Per decine di dirigenti del MPS, domani, iniziano gli interrogatori. È l’anticamera dell’Inferno dove li attende il Maligno

Piccini Pierluigi

Piccini Pierluigi

Il 18 gennaio 2006 era già tutto delineato. Bastava leggere tra le righe e, come alcuni di voi mi hanno sentito dire, estrarre dalla realtà quello che c’è ma non si vede.

In queste ore di propaganda elettorale, in molti ci invitano a “voltare pagina”, e a non disturbare il futuro manovratore. Invece, io voglio disturbare. Il grande maestro di cose complesse e mediterranee Predrag Matvejevic sostiene che “prima di voltare pagina, però, bisogna leggerla”. È quello che mi accingo a fare rileggendo l’articolo, passo dopo passo, del 18 gennaio 2006 a firma di Alberto Statera comparso sulla solita La Repubblica. Nessuno ha voluto vedere e capire ciò che era già scritto.

Il 24-25 febbraio azzeriamo una classe dirigente di simpatiche ma inutili scimmiette.

Quello che segue è l’elenco dei protagonisti della vicenda senese, già tutti individuati nel gennaio del 2006: Berlusconi, Piccini, Visco, Cenni, Ceccuzzi, Verdini, Guicciardini-Strozzi, Ceccherini, Gniutti, Tremonti, Fazio, Consorte, Cresti, Gelli, D’Alema, De Bustis, Bassanini, Mussari, Amato, Fassino, Adornato, Pera, Felici.

Oreste Grani

Primavera di Praga 1968

Primavera di Praga 1968

MERCOLEDÌ, 18 GENNAIO 2006 – Pagina 1 – Prima Pagina

La battaglia di Siena per espugnare il Monte

 Alberto Statera

 

SIENA

Il Maligno qui va alla prima messa domenicale in San Domenico e cita a memoria Santa Caterina della “Lettera ai potenti”: «Il potere non è assoluto, è prestato da Dio». Ma aggiunge: «O dal popolo». Ha pupille a spillo, barba satanica, eloquio luciferino e per qualche lustro ha comandato a Siena, città tra le più rosse d´Italia, come sulla Chiesa comandò l´iracondo Urbano VI, pur ammansito dalla vergine senese.

Nel Palio del Monte Paschi la cordata dell’ex sindaco.

I Ds: “Scalano Siena per conto di Berlusconi”

Dal “ritorno” di Piccini ai vertici degli enti locali e agli incroci con i “furbetti”

Tutti i retroscena della battaglia che si prepara intorno a Mps e alla città

 

Primavera di Praga 1968

Primavera di Praga 1968

Piccini Pierluigi: così è intestata la pratica di licenziamento del Maligno che il Consiglio d´amministrazione del Monte dei Paschi di Siena ha delibato fino a tarda notte, spendendo non poche mezz´ore della seduta dedicata al budget.

Anche a Rocca Salimbeni, sede dell´istituzione bancaria cittadina, conoscono a menadito Santa Caterina, soprattutto da quando, cinque anni fa, nella Fondazione che governa la banca e che ha sede a pochi passi, affacciata su Piazza del Campo, entrò di diritto la Curia con il suo rappresentante. Ciò che suscitò la legittima rivendicazione dell´Arcigay: «Essendo a Siena gli omosessuali il doppio dei cattolici, a noi spettano due consiglieri, il doppio dei preti». Non glieli diedero, ma non è detto che i gay non abbiano lo stesso la loro voce in capitolo nella città del «primato della politica», un «sistema» in cui tutto è politica, dalla funzione in San Domenico, alla passeggiata sotto la Torre del Mangia, fino al grande riassetto del capitalismo bancario che, a destra e a sinistra, devasta in questi giorni progetti, alleanze e sondaggi, alla vigilia delle elezioni di aprile.

Primavera di Praga 1968

Primavera di Praga 1968

Perché allora incrudelire su Piccini, dipendente del Monte dei Paschi, se qui, tra la gente di contrada, alla fine il compromesso, tolto magari il Palio, è un´arte coltivata e sopraffina? L´ex sindaco che nel 2001, concluso il mandato, doveva diventare presidente della Fondazione, ma fu bruciato «in articulo mortis» dal ministro dell´Economia Vincenzo Visco, suo compagno di partito, vive felice a Parigi, al Monte dei Paschi France, con uno stipendio di 170 mila euro (poi nel tempo opportunamente lievitati – ndr Leo Rugens). Ma, luciferino, ha deciso di tornare «ricco e spietato come il conte di Montecristo», nella versione di Nino Manfredi in “Straziami ma di baci saziami”.

