Per una nuova Repubblica più giusta e più pulita. Beppe Grillo il “demagogo”: lavorare tutti, lavorare meno

Piazza Montecitorio a Roma

Piazza Montecitorio a Roma

A Grillo non basta più niente: “Adesso ci prendiamo anche il cielo”. Così titolavano i giornali alcune ore fa. È pronta la ola finale dello tzunami tour. Il giorno 7 febbraio 2013 attribuivo a Beppe Grillo pensieri che, per semplicità, ho definito mazziniani.

“Dalla sua anima, grazie alla “recitazione”, nelle piazze escono grida di dolore. Dal suo labbro forzato prende sostanza la voce di tutti gli oppressi che, per incapacità o insufficienza d’animo, sono stati costretti al silenzio. Beppe Grillo, prima nelle catacombe del web, ha “cospirato” e poi, sempre di più, ha portato in piena luce il desiderio profondo di giustizia della maggioranza degli italiani. Questo è lo tsunami: prima di tutto umanità.”

Le azioni che prenderanno corpo nell’imminente nuovo Parlamento saranno altrettanto rivoluzionarie. “Apriremo il Parlamento come una scatoletta”, che vuol dire se non prepararsi a smascherare gli accordi sotto banco, mettendo con le spalle al muro le bande di malfattori abituati a spacciarsi per politici? Appena eletti, i rappresentanti dell’unico movimento politico che non abbia al suo interno correnti e piccoli opportunismi, si misurerà con l’evento degli eventi: l’elezione del nuovo Capo dello Stato. A Camere riunite, il numero degli eletti del M5S sarà almeno 150. Immaginiamo un uso della rete, a modo di referendum on-line, su un nome che abbia un senso per gli italiani. Immaginiamo che quel nome di una donna o di un uomo, diventi il candidato del M5S in Parlamento e immaginiamo l’effetto degli scrutini in diretta e di come il nome del signor Bianchi o della signora Rossi genereranno una ricerca nella rete sul senso di questa candidatura. Parliamo di milioni di visualizzazioni e di un’anticipazione di quello che, a parole, tutti vogliono cioè la democrazia. 150 guastatori oltre le linee del nemico, nel cuore della cittadella della prepotenza, dell’inefficienza, dell’ingiustizia.

Signori oligarchi, avanzi della partitocrazia, speravate di avere a che fare con un ex comico neofita prestato alla politica. Mi sono permesso, da tempo, di sostenere che Beppe Grillo ha cominciato la rincorsa per il grande cambiamento il 18 febbraio 1992, giorno dopo l’arresto del craxista Mario Chiesa e inizio formale di “Mani pulite”. L’esordio di Beppe Grillo come adesso lo conoscete è avvenuto appunto la sera del 18 al teatro Smeraldo di Milano. In teatro, perché il teatro è la culla della democrazia. Da allora, mimetizzato da un percorso carsico, non riconoscibile dagli arroganti egocentrici grassatori dello Stato, non ha mai, dico mai, compiuto un atto politico contraddittorio. E voi, che siete dei dilettanti della strategia, solo ormai dei professionisti del malaffare, volevate fermare “The Royal Fool”? Vi spazzerà via. Finalmente.

In una Repubblica più giusta e più pulita, il grande genovese propone di lavorare meno ma lavorare tutti. È giusto quindi scendere a 20 ore settimanali per tutti. Ve la da lui la demagogia. E in attesa dei frutti di questa nuova ed equa economia è giusto dare il sostegno di cittadinanza a tutti gli italiani. È sacrosanta la candidatura del capo dello Stato dopo un referendum on-line. La candidatura, prevedo, sarà di una donna. Una Ipazia laica e taumaturgica di cui l’Italia ha bisogno.

 

Oreste Grani