Caro Stefano Bisi, per lei era meglio cogliere il valore preveggente delle parole che Ipazia le aveva dedicato

Alla luce di quanto è accaduto dopo l’elezione di Franco Ceccuzzi a sindaco di Siena, nella primavera del 2011, chiedo, oggi, a Stefano Bisi, che spesso fa sfoggio pubblico di interessi e saperi massonici, se non era più opportuno, raccogliendo il consiglio di Ipazia alessandrina, non spiattellarsi a favore del candidato voluto dal PD e dal suo maggior finanziatore Giuseppe Mussari.

Le parole che di seguito potete leggere, erano state scelte perché Bisi comprendesse la preveggenza mazziniana implicita in quei valori dichiarati. E si desse, di conseguenza, una regolata. Oggi che per lui e per i pari suoi è tutto perduto, ho certezza che molti a Siena, in quei giorni, millantavano appartenenza alla Massoneria e ai valori di Fratellanza. Mentre chi di dovere sta dando la caccia alle indelebili tracce elettroniche dei conti bancari degli approfittatori, colgo l’occasione per ricordare a Bisi e agli pseudo-massoni-senesi che il Maestro Giuseppe Mazzini è morto nullatenente in casa Rosselli.

Oreste Grani

 

“Egregio dott. Bisi, 

non son pochi coloro che, in questi tempi fortunati per il suo nome, dopo secoli di discredito, si appropriano di Ipazia per scrivere libri, fare film, dividere gli uomini. Noi di Ipazia Promos, Ipazia Preveggenza Tecnologica e Ipazia Web Tv, pur costituiti formalmente soltanto da pochi anni, facciamo riferimento, in riservatezza, da lunghissima data (dicembre 1991) alla saggia maestra, come guida illuminata delle nostre vite personali, di persone che stanno nel mondo cercando di dare un contributo di ragione e di speranza al proprio impegno per il bene della comunità umana, e anche del nostro agire aziendale, in una forma atipica, come ci piace dire, fuori dagli schemi commerciali tradizionali del mondo economico.

Nel nome di Ipazia, ci sentiamo chiamati ad una missione che provi a tradurre in un agire coerente per il bene della società, le parole, sapienti e profetiche, di Mario Luzi, che abbiamo voluto citare in apertura pubblicando un’intera pagina sul giornale che Lei dirige della campagna valoriale che abbiamo inteso offrire alla città di Siena e ai senesi, con l’amore per il nostro Paese tutto. Siena è per noi il luogo della rinascita italiana, ove questa provino a guidarla intelligenze e spiriti capaci di uno sguardo alto, non strabico ma pantocrato, non di destra, di sinistra o di centro, ma di destra, di sinistra e di centro, quindi. Universale, che non si fermi alle piccolezze del qui e dell’ora. 

Non a caso il nostro simbolo raffigura la testa di Ipazia in forma di nautilus, immagine privilegiata di complessità. E la complessità è ragione profonda e superiore, che segue percorsi carsici e labirinti articolati, e rifugge da semplicismi e antagonismi, perché è ambiziosa e capace di integrare i diversi, gli opposti e perfino i contraddittori, in un complesso armonico, anche in forma di groviglio armonioso e creativo. 

L’armonia è e deve essere compagna della tolleranza e della prudenza, perché è compagna della libertà, e libertà significa potersi esprimere in modo diverso da chi detiene il potere di espressione….

…Auspichiamo per Siena e i senesi più libertà e più responsabilità. 

Alcuni di noi, per età, hanno già vissuto nel rifiuto e nella sistematica emarginazione condizioni in cui Ipazia prima e Giuseppe Mazzini poi hanno trascorso tutta la loro vita. Claudio Martelli si è candidato a queste elezioni amministrative a Siena per aderire ad un progetto politico per il Paese che lo precede, lo comprende e lo supera. Martelli è stato, anche da Lei, ingiustamente accusato di arroganza nei confronti dei senesi, per aver denunciato forme di sudditanza psicologica e culturale, che impediscono il coraggio di cambiare e di credere fino in fondo nella forza della ragione e della buona volontà,  da cui l’Italia non è esente. E neppure Siena. Come dimostrano i dati delle ultime elezioni amministrative regionali, con oltre 16mila astenuti dal voto (bianche, nulle e non recatisi al voto), che sono il segnale di uno scontento profondo, verso la politica in generale e la politica a Siena in particolare. Quanto  dichiarato da Martelli, divenuto oggetto di Sua durissima critica sul “Corriere di Siena”, piuttosto riecheggia quanto scriveva Rousseau: “L’uomo è nato libero, dappertutto è in catene”.  E le catene non sono solo quelle pesanti dei carceri e dei lager, ma anche quelle più leggere del controllo massmediatico e dell’odio che, subdolamente, stringe i polsi e le menti dei più deboli. E che li può rendere inconsapevolmente schiavi. 

Certo, bisogna ben comprendere cosa significhi la libertà. E viverla fino in fondo e saper combattere per difenderla, affinché tutti la possano ottenere.

Dunque, è  ora che kantianamente tutti senza più divisioni si agisca nel nome di Ipazia alessandrina, da Lei con tanto rispetto citata, perché l’uomo non sia un mezzo, ma un fine. Ricordando sempre che il mezzo deve anticipare il fine…”

Giuseppe Mazzini

Giuseppe Mazzini

P.S.: dove si leggono espressioni offensive per i senesi? È meglio aver fatto accadere ciò che è accaduto?