Si dimettono anche i Papi ma le suore alla Lucia Lacandia sono inamovibili

Suor Lucia Lacandia e mons. Luciano Vindrola

Suor Lucia Lacandia e mons. Luciano Vindrola

5 luglio 2013

Addendum al post Si dimettono anche i Papi me le suore alla Lucia Lacandia sono inamovibili.

Il 12 febbraio 2013, prima dell’irrompere nel Gran Teatro del Mondo (Piazza San Pietro e il colonnato del Bernini) del gesuita un po’ francescano Papa Francesco, noi di Leo Rugens ci ponevamo il problema di come potesse essere che una suora dichiaratasi spontaneamente “ammiratrice” del criminale pseudo massone Licio Gelli, guidasse un organismo delicato come la FACI.

Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia

PRESENTAZIONE
Nel presentare l’aggiornamento del sito della FACI del 2005, il quinto nel “Novo Millennio Ineunte“, si avverte l’urgenza di rimarcare alcuni tratti distintivi di una Federazione che dovrà necessariamente procedere accogliendo immediatamente quell’invito riecheggiante oltre ogni limite di spazio e di tempo: “Duc in altum!“… (vedi sito).
Nota della Redazione: è mai possibile scrivere in questo modo!
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A commento di un post del blog Macchianera, intitolato “La lezione del Gran Maestro” compare il commento di tale Lucia Lacandia. Omonimia? Cliccando sull’immagine potrete leggere il tutto.

Oggi più di ieri ci chiediamo: quanto ancora la sensibilità di Papa Francesco tollererà che chi di dovere non faccia chiarezza sui comportamenti di Suor Lucia Lacandia? Per chiarezza riportiamo il racconto che da tanto tempo circola in rete, scritto nel nostro post originale:

Si dimettono anche i Papi ma le suore alla Lucia Lacandia sono inamovibili

Forse, il web, questa volta, esagera ad attribuire simpatie “massoniche” per Licio Gelli, alla segretaria della FACI, suor Lucia Lacandia. Ma per amore di verità, nel momento in cui il santo Padre fa un passo indietro, è opportuno non lasciare nulla di non detto.

Nella Verità, la Pace (Ratzinger).

Oreste Grani

Andy Warhol

Andy Warhol

“E liberaci dal male”

Nuovo scandalo, trema il Papa. Tutta la verità sulla suora-spia
“Un nuovo temibile scandalo pende sul Vaticano minacciando di rivelare oscuri segreti che legano la Chiesa ad alcuni dei fatti più agghiaccianti del dopoguerra ad oggi. In “E liberaci dal male”, (Aliberti, 12 euro), Antonio Parisi parla, documentando, di una potentissima suora che sarebbe stata amica di Licio Gelli, il Gran Maestro della Massoneria italiana che costruì un apparato di potere occulto.

La suora è il segretario Generale di un organismo della Cei che raccoglie 16 mila sacerdoti italiani associati, un piccolo esercito. Secondo Parisi la suorina, alcuni mesi fa, avrebbe guidato un blitz in compagnia di un falso generale della Guardia di Finanza e di un noto truffatore internazionale arrestato in Germania e membro della commissione Mitrokhin, per tentare di appropriarsi di documenti da un archivio riservato della Santa Sede per poi ricattare un cardinale di primissimo piano.

La religiosa, dopo il tentativo andato a vuoto, avrebbe stretto rapporti con il falso generale divenuto factotum dell’organismo della Cei. Guai a criticare il generale, protetto dalla suorina, o a cercare di scoprirne il passato (in realtà non appartiene ad alcun corpo o servizio dello Stato Italiano). La vendetta della religiosa è caduta sulla testa di un agente dei Sisde, l’ex colonnello dei Carabinieri Fausto del Vecchio.

L’agente, già conosciuto alle cronache per le indagini su lui condotte dal Pubblico Ministero di Potenza Woodkcoc, ha predisposto un appunto su Suora vera e Generale fasullo. Consegnata la lettera-informativa alla Cei, Del Vecchio, invece che un ringraziamento, si è visto dichiarare indesiderabile dalla Santa Sede…

(Leggi il capitolo tre del libro “E liberaci dal male”, in cui viene svelata l’identità e i maneggi della potentissima suora)

Si chiama Faci, e sta per Federazione tra le associazioni del clero in Italia. Presieduta sino a dicembre del 2011 da un monsignore piemontese, Luciano Vindrola, sacerdote buono con un piglio da gentiluomo d’altri tempi, la federazione ha come suo segretario generale una suora di origini pugliesi: Lucia Lacandia, professoressa di storia e filosofia, materia che per anni ha insegnato nei licei statali italiani.

