Dialogo tra un “cornuto” e un investigatore privato

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Quando il citofono ruppe il silenzio con un gracchiare stridulo, K** lasciò cadere la penna sul foglio, chiuse la finestra del sito porno e si alzò per rispondere. Le gambe gli tremavano un po’ e il cuore sbatteva sotto la camicia, mentre il membro eretto si era subito afflosciato. Aspettava quella visita, l’ultima, e aveva intuito che non sarebbe stato un incontro piacevole.

La voce nella cornetta, per quanto deformata, gli era ben nota, inconfondibile per la sgradevolezza, per quel singhiozzare nasale che si intonava al personaggio il sig. X**, detective privato.

X**, tondo basso calvo mellifluo ambiguo insinuante, K** lo aveva contattato su consiglio del suo avvocato, stanco di dover subire le sue lamentele prima durante e dopo le settimanali partite di calcetto.

K era roso dal dubbio che la sua fredda consorte avesse una relazione con un vecchio compagno di scuola ritrovato dopo anni a una cena di lavoro.

M**, moglie di K** da cinque lustri, professionista molto apprezzata per le proprie abilità, amante dei gatti ma insoddisfatta dalla vita, da un paio di anni si era, diciamo, allontanata dal consorte.

Il sig. X**, al primo incontro nel proprio fumoso e muffoso ufficio, aveva parlato chiaro, dichiarando che non avrebbe potuto indagare oltre i limiti che la legge gli imponeva, aveva snocciolato il tariffario e, ammiccando, aveva sottointeso che con un extra adeguato si sarebbe potuto spingere “un po’ più in là” di quanto il codice deontologico della sua categoria consigliava.

Ora X** si stagliava davanti alla porta, una busta formato A4 sotto il braccio, uno sguardo perplesso con un sorrisetto che K** non sapeva come interpretare e che gli aveva chiuso lo stomaco.

Avanti, mormorò K**, buona sera, prego si accomodi.

L’investigatore parve esitare, aveva cercato di allontanare quel momento e alla fine aveva ceduto, rispondendo alle ripetute telefonate di K**.

Buona sera signor K**, mi scuso del ritardo, un impegno improvviso.

Si figuri, avanti. K** aveva incominciato a sudare.

Sedutosi di fronte alla scrivania del cliente, l’investigatore si schiarì la voce e incominciò un discorso che si era preparato. Vede, a volte il sospetto è un tarlo che ci portiamo dentro perché noi stessi siamo un po’… come dire… siamo quello che pensiamo sia il nostro partner. Non voglio insinuare, mi comprenda, ma è quello che dicono gli psicologi; sa, li interpello ogni tanto, per i casi difficili, diciamo così. Ora, lei, se mi permette, vuole sapere se sua moglie… ma io le dico, lasci stare, ci dorma sopra, se vuole le posso consigliare un bravo terapeuta di coppia, potrebbe portare sua moglie…

K** si era spazientito per quel girare in tondo, gli era già costato un cospicuo anticipo. Il coraggio o l’ira intanto gli avevano alzato l’adrenalina e, senza riuscire a mordersi la lingua, se ne sarebbe pentito, sbottò: Basta così, ho capito, mi dica quello che ha scoperto, se ha scoperto qualcosa che vale tutti i…

X**, prima di diventare un pedinatore di partner infedeli, aveva avuto una certa dimestichezza con i commissariati e i cambi di tono, soprattutto dei superiori, lo avevano sempre indispettito. Ora, che un cornuto si permettesse di rinfacciargli la tariffa dovuta lo punse dolorosamente e cambiando tono a sua volta ruppe gli indugi.

È sicuro, facendo una pausa, di voler sapere?

, rispose intimorito K**.

Va bene, ma la avverto, non è facile.

K** deglutì, gli si annebbiò la vista e… Cosa intende?

Vede, questo è un momento difficile, il più difficile del mio mestiere. La verità, fino in fondo, non la vuole sapere mai nessuno. Ci vuole coraggio, spregiudicatezza, per guardare la verità.

