il Dramma del “sans-papier”. Due clochard sono morti bruciati vicino via Veneto a Roma

foto di Valerio De Berardinis

foto di Valerio De Berardinis

Scrive il sensibile Gianluca Nicoletti su La Stampa.it il 28 gennaio 2013:

“Due clochard sono morti bruciati vicino via Veneto, altri 8000 abitano la città invisibile di chi vive all’aperto. A Roma gli ultimi due vagabondi passati a miglior vita sono bruciati sotto terra. Li hanno raccolti in un tunnel a Corso Italia, al culmine di via Veneto. L’autopsia non troverà mai segni di “dolce vita” nei loro corpi carbonizzati, anche se pernottavano quasi sotto ai terrazzi dell’ Hotel Flora, già lussuosa alcova delle notti brave di un onorevole assai devoto, solo qualche anno fa. Roma è una città dove si può tranquillamente dormire avvolti in un cartone ai margini di un marciapiede percorso da folla festante. Nessuno dice nulla, nessuno s’indigna, fa parte del sapore della città, forse secolarmente abituata al passaggio di derelitti, pellegrini, questuanti, me lo conferma Gabriele Del Grande, che per 20 giorni ha dormito assieme ai clochard della Capitale per scrivere un libro.

foto di Valerio De Berardinis

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Chi vive a Roma sa riconoscere dove siano inquilini celati dai secolari anfratti, basta quell’odore aspro di orina e marciume di carne umana, il tipico segnale dell’angolino di strada dove si nasconde un appartamento a cielo aperto. E’ uno spettacolo che non stupisce più, la città sotterranea dei derelitti si sta consolidando; nel 2011 a Roma vivevano ottomila senza tetto, il Ministero del Lavoro, a distanza di un anno da questa stima, ha finanziato una nuova ricerca, perché già si immagina i numeri in crescita. Tutti invisibili, fino a che qualcuno non si accorge che esistono perché sono morti. A volte si muore di stenti, altre volte si è vittima della giustizia spietata della stessa comunità dei disperati underground, che si sta rafforzando anche con le sue leggi non scritte.” 

Nella primavera del 2004 la bellissima rivista Piazz@Armerina di cui vi ho già parlato, ospitava un articolo di A.M. “Il dramma del “sans-papier”. Dedico alle due silenziose “ombre di ombre”, eroi della vita, la riproposizione di quel brano magistrale di tanti, tanti anni fa.

Oreste Grani

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