Gli “amici” di Giovanni Falcone al tempo dell’incarico presso il Ministero di Grazia e Giustizia

La polemica tra Antonio Ingroia e Ilda Boccassini a proposito di Giovanni Falcone merita silenzio e attenzione.

Per l’occasione pubblico un brano di Contro la giustizia di Renzo Lombardi (Tullio Pironti 1993) che esemplifica quanto di ben più grave fu fatto in vita e in morte a Giovanni Falcone.

Oreste Grani

 

La storia della dottoressa Liliana Ferraro è in proposito senza dubbio la più illuminante: abbandonate le fatiche dell’ufficio giudiziario poco tempo dopo essere stata assunta in magistratura, l’illustre collega ha conseguito incredibilmente la posizione di una doppia dirigenza di uffici ministeriali strategici, tenendola ben salda per più di sette anni. Per avanzare nel grado e nello stipendio, avrebbe dovuto ritornare negli uffici giudiziari, perché la legge non consentiva di promuovere a funzioni superiori i magistrati che fossero stati per troppo tempo lontani dalloro proprio lavoro. Ebbene, la Ferraro ha preferito rinunciare alla promozione, pur di mantenere il suo doppio incarico ministeriale. Ma rinunciare solo provvisoriamente: il tempo necessario, cioè, all’approvazione di una leggina passata per le grazie di chissà chi – che ha tolto il blocco alla promozione sua e di un ristrettissimo numero dimagistrati, squalificando contemporaneamente l’intera categoria dei giudici. Infatti, ai fini della carriera dei magistrati, la citata legge mette sullo stesso piano il servizio prestato a combattere contro mafie e camorre, e il tempo trascorso dietro le scrivanie ministeriali.

Superato questo incidente di percorso, la dottoressa Ferraro si è imbattuta nel neo ministro Claudio Martelli che l’ha repentinamente ed inopinatamente sollevata dalle due poltrone. Ma è durato poco, ed è stato fuoco di paglia. Aggrappatasi con successo a Giovanni Falcone (chiamato nel frattempo da Martelli al Ministero), la dottoressa è stata nominata capo della segreteria del povero magistrato di Palermo. Ma dopo la strage di Capaci la Ferraro ha definitivamente raggiunto i vertici del potere e della notorietà. Infatti, l’antivigilia del Ferragosto successivo al tritolo, Liliana Ferraro è stata “incaricata” di sostituire Giovanni Falcone. Non è stato interpellato il Consiglio Superiore della Magistratura (caso unico nella storia), perché il Consiglio non avrebbe fatto altro che bocciare la nomina, nona vendo la dottoressa – ancora una volta l’anzianità ed il titolo per ricoprire il ruolo di direttore generale.

È stata forzata oltre ogni limite l’interpretazione di una norma di legge che consente di conferire incarichi di questo tipo anche ad estranei all’Amministrazione giudiziaria. Come se la dottoressa fosse qualificabile esternaall’amministrazione giudiziaria, pur non avendo ella mairinunciato né al titolo, né allo status, e neppure allostipendio del magistrato.La corte dei Conti ha censurato il decreto, ma la Ferraro è rimasta ugualmente seduta dietro alla scrivania che fu di Giovanni Falcone. I cittadini estranei al palazzo di via Arenula sono stati opportunamente guidati, dalla stampa amica o da quella ingannata, ad inneggiare alla nomina di una donna, finalmente, al posto di alta responsabilità ricoperto in vita nientemeno che da Giovanni Falcone. Una donna che ne avrebbe portato avanti tutto il programma. Ma una composta signora che lavora al Ministero, a proposito di un articolo comparso su un noto settimanale (“Nel nome di Falcone sconfiggerò Cosa Nostra”) mi ha parafrasato Groucho Marx dicendomi: «Dal momento in cui ho preso in mano l’articolo sino a quando l’ho rimesso a posto, non ho smesso di ridere per un solo momento. Un giorno ho intenzione di leggerlo». Tutti al Ministero sanno infatti che Liliana Ferraro, con la disponibilità di centinaia di miliardi, con il favore di leggi in deroga alle ordinarie norme di contabilità, e con l’accesso alle stanze di molti potenti (come, appunto, è dimostrato dalla sua fulminea carriera), non ha fatto tuttavia sollevare la piramide dell’organizzazione giudiziaria neppure di un centimetro, quando era direttrice di ben due uffici strategici. Non è riuscita, o non ha voluto, creare un vero Ufficio Automazione, pur avendolo diretto per sette anni. E non ha introdotto nel Ministero neppure la meccanizzazione della rassegna stampa, che è una delle cose che vanno bene per la giustizia come per l’agricoltura come per il commercio estero. Altro che sconfiggere la mafia!