Berlusconi non è mai stato un imprenditore ma un truccatore di dadi e di regole del gioco

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È storia vecchia quella dei falsi massoni e del Monte dei Paschi di Siena.

Sicuramente, essendo la Propaganda 2 nella gestione di Licio Gelli una consorteria di farabutti votati allo svuotamento delle casse della collettività e, cosa ancora più grave per un massone, delle tasche della povera gente, una delle chiavi di lettura della resistibile ascesa di Silvio Berlusconi è l’accordo con Giovanni Cresti (piduista) provveditore del Monte dei Paschi.

È Giovanni Cresti che consente a Silvio Berlusconi di rimanere esposto per 120 miliardi di lire ai primi del 1981 e successivamente di fargli “dilatare il buco” a ritmo di 2 miliardi al mese.

In quegli anni Licio Gelli si dedica (più che a elevare spiritualmente i liberi muratori e al “lavoro archeologico dello spirito alla ricerca della verità” e alle speculazioni razionali dello studio erudito) a mappare le banche che avevano un peso in quel momento e che avevano piduisti al comando:

– Banco Ambrosiano (Calvi)

– Monte dei Paschi di Siena ( Cresti)

– Iccrea (Badioli e Buscarini)

– Banca Nazionale del Lavoro (Ferrari e Graziadei)

– Interbanca (Aillaud)

– Banca del Monte di Milano (Peduzzi)

– Banca del Monte di Bologna (Bellei)

– Credito agrario (Parasassi)

– Banco di Roma (Alessandrini e Guidi)

– Banco di Napoli (Liccardo)

oltre ad altri 119 infiltrati nei ministeri del Tesoro e delle Fiananze.

Facile fare l’imprenditore con questi paracadute.

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Berlusconi non è mai stato un imprenditore ma un truccatore di dadi e di regole del gioco. Un esempio per tutto, leggetelo di seguito:

Finisce oggi, a librerie eccezionalmente aperte, la “Festa del libro” voluta da Silvio Berlusconi, coproprietario della Elemond. Ma non finiscono le polemiche. Se il Cavaliere promuove una campagna a tutto volume sulle sue Tv offrendo il 25 per cento di sconto (un quarto del prezzo di copertina), possono tacere gli altri? E infatti ecco una lettera, piena di rabbia e ironia, scritta a Berlusconi da Milvia Carrà , editore in proprio e presidente dell’Associazione Italiana Piccoli Editori (Aipe): “Lo sconto del 25 per cento da Lei praticato rappresenta una percentuale che è almeno doppia del medio margine lordo di guadagno di un editore, quando esiste il guadagno”, scrive. Lodevole l’intento, aggiunge, ma lei “ha trasformato la ‘ festa’ del ‘ Libro’ in una Sua personale, nella ‘ Festa’ dei ‘ Suoi’ Libri”. Ma questo passi, fa capire la portavoce dei piccoli editori; passi pure un’ ipotizzabile accusa di “concorrenza sleale” (“Lei in fondo ha agito nella piena legalità … in quanto nel nostro Paese esistono leggi fatte ad hoc per i più forti, non certo per i più deboli”), ma vendere “libri come il burro e la conserva o altro nei supermercati: prendi tre e paghi due”, no, non va bene: è “deformare” anziché formare […] Corriere della Sera 7.3.93

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Estendendo il pensiero della scrivente si può dire che, così come i partiti politici italiani hanno stravolto le regole del sistema democratico, accaparrandosi il potere grazie a decine di migliaia di miliardi sottratti allo Stato ed ai privati cittadini, è altrettanto vero che in un regime di economia libera le alterazioni delle regole di mercato, attuate attraverso massicce immissioni di denaro estraneo a quel mercato e con meccanismi finanziari inconsueti (eufemismi per dire “soldi di dubbia provenienza”), di fatto inquinano il settore merceologico investito da queste pratiche.
Quando il settore merceologico interessato è quello dell’informazione e dei mezzi di comunicazione di massa, in gioco non vengono messe solamente le regole di mercato, ma anche la libertà dei cittadini e l’indipendenza di una nazione.

È tutto qui il peso e il valore di Marcello Dell’Utri e di Ennio Doris. È tutto qui il trucco, Sivlio Berlusconi senza i soldi delle piduiste Banca Nazionale del Lavoro e Monte dei Paschi di Siena sarebbe rimasto al palo. Avrebbe detto lo “zio” Giulio Andreotti (vero regista del “pensiero” gelliano).

Oreste Grani

P.S. In queste ore di travaglio elettorale, provando disgusto per tutto questo, avrei pereferito, per una questione estetica, vedere un Silvio Berlusconi mantenere fede ai giuramenti fatti al complice e amico di sempre Marcello Dell’Utri.

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