Giuliano Ferrara, agente straniero, restituisca il denaro sottratto alle casse dello Stato italiano

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È già successo in altri tempi che ci fossero intellettuali superbi, questo è sempre avvenuto, però ci sono cose che in questi venti anni non si erano mai viste.
Prendiamo Giuliano Ferrara, che a un certo punto ha fatto un lungo pezzo sul suo giornale in cui ha spiegato come e perché ha fatto l’agente dalla Cia, non è successo niente! Ferrara, è molto significativo di questa epoca, ha detto un’altra cosa, registrata nel mio libro. Ha scritto: io ho attaccato i nemici prima di Craxi e poi di Berlusconi non perché sono i peggiori, ma perché detesto i migliori! E quindi l’impudenza, peraltro nel caso di Ferrara, giustificata a livello culturale. Beppe Lopez (vedi link)

Aggiungo io: Giuliano Ferrara si è formato culturalmente nella Mosca sovietica (1958-’61) frequentando le scuole elementari del Partito comunista. Rientrato in Italia ha avuto il privilegio di crescere e supernutrirsi nel quartiere chic di Roma “i Parioli”.

Dopo avere respirato quattro boccate di sessantottismo (me lo ricordo con eskimo e sciarpa rossa al collo arringare gli studenti a Via Micheli all’ingresso del liceo Mameli) si è trovato a fare “l’agente in loco” nella federazione del Partito Comunista Italiano (P.C.I.) di Torino. Oltre a essere un carismatico compagno dirigente, nella più importante città d’Italia, la Torino della F.I.A.T. e degli Agnelli, cominciò a fare lo stanatore di brigatisti o,  meglio, come dicevano allora alcuni, dei “compagni che sbagliano”. Erano gli anni tra il 1973 e il 1982.

Divenne, in quel periodo, un accanito giocatore di poker, avendo tra gli altri come compagno di tavolo, lo sfortunato Domenico Carpanini, morto anni dopo, nel 2001, durante la campagna elettorale nella quale correva per la poltrona di sindaco a Torino per l’Ulivo.

Le fortune alterne del panno verde potrebbero averlo spinto, per pagare i debiti, a tradire l’Italia e divenire agente della CIA. Tradendo prima di tutti Bettino Craxi (al quale si era più che avvicinato nel 1985) che gli dava da mangiare e, data la stazza raggiunta all’epoca, il craxismo deve avergli dato da mangiare in abbondanza.

Giuliano Ferrara è una figura ripugnante che ha tradito il proprio Paese e il proprio datore di lavoro senza pagare pegno. Fino a oggi.

Come dice di lui in modo nettissimo Beppe Lopez è insopportabile che Ferrara abbia “giustificato a livello culturale” la propria impudenza e il proprio doppiogiochismo.

Oreste Grani

P.S. Comprate e leggette il libro di Beppe Lopez prima delle elezioni e fatevi suggestionare positivamente dal racconto.

 

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