Giuseppe Mazzini, Giuseppe Maranini, Giuseppe Grillo, Giuseppe Severgnini, Giuseppe … sequenza senza fine.

Mario Luzi

Mario Luzi

Gentile Giuseppe Severgnini, l’attenzione che oggi, sul Corriere della Sera, dedica, nel suo solito gradevole stile, al complesso fenomeno del M5S e della sua guida ragionante, merita alcuni suggerimenti che mi permetto di darle: le macerie di cui parla Giuseppe Grillo sono riconducibili a quelle che il maestro e poeta Mario Luzi, nel nome di Ipazia alessandrina, ha previsto anni addietro; la partitocrazia che spesso il leader ligure, traversatore a nuoto dello Stretto di Messina, denuncia è quella già indicata, come processo degenerativo della democrazia parlamentare, dal genovese (e due!) Giuseppe Maranini. Nel 1949, infatti, il costituzionalista recupera il termine coniato dal giornalista Roberto Lucifero e che conoscerà un’enorme diffusione: partitocrazia. La definizione è contenuta nel titolo del discorso tenuto dal professore all’inaugurazione dell’Anno accademico 1949/50 dell’ateneo fiorentino: “Governo parlamentare e partitocrazia”.

Nel 1964 a Genova, città dove nasce Giuseppe Mazzini, (e tre!) il repubblicano Randolfo Pacciardi rilancia la critica alla degenerazione delle segreterie dei partiti. Bisogna aspettare il 1981 perché Enrico Berlinguer sancisca definitivamente che partitocrazia e questione morale sono una sola cosa. La pseudo-destra e la pseudo-sinistra (i ragionamenti di Bobbio sono altra cosa) di cui parla Giuseppe Grillo sono da riportare, invece, banalmente, ai “ladri di Pisa” noti ai più e anche a lei.

Giuseppe Grillo, come tutti, ha avuto maestri, letture, frequentazioni. Per capirlo, apprezzarlo e, non sottovalutarlo, basta, onestamente, studiarlo.

Con stima e simpatia.

Oreste Grani