La società segreta del Vaticano trasforma l’oro in mattoni

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La Conciliazione fu il punto d’arrivo di due esigenze diverse ma tendenti allo stesso obbiettivo. Per la Santa Sede si trattava di porre fine, con un accordo soddisfacente, che non sembrasse una resa, alla «iniqua condizione fatta al romano Pontefice». Per Mussolini si trattava di accelerare la dissoluzione di ciò che restava del partito popolare, togliendo alla sua opposizione al Regime il fondamento morale e politico della «Questione romana»; e di attirare inoltre verso il fascismo quelle masse cattoliche che ancora erano perplesse ed esitanti. L’anticlericalismo dei fascisti della prima ora, e le declamazioni atee del Mussolini pre-fascista, non erano stati del tutto dimenticati, almeno da chi dimenticarli non voleva. Senza dubbio Mussolini era stato poi largo di gesti e provvedimenti che attestavano la sua ansia di ingraziarsi la Chiesa. Il Crocefisso era tornato nelle scuole e negli ospedali, l’insegnamento religioso era stato reso obbligatorio, i seminaristi avevano ottenuto l’esonero dal servizio militare, la Messa era divenuta un accessorio indispensabile di molte solenni cerimonie ufficiali.

Indro Montanelli, Storia d’Italia, Rizzoli 1979

Costo dell’operazione: «750 milioni di lire e di ulteriori titoli di Stato consolidate al 5 per cento al portatore, per un valore nominale di un miliardo di lire».

Questa storia, ben nota ai cultori della materia, negli anni si è strasformata in una faccenda di proprietà immobiliari generata da quel denaro. Lo scoop del “Guardian” consiste nell’avere collegato la British Grolux Investment Ltd (proprietaria di immobili prestigiosi a Londra) alla Profima, una società del Vaticano operante dalla seconda guerra mondiale, a volte “contro gli interessi degli Alleati”.

Chissà che non sia il segnale di un sommovimento tellurico che da Londra arriverà presto a Roma?

Da notare, infine, come anche in questa occasione l’agire del Vaticano trovi il suo compimento nella trasformazione dell’oro in mattoni.

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La struttura segreta del Vaticano – Immobili a Londra con i soldi di Mussolini

Una società off-shore custodisce un patrimonio da circa 650 milioni di euro. Per conto della Santa Sede, che ha raggranellato prestigiosi locali ed edifici nella capitale britannica. Grazie ai soldi che Mussolini diede al papato con i Patti Lateranensi

LONDRAA chi appartiene il locale che ospita la gioielleria Bulgari a Bond street, più esclusiva via dello shopping nella capitale britannica? E di chi è l’edificio in cui ha sede la Altium Capital, una delle più ricche banche di investimenti di Londra, all’angolo super chic tra St. James Square e Pall Mall, la strada dei club per gentiluomini? La risposta alle due domande è la stessa: il proprietario è il Vaticano. Ma nessuno lo sa, perché i due investimenti fanno parte di un segretissimo impero immobiliare costruito nel corso del tempo dalla Santa Sede, attualmente nascosto dietro un’anonima società off-shore che rifiuta di identificare il vero possessore di un portfolio da 500 milioni di sterline, circa 650 milioni di euro. E come è nata questa attività commerciale dello Stato della Chiesa? Con i soldi che Benito Mussolini diede in contanti al papato, in cambio del riconoscimento del suo regime fascista, nel 1929, con i Patti Lateranensi.

A rivelare questo storia è il Guardian, con uno scoop che oggi occupa l’intera terza pagina. Il quotidiano londinese ha messo tre reporter sulle tracce di questo tesoro immobiliare del Vaticano ed è rimasto sorpreso, nel corso della sua inchiesta, dallo sforzo fatto dalla Santa Sede per mantenere l’assoluta segretezza sui suoi legami con la British Grolux Investment Ltd, la società formalmente titolare di tale cospicuo investimento internazionale. Due autorevoli banchieri inglesi, entrambi cattolici, John Varley e Robin Herbert, hanno rifiutato di divulgare alcunché e di rispondere alle domande del giornale in merito al vero intestatario della società.

Ma il Guardian è riuscito a scoprirlo lo stesso attraverso ricerche negli archivi di Stato, da cui è emerso non solo il legame con il Vaticano ma anche una storia più torbida che affonda nel passato. Il controllo della società inglese è di un’altra società, chiamata Profima, con sede presso la banca JP Morgan a New York e formata in Svizzera. I documenti d’archivio rivelano che la Profima appartiene al Vaticano sin dalla seconda guerra mondiale, quando i servizi segreti britannici la accusarono di “attività contrarie agli interessi degli Alleati”. In particolare le accuse erano rivolte al finanziere del papa, Bernardino Nogara, l’uomo che aveva preso il controllo di un capitale di 65 milioni di euro (al valore attuale) ottenuto dalla Santa Sede in contanti, da parte di Mussolini, come contraccambio per il riconoscimento dello stato fascista, fin dai primi anni Trenta. Il Guardian ha chiesto commenti sulle sue rivelazioni all’ufficio del Nunzio Apostolico a Londra, ma ha ottenuto soltanto un “no comment” da un portavoce.

Enrico Franceschini, La Repubblica 22 gennaio 2013

Questi preti non finiscono mai di sorprendermi.

Oreste Grani

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