La federazione è nella sostanza una sorta di sindacato, ma in Faci questa definizione non è particolarmente gradita: preferiscono definirsi come uno strumento di sostegno pratico, giuridico e materiale al clero italiano. L’organismo, che opera in piena sintonia con la Conferenza Episcopale Italiana, tanto che questa ne nomina i vertici, è nato all’inizio del secolo scorso per opera di un monsignore senese, Nazareno Orlandi, con lo scopo di difendere il clero italiano, visto che all’epoca sui sacerdoti, in un clima di acceso anticlericalismo, venivano riversate accuse spesso ingiuste e contraddittorie. Alla Faci aderiscono oggi circa sedicimila sacerdoti, ma anche numerosi laici che si associano contribuendo alla vita della Federazione.

Come mi ha raccontato monsignor Vindrola in un’intervista concessami questa estate, in occasione della beatificazione di papa Giovanni Paolo II, ben duecento dei laici guidati dall’ex poliziotto Alessandro Cetti e coordinati da Fausto Del Vecchio del Sisde hanno collaborato insieme agli uomini della Protezione civile nell’aiutare e nel prestare soccorso ai pellegrini che affollavano Roma. A latere la Faci ha creato un organismo,la Fraternitas, che gestisce un negozio nel quale sipuò comprare di tutto: dagli abiti ai televisori, dalle scarpe ai megafoni per le processioni.

Proprio la possibilità di far partecipare dei laici ha portato però in Faci oltre che persone votate al bene della chiesa e dei suoi sacerdoti anche alcuni personaggi che si sono resi protagonisti di vicendeche presentano aspetti degni di una comica di Totò.Ecco i fatti. Qualche tempo fa cominciò a collaborare con la Faci un amico di monsignor Vindrola, il sindaco di una simpatica cittadina della provincia di Torino, Oulx: Mauro Cassi. Questi presentò a sua volta in Faci un giornalista pubblicista iscritto all’albo di Torino, ma vivente in Emilia Romagna, Nello Boni, consulente della Commissione di inchiesta parlamentare Mitrokhin3 ma reduce da una brutta avventura ai tempi di Tangentopoli. Boni, arrestato e detenuto in Germania a Ulm (Stoccarda) per oltre quindici mesi, accusato e condannato per riciclaggio di cinquanta miliardi provenienti da politici italiani, in una sorta di catena di sant’Antonio, portò in Faci tal Carlo Forghieri: uomo che, secondo uno scritto indirizzato da Del Vecchio alla Conferenza episcopale italiana, amava farsi passare addirittura per generale della Guardia di Finanza. Di questo documento, consegnatoci in copia dall’agente del Sisde, siamo stati da lui autorizzati all’uso.

Ritornando a Cassi, Boni e Forghieri non è dato sapere quali erano le loro intenzioni relativamente alle attività da svolgere in Faci. Quello che è certo è che i “tre amici” conquistarono il cuore del segretario generale, suor Lucia. Sia Boni che Cassi, separatamente e in due occasioni diverse, mi hanno raccontato che suor Lucia aveva un desiderio: quello di far diventare monsignor Vindrola vescovo. Le gerarchie su questo punto però sembravano non essere disponibili. Sempre stando a un dettagliato racconto fattomi da Boni, con testimonianza regolarmente registrata e autorizzata da lui stesso e confermata in altra occasione anche da Cassi, davanti a testimoni a un tavolino del bar Giolitti di Roma (famoso perchéposto dirimpetto ai gruppi parlamentari della Camera dei deputati), suor Lucia avrebbe avuto una pensata che la dice lunga sulla tempra della religiosa: procurarsi in Vaticano dei documenti da un archivio riservato, riguardanti alcune chiacchierate operazioni immobiliari fatte dal fratello (ora morto) di un famoso cardinale curiale, e costringere quest’ultimo a far sì che Vindrola divenisse vescovo. Il tutto all’insaputa dello stesso presidente della Faci.

Non posso sapere quanto ci sia di vero ma sempre secondo Boni e Cassi il piano, degno di un’azione dell’agente segreto 007, scattò nella primavera del 2010. Ecco cosa testimonia Boni nella registrazione:

L’appuntamento di noi quattro era all’ingresso alla Città del Vaticano di Santa Marta, quello adiacente all’omonimo albergo interno al piccolo Stato dove sono stati alloggiati i cardinali durante l’ultimo conclave. La squadra era guidata da suor Lucia ed era composta da me, Forghieri e Cassi. Forghieri e Cassi avevano il tesserino che consente l’accesso in Vaticano, suor Lucia, conosciutissima, non ne aveva bisogno, mentre io avrei fatto finta di accompagnare suor Lucia a fare degli acquisti nella vicina tabaccheria vaticana per giustificare l’ingresso. Nostro compito era di introdurci in un palazzo dove al quinto piano doveva esserci un archivio riservato, diverso da quello storico situato al terzo piano del Palazzo apostolico dove risiede il Papa ed è situata la segreteria di Stato.

