Può dimettersi un Papa? Si, a condizione che lo faccia liberamente

Melozzo da Forlì - Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana

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Il papa può rinunciare al suo ufficio purché manifesti liberamente questa sua volontà e, data la sua sovranità assoluta, non c’è alcun organo che debba o possa accettare le sue eventuali dimissioni.

I cardinali hanno il diritto, riuniti in conclave, di eleggere il nuovo papa, ma non ne hanno alcuno per sollecitare o accettare le dimissioni del papa.

Il Codice di diritto canonico, promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 e tuttora vigente, afferma nel canone 332, par. 2: “Nel caso che il Romano pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”.

Non c’è, quindi, da creare misteri e tanto meno speculazioni su questo dettato della Costituzione gerarchica della Chiesa. D’altra parte, ci sono stati dei casi, anche se rari, in cui questa rinuncia è avvenuta. La possibilità che un papa possa dimettersi è precisata dal canone 331 che stabilisce la piena e suprema potestà del Romano pontefice. Recita il canone: “Il vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l’ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei vescovi, vicario di Cristo e pastore qui in terra della Chiesa universale; egli perciò, in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente”. Ecco perché, in quanto ha potestà assoluta, può dimettersi quando lo ritiene opportuno per il bene della Chiesa, ma deve compiere l’atto – e questo è il punto centrale delle procedura che ne dà validità – “liberamente”.

Deve, quindi, risultare chiaro che tale volontà sia stata “debitamente manifestata”, nel senso che nessuno possa metterla in dubbio.

Oreste Grani