A un passo dalla vittoria del M5S non possiamo dimenticare le vittime della partitocrazia

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Da quanti anni aspettavamo? Da quanti anni temevamo che non sarebbero mai arrivati i tempi della “piazza pulita”? Per quanti anni abbiamo temuto di non poterci più permettere urla liberatorie di felicità? Proviamo in queste ore di imminente soddisfazione, a non dimenticare alcuni elenchi di nomi che vanno onorati: i caduti delle forze dell’ordine e della magistratura caduti per mano delle mafie; i caduti innocenti per atti terroristici di cui non si sono trovati gli autori; di morti bianche sul lavoro e in ultimo ma non ultimo le decine di imprenditori che negli ultimi mesi, temendo che nulla sarebbe mai cambiato, si sono tolti la vita. Ora che il paese di prepara a cambiare, ricordimoci di loro e delle loro famiglie.

Perché quindi non destinare alle loro famiglie il denaro dello stipendio che i rappresentanti del popolo eletti nel  M5S restituiranno una volta insediati nel Parlamento?

Tanti eletti tanti soldi.

Oreste Grani

La lista nera degli imprenditori suicidi per colpa dello Stato

Solo a gennaio di quest’anno quattro persone si sono tolte la vita soffocate dalle tasse: l’estremo gesto contro il Fisco oppressivo

Sono poco più di 60 i suicidi legati con un filo indiretto all’Agenzia delle Entrate. Il gesto del 58enne, che si è dato fuoco davanti alla sede di Equitalia di Bologna, non è infatti un caso isolato. Anzi ha avuto purtroppo numerosi precedenti tragici. Solo a gennaio 4 persone si tolsero la vita nello stesso giorno, soffocate dalle cartelle esattoriali dell’agente pubblico di riscossione. Molti di loro, imprenditori in difficoltà economiche per via della crisi, non hanno retto e hanno preferito farla finita. Per sempre.

27 marzo 2012 – Un imbianchino di 49 anni si lancia dal balcone  a Trani perché da tempo non riusciva a trovare un posto di lavoro. È solo l’ultimo di una lunga scia di casi che hanno visto coinvolti imprenditori, artigiani, operai e disoccupati, travolti dai debiti, da prestiti negati, da ritardi nei pagamenti.

23 marzo 2012 – Un imprenditore di 44 anni si  impicca con una corda legata a un carrello elevatore nel capannone dell’azienda di cui era socio. Succede a Cepagatti, nel pescarese. Il suo corpo viene trovato dai dipendenti. Sembra che la ditta avesse problemi   finanziari.

21 marzo 2012 – A Crispiano, in provincia di Taranto, un uomo di 60 anni, disoccupato da due anni e invalido civile, a causa dello sconforto per le precarie condizioni economiche, si rinchiude nello sgabuzzino della propria abitazione e tenta il suicidio impiccandosi. La moglie, non vedendolo più in casa e notando la porta del ripostiglio chiusa a chiave, si preoccupa e telefona ai carabinieri e tra grida e lacrime chiede il loro aiuto. Grazie all’intervento dei carabinieri e del personale del 118 l’uomo viene salvato.

20 marzo 2012 – Un uomo di 53 anni, residente in provincia di  Belluno, a Sospirolo, viene trovato senza vita, impiccato, in una baracca dietro alla sua abitazione. Il 53enne, imprenditore edile, sarebbe l’ennesima vittima della crisi: da qualche tempo infatti era in difficoltà economiche non riuscendo a incassare alcuni crediti. Il gesto estremo è maturato dopo che l’uomo è stato multato e si è visto sequestrare l’auto per guida senza patente.

15 marzo 2012 – Una donna di 37 anni tenta il suicidio per aver perso il lavoro in provincia di Lucca. La vittima ingerisce del liquido per sgorgare gli scarichi, un prodotto   fortemente tossico, e finisce in ospedale.

9 marzo 2012 – Un commerciante di 60 anni, in provincia di Taranto, durante la notte si toglie la vita impiccandosi in contrada Ciaurro, nella Marina della cittadina jonica. La causa del gesto è da attribuirsi a problemi di natura economica.

9 marzo 2012 – Un falegname di 60 anni si toglie la vita a Noventa di Piave (Venezia) per motivazioni riconducibili a problemi di  carattere sia economico che personale. L’uomo lascia una lettera prima di compiere il folle gesto con una corda recuperata in azienda.

27 febbraio 2012 – A Verona un piccolo imprenditore edile, dicendo di vantare crediti con vari clienti per circa 34mila euro, si presenta in banca chiedendo un prestito di 4mila euro. L’uomo, un 50enne titolare di un’impresa edile, vistosi negare il prestito dalla sua banca, verso cui era già debitore, esce dalla filiale e si cosparge di alcol tentando il suicidio. I carabinieri della Compagnia di Verona, intervenuti sul posto lo salvano.

26 febbraio 2012 – Un imprenditore si toglie la vita impiccandosi nel capannone della sua ditta, in provincia di Firenze. Il cadavere viene trovato dai famigliari. All’origine del gesto le preoccupazioni dell’uomo, 64 anni, per la crisi economica che  aveva investito la sua azienda: questo il senso del messaggio lasciato dall’imprenditore in un biglietto ritrovato accanto al corpo. L’uomo   si impicca con una corda a una trave del capannone.

21 febbraio 2012 – Un piccolo imprenditore trentino, oppresso dai debiti, cerca di suicidarsi gettandosi sotto un treno merci, nei   pressi della stazione ferroviaria di Trento. Viene salvato dal   tempestivo intervento di agenti.

15 febbraio 2012 – A Paternò, in provincia di Catania, un imprenditore 57enne si uccide impiccandosi in preda alla disperazione a causa dei debiti della sua azienda. Il cadavere viene rinvenuto in   un capannone in un deposito di proprietà della ditta della quale era titolare.

12 dicembre 2011
– Un imprenditore si suicida per   problemi economici a Vigonza, nel padovano. Prima di uccidersi con un colpo di pistola nel suo ufficio lascia un biglietto sulla scrivania   con scritto: “Perdonatemi non ce la faccio più”. Soffriva perché costretto ad accettare la cassa integrazione per i suoi dipendenti a   causa di mancanza di liquidità.

10 febbraio 2011 – Un commerciante si toglie la vita impiccandosi nel suo negozio situato al centralissimo corso Umberto a Napoli. È il figlio a fare la tragica scoperta. Prima di suicidarsi l’uomo lascia un biglietto ai suoi famigliari: “Perdonatemi, non ce la  faccio più”.

13 settembre 2010 – Troppi debiti. Questa la motivazione che spinge un imprenditore 57enne a bruciare nella notte, a Firenze, il ristorante che gestiva da tre anni, e poi a togliersi la vita impiccandosi nel gazebo esterno al locale. L’uomo, secondo quanto   emerso, aveva uno scoperto di 18mila euro in banca. Prima di compiere   il tragico gesto, invia degli sms ai suoi collaboratori, scrivendo: “Mi avete ammazzato con le vostre pretese, non riceverete più una lira, addio, arrangiatevi”. L’imprenditore doveva ai suoi dipendenti degli stipendi arretrati.

2 marzo 2010 – Un imprenditore si suicida a Camposampiero, nel  padovano, per le difficoltà della sua azienda.
Fonte Libero.it 28.3.12