Ci dividemmo i compiti: suor Lucia, Cassi e Forghieri avrebbero aspettato innanzi al Palazzo, mentre io sarei salito su con l’ascensore sino al quarto piano dove si fermava e poi a piedi sarei montato sino al quinto piano. È quello che feci, ma giunto all’ultimo piano trovai tutto cambiato. L’archivio non c’era più, ho saputo che a seguito di lavori era stato riservatamente spostato. Al colmo della sfortuna incontrai un uomo della Gendarmeria che mi chiese cosa stessi cercando e cosa facessi li. Farfugliai una scusa e riscesi senza alcun fascicolo tra la delusione degli altri membri della spedizione. Raccontai tutto. Suor Lucia era seccata e da quel momento si freddarono i rapporti con me, mentre diventarono saldissimi con Forghieri. Che divenne una sorta di fiduciario di suor Lucia nella gestione di affari e del negozio dove alcuni dipendenti poi mandati via lavoravano in nero.

Ma quali erano gli affari? Difficile dirlo. Forse qualcosa la si può capire leggendo il già citato appunto riservato fatto giungere al presidente della Cei da Del Vecchio, il quale, come già detto, frequentava anche lui la Faci da laico con tessera di iscrizione numero 619282. L’uomo dei servizi, tra l’altro, conferma in alcuni colloqui essere rimasto perplesso nel verificare che la struttura della Faci vedeva la presenza di affaristi legati ad alcune logge massoniche e alla setta di reverendo Moon, conosciuta all’opinione pubblica a causa del vescovo cattolico Milingo che vi aveva aderito.

Del Vecchio, che certo non era uno sprovveduto, aveva una sorta di “timore reverenziale” nei confronti del presidente della Faci, e aveva difficoltà a esprimere a monsignor Vindrola le sue perplessità sui personaggi che frequentavano la sede nazionale della Federazione. Un giorno, però, fu proprio Vindrola a chiedere un parere a Del Vecchio su Forghieri. Del Vecchio, colta la palla al balzo, rivelò che Forghieri non era generale della guardia di finanza e che non apparteneva ad alcun corpo della Repubblica italiana. Come andarono le cose e quello che Del Vecchio scoprì lo lascio raccontare a lui stesso, attraverso l’appunto che ho già menzionato, e che il funzionario dei nostri servizi segreti ha sottoscritto e inviato alle autorità vaticane e della Conferenza episcopale.

Roma, 9 Settembre 2011 – Sono Fausto Del Vecchio, sono nato a Pignataro Interamna (FR) il 15 Novembre del 1953. Attualmente risiedo a Fiumicino [seguono via diresidenza e numero telefonico di cellulare, nda].Ho due lauree, quella in Sociologia e quella in Scienze politiche. Mi sono arruolato nell’arma dei carabinieri nel 1974. Nel 1979 sono transitato nei servizi di sicurezza (Sisde) con la qualifica di funzionario. Ho ricoperto nel servizio importanti e delicati incarichi tra i quali: coordinatore delle agenzie di Latina e Frosinone; funzionario responsabile sez. criminalità organizzata del centro Roma; funzionario responsabile sez. terrorismo internazionale del centro Lazio; coordinatore di Rieti e Viterbo; responsabile sicurezza olimpiadi invernali centro di Torino; funzionario presso il centro di Perugia. Nel 2006 sono rientrato nell’arma dove sino a maggio di quest’anno ho ricoperto il ruolo di comandante del nucleo comando del comando carabinieri servizi sicurezza e.v. Nella mia ormai lunga carriera, vissuta sempre in prima linea nella lotta contro il crimine, ho ricevuto numerosi e importanti encomi a livello nazionale e internazionale. A mia domanda nel mese di giugno, sono stato posto in riserva, in attesa di importante e prestigioso incarico internazionale.