Espulso dai diesse l´anno scorso, il mezzo di trasporto di Piccini è la Mongolfiera, circolo senese, dal quale sta nascendo una lista civica che tra poche settimane contenderà la poltrona di sindaco e, quindi, la voce in capitolo sul Monte dei Paschi, a Maurizio Cenni, sindaco in carica, naturalmente anche lui dipendente del Monte. Immaginate cosa potrebbe succedere se la città più rossa o quasi d´Italia, che con soli cinquantamila abitanti siede su una delle prime tre o quattro banche più potenti d´Italia, dovesse finire sotto l´ala di un sindaco apostata come Piccini. Uno che mette insieme sulla Mongolfiera fuorusciti diesse, forzisti in carica e pentiti, democristiani d´annata, rifondaroli comunisti e quant´altro. E che sulla banca avrebbe un peso determinante per il potere di nomina nella Fondazione.

Primavera di Praga 1968

Primavera di Praga 1968

Sentite che ne dice Franco Ceccuzzi, segretario dei diesse di Siena e prossimo candidato alla Camera: «Piccini, con Tremonti e soprattutto con Berlusconi, ha un obiettivo chiaro: scalare la città e il Monte dei Paschi». Un complotto che parte da lontano, anzi da un paesino delle vicinanze. Da Radicofani, patria di Ghino di Tacco, il brigante di craxiana memoria, dove per la prima volta la destra ha vinto le comunali, con il presunto aiuto della Mongolfiera di Piccini. Un complotto che vede protagonista tale Denis Verdini, che sarebbe la liason dengereuse dell´ex sindaco diessino espulso e tornato «ricco e spietato». Questo Verdini, deputato berlusconiano, detto – poveretto – il «Berluschino toscano», sembra, per come lo raccontano, un personaggio di «Amici miei»: Tognazzi, Adolfo Celi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, scegliete voi.

Primavera di Praga 1968

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Imprenditore televisivo locale e editore dell´inserto regionale del Giornale di Paolo Berlusconi, diventò famoso quando fu accusato di aver violentato un´avvenente cliente del Credito Cooperativo, banca di cui è presidente. Fu assolto dall´accusa di violenza sessuale. Ma rinviato a giudizio per rivelazione di segreto bancario, violazione della legge sulla privacy e diffamazione, perché rivelò notizie sull´esposizione della signora insidiata, di suo marito e dei loro amici. Provincia pura. Meno boccaccesca, ma più preoccupante, la vicenda di qualche anno prima, quando la Guardia di Finanza, su segnalazione della Banca d´Italia, irruppe nella sua banca a Campi Bisenzio, Firenze, per un´indagine di falso in bilancio.

Primavera di Praga 1968

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Che c´entra questo Denis Verdini, affascinante televisionario di provincia, con le peristalsi di Siena tutte interne ai diesse e alla sinistra? Il presidente della Provincia Fabio Ceccherini ce la spiega così: « Piccini, con Verdini e altri del mondo della finanza, ritengono scalabile la città di Siena e il Monte dei Paschi, prede da portare in dote al loro capo Berlusconi. Ed è quello che tentano di fare». Dio mio, scalare Siena la rossa e il Monte ? «Certo, questo è il progetto. Girolamo Guicciardini Strozzi – scandisce Ceccherini – è stato nominato al Monte in sostituzione di Gnutti da Gnutti stesso e il nome, guarda caso, è stato fatto da Tremonti. Quella è la filiera. Gnutti e i i furbetti. Le pare commendevole, le par poco? » Ci pare moltissimo, ma, in somma ingenuità, continuiamo a chiederci perché degli amministratori politici come quelli che incontriamo a Piazza del Campo, lievemente sfuggenti su Consorte ma ben agguerriti su Gnutti, debbano essere arbitri dei destini del nostro sistema bancario. Lo chiediamo, in somma ingenuità, al sindaco Maurizio Cenni, il quale ha dichiarato, come fosse cosa tutta sua, che il Monte dei Paschi può riaprire il dialogo con la Bnl, dopo il fallimento dell´Unipol, suscitando le ire di Tremonti. «Ovvia! – sospira il sindaco – il Tremonti è proprio un po´ sciocchino. Questa, Tremonti o non Tremonti, è la mia città. Se la Fiat è in pericolo, a Torino interviene Chiamparino. Se lo è il Monte, a Siena intervengo io. E Tremonti, per favore, stia bonino».

