sarà stato lei. Io Berlusconi non l’ho mai votato e il Pifferaio di Hamelin è un eroe positivo

Monti: “Berlusconi pifferaio magico, sulle tasse aveva illuso anche me”

le promesse fatte da Silvio Berlusconi […], secondo il premier uscente, “ricordano il Pifferaio di Hamlin che incanta i topini. Che gli italiani possano credere a certe parole pronunciate da quella bocca mi fa venire in mente il pifferaio magico che porta i topini ad annegare“, ha detto il professore. Che ammette: Berlusconi “è uno che ha già illuso gli italiani tre volte. La prima vota mi sono fatto illudere anch’io”, spiegando di avere votato per il Cavaliere nel 1994. E continua: “I sacrifici chiesti agli italiani possono essere dissipati in tre mesi se arriva un nuovo illusionista o un vecchio illusionista ringalluzzito da La Repubblica 14.1.13

Chiarissimo Professor Mario Monti, mi consenta di dissentire dalle sue dichiarazioni. Innanzitutto rivendico di non essermi mai fatto incantare dal piffero di Silvio Berlusconi come una olgettina qualsiasi. In secondo luogo mi sento offeso  e trovo diseducativo per i nostri bambini associare una figura altamente positiva qual è il Pifferaio di Hamelin al drago divoratore di vergini di Arcore (copyright Veronica Lario). Per rinfrescare a tutti la memoria riporto la nota fiaba dei Fratelli Grimm dalla quale i bambini ricavano senza difficoltà il precetto: pacta servanda sunt.

Trovo poi quasi ridicolo paragonare gli italiani a topi (nella cui schiera Lei si pone, non io) incantati dalla musica, anche perché non si fa che ribadire quell’antica menzogna per cui la musica sia opera del diavolo.

Aggiungo poi che se il Rettore della Bocconi si è fatto ingannare, a maggior ragione questo è avvenuto  per milioni di semplici cittadini, i quali a differenza di lui hanno minore accesso alle informazioni.

Solo un concetto da Lei espresso mi trova d’accordo, è cioè che Silvio Berlusconi sia un “vecchio illusionista ringalluzzito”, ma io aggiungo, anche un manipolatore di coscienze.

Cordiali saluti

Oreste Grani

Il pifferaio di Hamelin

C’era una volta una piccola città di nome Hamelin. I suoi abitanti erano sempre vissuti felici, ma da qualche tempo regnava una gran confusione!

Hamelin, infatti, era stata invasa dai topi! Non c’era solo qualche topolino nelle cantine, ma centinaia di musini sbucavano da ogni angolo: si intrufolavano nelle cucine, saltavano dalle finestre aperte, correvano lungo i tetti delle case, sui cornicioni, si inseguivano per le scale…

I cittadini erano disperati e decisero di rivolgersi al sindaco della città, radunandosi nella piazza davanti alla sua finestra per protestare.

«La città è piena di topi!» gridavano infuriati. «Ormai ci sono più topi che bambini! Bisogna trovare al più presto una soluzione.»

Il sindaco si affacciò alla finestra cercando di sorridere, ma in realtà non sapeva proprio che cosa fare e cominciava a agitarsi. Mentre stava cercando un’idea, sentì tre leggeri colpetti alla porta. Aveva una gran paura che fosse un cittadino infuriato.

«Posso entrare?» chiese una strana vocetta.

«Avanti…» rispose il sindaco un pò preoccupato.

Entrò un buffo personaggio con un vestito azzurro a righe, scarpe con una lunga punta e un cappello con la piuma.

«Sono venuto a liberare la città dai topi. Io possiedo un potere magico …con la mia musica posso condurre con me oggetti, animali e uomini» incominciò l’uomo.

«Allora tu sei la mia salvezza!» esclamò il sindaco contento. «Arrivi proprio al momento giusto! Se riuscirai davvero a far sparire tutti questi topi ti ricompenserò generosamente, lo prometto.»

«Non preoccuparti, tornerò presto» rispose sicuro di sé il Pifferaio. «Vedrai, fra meno di un’ora, in tutta Hamelin, non incontrerai più neanche un topo!»

Così uscì dal municipio e si incamminò verso la piazza del paese impugnando il suo piffero magico. Poi, si fermò a pensare, come per ricordare una melodia particolare e, sotto gli occhi incuriositi di grandi e bambini, iniziò a suonare una canzoncina molto allegra, seduto vicino a una fontana di pietra.

Immediatamente, come per magia, un fiume di topolini attratti da quelle note bizzarre, uscì dalle case e invase la piazza: saltellavano tutti intorno al Pifferaio!

Senza smettere un solo istante di suonare, iniziò a camminare svelto, attraversando la città a grandi passi verso il fiume che scorreva poco lontano. Gli abitanti di Hamelin si chiedevano stupiti chi fosse quell’omino che incantava con la sua musica persino gli animali. Tutti correvano nelle strade, seguendo quello strano corteo e si arrampicavano sugli alberi per vedere meglio.

Intanto il Pifferaio continuava nel cammino seguito da centinaia di topi e si dirigeva alle porte di Hamelin.

