Ora, veramente, Silvio Berlusconi rischia la vita

Parchae di Victoria Brace

Parchae di Victoria Brace

Le Parche, divinità misteriose, dicevano gli antichi Greci, tessono in telai di alabastro, con fili bianchi e rossi, una tela mortale: per dare vesti, veli, alle scintille del Cielo, alle anime. Il telaio di alabastro, è lo scheletro umano, i fili policromi, nella Grande Metafora sono i nervi, sono le vene e i fasci di fibre della carne. Sottili e tenui come il filo che attraversa i servizi e gli episodi apparentemente oscuri della vita del Monte dei Paschi di Siena e l’accrescimento dell’impero berlusconiano, gli affari dei socialisti, gli input della Propaganda 2 e gli innumerevoli grandi scandali “tangentisti” dell’epoca.

Un filo che il tempo e le indagini hanno illuminato sempre più, chiarendo quali stretti contatti ci fossero tra episodi e persone apparentemente estranei. E i fili, si sa, dal semplice cucire possono arrivare anche a tessere trame. La storia di questa trama è il racconto fedele della resistibile ascesa di Arturo Ui (Silvio Berlusconi). Nessun imprenditore geniale, nessun lavoratore indefesso. Solo una banda di malfattori tra di loro legati e sodali in modo profondo. Fino ad oggi.

Fino ad oggi, quando, il capo banda, novello Felice Maniero, gangster del Brenta, ha tradito i suoi complici e dimenticato i giuramenti. E, come fece Felice Maniero, consegna alla “giustizia” i compagni di merenda. Ora tutto potrebbe accadere. Ecco il perché della scelta di non andare in piazza durante la campagna elettorale ma usare solo gli studi televisivi più sicuri e di facile controllo. Sapendo che avrebbe tradito, è stato meglio premunirsi. Berlusconi, la vita, ora, la rischia veramente.

Oreste Grani