Primavera di Praga 1968

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Vista da Siena non fa una grinza. Fazio e soci ci hanno negato la Bnl quando la volevamo a un euro, abbiamo rifiutato di pagarla più del doppio con Consorte, anche se era rosso, adesso che Bologna è debole, chissà.

Il Monte, croce e delizia di Siena e d´Italia. La massoneria, Cresti, Gelli, la P2, la spartizione democristiana, i primi finanziamenti oscuri al palazzinaro Berlusconi, nascosto da improbabili prestanome e società lussemburghesi. Poi le «indicazioni» di Roma, D´Alema, De Bustis e la sua stagione, la Banca del Salento comprata a caro prezzo. Infine l´«arroccamento», come lo chiama Franco Bassanini, senatore di Siena, anche perché i bolognesi cooperatori dell´Unipol a Siena la volevano fare da padroni. Siena che resiste a Bologna, all´omologazione di partito e ai piani dei furbetti che la volevano in aiuto per prendere Bnl, che il Monte aveva già in tasca anni prima alla metà del prezzo, a un euro per azione e che mollò cedendo ai veti, allora poco comprensibili, dell´ex governatore Antonio Fazio.

Primavera di Praga 1968

Primavera di Praga 1968

Pressioni, dopo il no a Gianni Consorte su Bnl, per far fuori Giuseppe Mussari, avvocato calabro-senese presidente della Fondazione, che resiste spalleggiato dallo stesso Bassanini e da Giuliano Amato, i quali nella vicenda Unipol – Bnl, checchè ne dicano, tifavano per gli spagnoli di Bilbao.

L´avvocato calabro quarantenne, che sembra un attore, un Alain Delon giovane, deve fare i conti col passato. Gnutti l´ha trovato, fin dai tempi della Banca di Mantova, De Bustis, l´uomo che venne dal Salento, l´ha licenziato in una notte. E ora che presenta il miglior bilancio della sua storia, ha un motto con i collaboratori: «Non saremo noi a pagare il conto dei furbetti». Ma per dirlo deve devastare il salotto di casa sua, D´Alema, Fassino, Bassanini, Amato, con i nemici che già dicono: sarà lui il colpevole se la candidatura di Giuliano al Quirinale diventerà problematica. O, dagli amici, il contrario: ormai è certo, Giuliano al Quirinale, dopo le incertezze di Massimo su Consorte.

Primavera di Praga 1968

Primavera di Praga 1968

E il Maligno, l´ex sindaco padre-padrone, ai tempi della Banca del Salento che costò al Monte 2.500 miliardi di lire, il doppio del prezzo giusto, che vuole strappare la città e il Monte ai suoi ex compagni? L´hanno intercettato a inciuciare con Consorte, lo vogliono licenziare dal Monte perché ha chiesto le dimissioni di Mussari, secondo lui coinvolto in pieno con il finanziere bresciano ormai portatore di influenza aviaria per chiunque l´abbia avvicinato. Ma con la sua Mongolfiera, già mille iscritti, riuscirà forse ad andare al ballottaggio nella Siena rossa, che conta sul 58 per cento dei voti di sinistra, rimandando al mittente tutte le accuse: «Io con Berlusconi? No, io sono autonomo – dice Piccini -. Sono loro che inciuciano con Berlusconi, che vuole impossessarsi del Monte. La Fondazione ha dato 230 mila euro a Liberal di Adornato e 30 mila al circolo Karl Popper di Marcello Pera. Forza Italia a Siena è in mano ai diesse, è tutta una manfrina, il capo di Forza Italia a Siena siede nella Fondazione, si chiama Fabrizio Felici e sta con loro. Hanno creato un blocco di potere che controlla anche l´opposizione. Hanno blindato il sistema, hanno ossificato la società. La città non respira più». Riassume efficacemente un banchiere sincero che non citeremo, anche se non ci ha chiesto l´anonimato: «Mai vista frullare tanta cacca nel ventilatore. Qui, come in tutta Italia».