X** fece una pausa che K** non seppe o non volle interrompere, ora era davvero preoccupato. Cosa stava per apprendere sul conto di M**, la compagna di tanti silenzi, di tante liti, causa di tante fughe con gli amici del calcetto?

L’investigatore afferrò la busta, la aprì con mano malferma. È sicuro… poi non si torna indietro.

K**: Sì.

Le immagini che giacevano sulla scrivania non erano poi tanto diverse da quelle cui K** era abituato a vedere scorrere sullo schermo del computer. Uomini, tanti uomini, molti neri, alcuni grassi. Membri enormi affondati in un corpo femminile, vibratori, cinghie. Un corpo di donna piegato e ripiegato, gaudente, l’occhio sfavillante mentre lecca, succhia, morde, strapazza. I seni e le gambe avvolti in un bellissimo completo trasparente, poi in un bustino asfissiante, poi legata e appesa al soffitto poi poi poi. K**, eccitato e stupito, guardò l’investigatore, stropicciò gli occhi e scoppiò in una risata.

Ma cosa mi ha portato, ma che vuole dire tutto ciò, mi prende in giro?

X** non fu sorpreso, un po’ se lo aspettava ma in cuor suo era in allerta. Quando un cliente risponde così, è certo che da un momento all’altro la situazione può diventare pericolosa. Da un lato, infatti, il cornuto si sarebbe rifiutato di saldare, alzando la voce, insultando, minacciando. Alla fine, qualora avesse accettato la realtà, avrebbe minacciato il partner di morte, avrebbe impugnato una pistola se ne avessa avuta una a portata di mano, avrebbe singhiozzato avrebbe sfasciato un po’ di cose.

Allora, insistette il cornuto, mi vuole spiegare?

Con fredda professionalità X** rispose: Questa sone le foto che lei mi ha dato, le confronti con questa e mi dica?

Non è lei, non le assomiglia.

Ma guardi sono gli stessi orecchini.

Migliaia di donne ne hanno di uguali.

Questo neo?

Idem, è molto comune.

Il tatuaggio?

Scherza, ce l’hanno tutte.

Ma lo stesso neo vicino allo stesso tatuaggio su un seno identico…

Non prova nulla, non è quello di mia moglie. E basta.

Dopo una pausa di riflessione, K**, gli occhi fissi sulle immagini parve illuminarsi. Ma questo, questo qui, pensi un po’, lo conosco, mi pare almeno.
L’investigatore si allarmò, Ci siamo.

K** afferrò una lente di ingrandimento e la puntò su un tizio. Mi sembra lui, ma non può essere a questo qui manca una mano, mentre il mio conoscente le ha entrambe. Vede come le immagini possono trarre in inganno? Mio caro Sherlock Holmes.

X** spalancò gli occhi, guardò la mano affondata nella vagina della gaudente signora e senza proferir verbo girò lo sguardo nella stanza per valutare la via di fuga migliore.

K**, nel frattempo, aveva cominciato a interessarsi a un altro personaggio, un moro ricciolo e nerchiutissimo, somigliante come una goccia d’acqua al maestro del corso di danza caraibica che sua moglie frequentava giusto da un paio d’anni. Che coincidenza pensava, mentre il sorriso di un altro ciccione gli ricordava proprio quello del direttore della scuola di danza.

Che “porca”, esclamò, me ne fosse mai capitata una così!

Dopo l’ennesimo riconoscimento smentito: il portiere del condominio, il panettiere, un cugino e alcuni davvero sconosciuti, il povero investigatore capì che era inutile insistere. Chiese e a sorpresa ottenne il saldo del conto, giustificato da: Belle foto davvero, se ha altro materiale così, me lo faccia avere.

In ascensore, guardandosi allo specchio, sudato e triste X** cominciò a borbottare frasi sconclusionate sul proprio mestiere solitario, pericoloso, silenzioso, infame. Un altro pedinamento lo aspettava, altre foto, altre intercettazioni, altre informazioni.

Dionisia

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