Travolte le ultime difese dell’autocrate (lo Zar di tutte le Russie) Giuseppe Mussari. La magistratura ormai lo ha azzannato

la Rolls Royce di Lenin

la Rolls Royce del compagno Lenin

Sotto il titolo “DOPO IL MONTE DEI PASCHI TOCCA ALL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SIENA” ho pubblicato una denuncia chiara, incontrovertibile che il vizio di truccare i conti, a Siena, è radicato e diffuso come sono, a volte, le radici e le chiome arboree. Anche delle acacie. A sentire il prof. Giovanni Grasso, anche all’Università di Siena c’era il vizietto di “taroccare” i bilanci. “Manipolarli”, così si esprimeva il denunciatore, inascoltato per troppi anni.

Prendiamo atto che è stato facile fare i furbetti, a Siena, perché, tranne che per i macro debiti con l’INPDAP, la banda degli amministratori grassatori, giocava sempre in casa. Infatti, i grandi creditori dell’università, erano il MPS presieduto dallo specchiato Giuseppe Mussari e la Cassa Depositi e Prestiti presidiata dal “francese” Franco Bassanini e dal massimo teorico italiano di funzionamento delle Fondazioni bancarie, Giuliano Amato.

Il “dottor sottile” è stato, tra l’altro ministro degli Interni. Per ora tenete a mente questo dettaglio che, nel proseguo della vicenda, non risulterà di scarso valore, alla luce degli avvenimenti in corso e di quelli che la preveggenza ipaziana intravede. Spero, inoltre, che sia chiaro a tutti perché ideare, impaginare, far stampare queste denunce dando voce agli onesti, prima e durante la campagna elettorale del 2011, cercando di informare la cittadinanza, fosse considerato un atto di grave ingerenza da parte dei complici e servi degli amministratori truffaldini senesi.

Le donne e gli uomini di Ipazia PT andavano bollati come aggressori esterni intrufolatisi a Siena con atteggiamento sorcino per rubare il formaggio custodito (si fa per dire) nelle casse del Monte. Mentre Claudio Martelli denunciava la dittatura del sistema Siena, lo si scarnificava per il suo passato, facendo in modo che il clamore, artatamente costruito, coprisse le sue puntuali analisi politiche. Tutto va bene, madama la marchesa era il ritornello da ripetere. Era il compito servile della stampa foraggiata dal MPS e coordinata da Stefano Bisi. Perché nulla cambiasse.

Noi di Ipazia ci dovevamo fare i fatti nostri e basta. Alla larga!

Ma, i fatti nostri, per vostra sfortuna, erano proprio ciò che facevate accadere a Siena. Perché noi non eravamo lì, casualmente. E ora, inesorabilmente, come pre-visto, si vede.

Ladri qui, ladri là. Ladri su, ladri giù. Una vera pandemia a Siena. E la partitocrazia (i ladri di Pisa) questa volta, difficilmente, riuscirà a salvarsi. Anche perché il partito per antonomasia (PCI-DS-PD) per salvarsi dovrà dichiararsi cieco, sordo e muto. Mi chiedo: perché dovremmo affrontare i difficilissimi prossimi anni, proprio quelli durante i quali tutto il mondo occidentale soffrirà a causa dell’uso spregiudicato dei derivati, guidati da 3 scimmiette? Piuttosto, pur facendoci orrore la metafora, le sbraniamo noi di Leo Rugens le 3 scimmiette. Noi che, a differenza di Bersani e delle sue inoffensive gengive, le fauci ce le abbiamo. I denti, nonostante la nostra veneranda età, sono tutti nostri. Difficile essere nemici di Ipazia alessandrina.

Oreste Grani