Le mie note caratteristiche sono state superiori alla media o “eccellente”; mai ho riportato punizioni o richiami di alcun genere, né sono mai stato sospeso dal servizio. Vero è che sono stato indagato da tre Procure della Repubblica per fatti inerenti alla mia attività istituzionale, risultando totalmente estraneo ai fatti, tanto da non essere mai stato rinviato a giudizio; mai ho subito condanne di carattere penale o civile, né ho attualmente procedimenti penali pendenti. Detto ciò intendo riferire a “chi di dovere” quanto segue: Nel mese di gennaio di quest’anno mi è stato presentato da amici “tale” Carlo Forghieri qualificatosi come “dipendente” della Federazione delle associazioni del clero. L’uomo, pur sapendo della mia appartenenza alle forze dell’ordine non intuiva il mio reale ruolo all’interno delle istituzioni italiane, e mi invitava nel suo ufficio a Roma in piazza Galamini presso la Faci per presentarmi suor Lucia Lacandia, segretario generale della stessa federazione.

Si notava sin da subito il forte legame tra i due e mi colpiva il fatto che il Forghieri avesse una grande padronanza degli ambienti e della federazione tanto da apparire il vero dirigente responsabile della struttura; lo stesso dormiva in Faci e consumava i pasti all’interno della Città del Vaticano, usando per gli spostamenti la vettura della federazione. «Forghieri» mi diceva la suora per esaltarne il ruolo «è l’uomo della provvidenza. Senza di lui saremmo persi». Successivamente mi veniva fatto conoscere monsignor Luciano Vindrola presidente della Faci. Poco tempo dopo, nel corso della frequentazione con Forghieri e Lacandia, ripetutamente venivo sollecitato a non stringere eccessivamente i rapporti con il presidente Vindrola perché persona «ingenua e paurosa», prossima al pensionamento, il quale, a loro dire, frequentava amici di dubbia moralità che potevano danneggiare la Faci.

Alla mia domanda, rivolta al Forghieri, sull’origine di quelle notizie così particolareggiate su monsignor Vindrola, mi rispondeva in maniera ambigua, di appartenere a un non meglio identificato servizio segreto, di essere in possesso di riservate notizie edi essere capace di controllare telefoni e persone. L’uomo, in maniera ammiccante, in più di un’occasione e presenti altre persone frequentatrici della Faci, menava vanto del suo “potere” specificando il suo passato da ufficiale della guardia di finanza. Inutile dire che la mia esperienza, proprio nel settore di cui Forghieri si diceva frequentatore, mi suggeriva di trovarmi di fronte a un ridicolo ma non per questo meno pericoloso millantatore. A ogni buon conto provvedevo a fare una rapida verifica circa la reale appartenenza, quale dipendente o collaboratore a qualsiasi titolo, dell’uomo ad apparati e forze dello Stato, avendo conferma della pietosa verità: il Forghieri millantava, poiché era un grande nulla per gli organismi a cui affermava di appartenere. Da quel giorno cominciai a canzonarlo nella speranza che la suora capisse chi era il suo collaboratore e amico all’interno di Faci. Quest’ultimo, un po’ risentito del mio sfottò, per dimostrare invece di essere in gamba, un giorno mi riferì di aver bonificato i locali della Faci, grazie a una ditta di sua fiducia, alla ricerca di microspie piazzate, a suo dire, dalla Conferenza episcopale italiana che, sempre secondo Forghieri, avrebbe voluto la chiusura della Federazione delle associazioni del clero.

Il motivo della presunta azione della Cei sarebbe stato determinato da un increscioso episodio verificatosi all’interno degli uffici della federazione, da cui Forghieri e suor Lucia avevano scacciato in malo modo due funzionari della Cattolica Assicurazioni intenzionati a stipulare convenzione con la stessa Faci. L’assicurazione in parola avrebbe indirizzato una forte nota di protesta alla Conferenza dei vescovi italiani, a seguito della quale la Cei avrebbe deciso, sempre secondo il Forghieri, di indagare su Faci. Siccome mi dimostravo scettico rispetto alla spropositata reazione della Cei a fronte del racconto del Forghieri, questi per avvalorare la versione dei fatti e della “bonifica“ effettuata mi invitava a sincerarmi presso la stessa suor Lucia e monsignor Vindrola. Al di là della cattiva impressione suscitata dall’”uomo della provvidenza” di suor Lucia, sostenuto dal sincero spirito cattolico da cui grazie a Dio sono animato e comprendendo la missione di Faci in favore del nostro clero, decidevo di offrire un mio aiuto alla federazione attraverso la fornitura a mie spese di quattrocento magliette e quattrocento cappelli muniti di logo della Faci-Fraternitas.