Arrivato al fiume, si fermò di colpo sulla riva, lasciando che i topi si tuffassero nell’acqua. In pochi minuti sparirono tutti! Come aveva promesso, non si trovò più un solo topo in tutta la città. Anche i gatti, che se ne stavano nascosti da tempo, non credevano ai loro occhi e cominciarono a festeggiare nelle strade.

Il sindaco invece, prendendosi il merito di tutto, si ritirò soddisfatto nel municipio.

All’improvviso, come la prima volta, si udirono alla porta tre leggeri colpetti: era il Pifferaio Magico.

«Buongiorno» disse tranquillo «il mio compito è finito!»

Appena il sindaco lo vide entrare, si finse molto sorpreso e rispose: «Posso fare qualcosa per te?»

«Sono tornato per ritirare il compenso che mi ha promesso»

«Compenso? Ma, ma di che cosa stai parlando?» esclamò il sindaco. «Io non ti ho promesso proprio niente.»

«Aveva dato la sua parola d’onore! Ha detto che mi avrebbe ricompensato generosamente se avessi liberato dai topi la città di Hamelin!» rispose il Pifferaio seccato.

«Non mi ricordo di averti mai detto questo» disse il sindaco imbroglione scoppiando in una fragorosa risata. «Comunque ora tutti i topi sono morti e non torneranno di certo. Ti ringrazio molto anche a nome di tutta la città e ti faccio tanti auguri! Ora puoi andare.»

«Sta molto attento» mormorò allora il Pifferaio con un viso minaccioso «non prenderti gioco di me perché questa volta potrei suonare una melodia molto diversa…»

Senza aggiungere altro se ne andò con uno strano sorriso. Scese nelle vie di Hamelin e cominciò a attraversare la città con passo deciso, con il suo piffero di legno in mano. Arrivato nella piazza in cui aveva suonato la prima volta, si fermò per un momento a pensare, come per ricordare una melodia e cominciò una canzoncina allegra, diversa dalla prima.

All’improvviso tutti i bambini, ma proprio tutti, iniziarono a correre fuori dalle case, incantati dalla sua musica e dalle note magiche. Seguivano il buffo omino con le scarpe a punta e la piuma sul cappello, dimenticando i loro giochi e quello che stavano facendo.

Presto un allegro corteo di centinaia di bambini attraversava la città, proprio come era successo con i topolini!

La musica infatti trascinava i piccoli sempre più lontano, attraverso i prati e i boschi, finchè giunsero ai piedi di un’immensa montagna. Il Pifferaio subito cambiò melodia e magicamente, una porta di pietra cominciò a aprirsi.

Entrò svelto e tutti lo seguirono, soltanto uno di loro era rimasto indietro perché era un po’ lento.

«Ehi, Pifferaio! Bambini! Aspettatemi! Voglio venire anch’io con voi!» gridava, ma la misteriosa porta di pietra ormai si era chiusa.

In quel momento, arrivarono di corsa i genitori e il bambino raccontò loro ogni cosa.

Aspettarono fino a sera, ma nessuno rispondeva e decisero di tornare a casa.

L’unico bambino rimasto a Hamelin era davvero triste e si sentiva terribilmente solo senza nessuno con cui giocare. Il suo unico desiderio era raggiungere gli altri bambini. Così una mattina, senza dir niente a nessuno, si allontanò, ripercorrendo il sentiero che aveva fatto quel giorno con i suoi amici.

Si era costruito con un bastoncino di legno un piccolo piffero e, arrivato di fronte alla grande porta di pietra, cominciò a suonare l’allegra melodia del Pifferaio, che non aveva mai dimenticato.

A un tratto, dall’altra parte della roccia, un flauto rispose alla sua musica. Il bambino ricominciò a suonare e le note del piffero magico risposero ancora. La roccia della montagna iniziò a tremare come la prima volta e la grande porta lentamente si aprì. Tutti i bambini di Hamelin uscirono correndo felici sui prati e abbracciarono con gioia il bambino che li aveva salvati.

«Il Pifferaio ti vuole parlare» gli dissero.

Così, il piccolo bambino entrò senza avere timore nella grande montagna, curioso di scoprire il segreto della musica magica. Intanto ad Hamelin il sindaco se ne stava rinchiuso nel suo palazzo tremando di paura per quello che aveva combinato… ma ormai era troppo tardi. Nessuno più rideva, nessuno più cantava, non c’erano le voci dei bambini che giocavano nelle strade e tutti erano preoccupati per il piccolo che era partito solo e non era più tornato.

Improvvisamente, da lontano, sentirono un allegro frastuono! I cittadini di Hamelin si precipitarono a guardare cosa stava succedendo e videro un corteo di più di trecento bambini che scendeva attraverso i prati della grande montagna. Tutti cantavano e correvano allegramente, preceduti dal piccolo bambino che stringeva tra le mani, con gli occhi che gli luccicavano dalla felicità, un meraviglioso piffero di legno. Era proprio il piffero magico che l’uomo con la piuma sul cappello gli aveva regalato. Non vi dico gli abbracci, i baci, i salti di gioia dei genitori!

A Hamelin si fece festa per tre giorni e tre notti!

I bambini però non raccontarono mai dove erano stati e che cosa avevano fatto in montagna.

Il sindaco invece imparò a mantenere le promesse!