È il 65° anniversario della morte di Gandhi

260-598x734Per ricordare il 65° anniversario della morte di Gandhi, ucciso il 30 gennaio 1948, pubblico stralci di una lettera del Mahatma a Ben Gurion riportata nel volume di Jean-Jacques Servan-Schreiber La sfida degli ebrei (Rizzoli 1988) basato su un lungo dialogo con Shimon Peres.

Oreste Grani

 

Gandhi scrive di sua mano:

«Ho simpatia per gli ebrei. Sono stati gli intoccabili della cristianità. È impressionante la somiglianza tra il trattamento che i cristiani hanno riservato loro e quello che gli indiani riservavano agli intoccabili. Oltre a questo sentimento di fratellanza, c’è però una ragione più universale che mi spinge alla solidarietà con gli ebrei. Nessun tiranno della storia ha raggiunto la ferocia di Hitler nella sua persecuzione contro gli ebrei. Questa persecuzione non è paragonabile a nessun’altra nella storia del mondo.

«È una ragione di più, questa, perché gli ebrei nel momento in cui si insediano in Palestina, rifiutino qualsiasi dominazione sugli arabi, che sono così fieri – commetterebbero un crimine contro l’umanità – e cerchino al contrario di conquistarsi la loro amicizia, di essere i loro fratelli vivendo sulla stessa terra.

«Gli ebrei possono dimostrare che sono una razza eletta, scegliendo la non violenza come arma per crearsi il loro spazio nel mondo. Un amico ebreo mi ha mandato il libro di Cecil Roth che si intitola Il controbuto ebraico alla civiltà. Vi ho trovato una descrizione di tutto ciò che gli ebrei hanno dato al mondo, nella letteratura, nelle scienze, nella medicina, nell’arte, nella filosofia, nell’agricoltura… Oggi, hanno l’occasione di aggiungere al loro inestimabile contributo l’apporto straordinario dell’azione non violenta.

 

1100