Presentavo, altresì, imprenditori che, senza nulla chiedere, sponsorizzavano la rivista ufficiale della federazione. In occasione, poi, della beatificazione del nostro defunto pontefice Giovanni Paolo II, mettevo a disposizione alle dipendenze di suor Lucia, per due giorni, duecento persone dell’Associazione europea operatori di polizia-protezione civile, utilizzati per l’accompagno e nell’assistenza per il primo soccorso dei fedeli. L’opera dei volontari, svoltasi con i simboli della Federazione, è stata riportata nel “bollettino” della Faci. Nulla ho mai chiesto in cambio, ma suor Lucia mi diceva che, per dimostrarmi la sua gratitudine, aveva piacere di dotarmi di una “tessera servizi” per l’ottenimento di rifornimento carburante ed effettuare la spesa al supermarket della Città del Vaticano. Intanto nel mese di giugno il Forghieri si allontanava da Roma per un periodo di riposo e in tal lasso di tempo ricevevo una telefonata da parte di monsignor Vindrola, che mi pregava di recarmi alla Faci per comunicazioni urgenti. Giunto sul posto trovavo il presidente il quale, alla presenza del segretario generale, mi chiedeva notizie sulla presunta appartenenza ad apparati dello Stato o della guardia di finanza del signor Forghieri. Non potevo non esimermi dal rispondere alla richiesta e così fornivo le informazioni in mio possesso.

Alle notizie non certo esaltanti ascoltate su Forghieri, monsignor Vindrola, in maniera accorata e addolorata redarguiva la suora rimproverandola del fatto che la religiosa usava attribuire al Forghieri il titolo di “generale”. Il presidente aggiungeva poi di sentirsi umiliato dal fatto che lo stesso sedicente generale della guardia di finanza in più di una occasione (come gli era stato riferito dal personale interno della Faci) lo aveva apostrofato come un incapace e un cretino… Incredibile a credersi, per me cattolico e uomo pronto all’ubbidienza, la suora invece di chiedere scusa si rivolgeva in maniera adirata contro il monsignore difendendo a spada tratta il Forghieri e affermando contro ogni evidenza per i presenti, che erano gli amici di Forghieri che lo consideravano appartenente ai servizi italiani e alla guardia di finanza. Naturalmente le affermazioni della suora apparivano a me fuori luogo perché le mie orecchie e quelle di altri testimoni avevano udito il Forghieri più volte millantare la sua appartenza a istituzioni dello Stato italiano, le amicizie potenti nella società civile italiana, nelle strutture vaticane e persino in tutte le organizzazioni massoniche operanti in Europa.

A questo proposito qualcosa potrebbe esserci di vero, visto che suor Lucia raccontava spesso delle sue relazioni con il famoso Licio Gelli maestro venerabile della Loggia massonica P2 di cui aveva più volte elogiato, (persino in presenza di più persone) le doti e le virtù… cristiane. In verità delle relazioni di suor Lucia con il Gelli ero già a conoscenza perché più volte diffusa la notizia attraverso diversi media operanti anche “on line”. Quello che mi lasciava perplesso, rispetto a questa questione massonica, era il “coraggio” e la sicurezza della religiosa nel menare vanto della“relazione” con Gelli anche in considerazione del Magistero della Chiesa contraria – giustamente –all’iscrizione dei cattolici alla Massoneria e “prudentissima”, immaginavo, nel consentire contatti di sacerdoti e religiosi con le “obbedienze” dei liberi muratori e di loro esponenti. Ritornando a quel giorno di giugno in cui ero stato convocato da Vindrola, Monsignore quella matti-na, a seguito delle notizie raccolte su Forghieri, ne strappava un contratto di lavoro sottopostogli per la terza volta da suor Lucia che pretendeva così di regolarizzare per più anni a venire la posizione in Faci del così detto suo “uomo della provvidenza”. Il presidente della Faci in quell’occasione proibiva a suor Lucia di consentire ulteriormente l’accesso al Forghieri in Faci.”

L’AUTORE

Antonio Parisi, giornalista, è nato in provincia di Taranto e vive a Roma. Ha diretto, succedendo a Ruggero Orlando, l’emittente nazionale Rete Mia e, per due anni, il quotidiano “il Meridiano”. Ha firmato diversi scoop sui più importanti settimanali italiani, ritrovando, tra gli altri, i documenti inediti in cui Pio XII difendeva gli ebrei durante la persecuzione nazista. Da anni segue il caso della morte di Edoardo Agnelli, ed è stato al centro della clamorosa puntata de La Storia siamo noi sulla vicenda. E’ considerato un esperto della storia delle grandi dinastie che hanno regnato e regnano tuttora in Europa e nel mondo. Per Aliberti ha pubblicato ‘I misteri di casa Agnelli’, vincitore del premio giornalistico Rea, Radiotelevisioni europee associate.