Agli smemorati di sinistra che sproloquiano di democrazia e di M5S

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Le ripetitive accuse che dal PD arrivano alla scarsa trasparenza della gestione del M5S da parte di Giusepp Grillo e alla presunta mancanza di democraticità interna a seguito della cacciata di alcuni membri (Favia per tutti) mi fa esclamare: da che pulpito!

Mi piace allora ricordare alcuni esempi della tolleranza che ha segnato le radici di questi accusatori.

Pasolini Pier Paolo, insegnate e poeta, espulso dal PCI il 26 ottobre 1949 a causa della sua omossessualità:

“ESPULSO DAL PCI IL POETA PASOLINI
La federazione del Pci di Pordenone ha deliberato in data 26 ottobre l’espulsione dal partito del Dott. Pier Paolo Pasolini di Casarsa per indegnità morale. Prendiamo spunto dai fatti che hanno determinato un grave provvedimento disciplinare a carico del poeta Pasolini per denunciare ancora una volta le deleterie influenze di certe correnti ideologiche e filosofiche dei vari Gide, Sartre e di altrettanto decantati poeti e letterati, che si vogliono atteggiare a progressisti, ma che in realtà raccolgono i più deleteri aspetti della degenerazione borghese”.

Il Comitato centrale del PCI del 24 novembre 1969 delibera la radiazione per Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli con l’accusa di “frazionismo”. Successivamente viene adottato un provvedimento amministrativo per Lucio Magri e non vengono rinnovate le iscrizioni per Massimo Caprara (dal 1944, per 20 anni, segretario personale di Togliatti), Valentino Parlato e Luciana Castellina (fonte Wikipedia).

Piccini Pierluigi, ex sindaco di Siena, ex sindacalista CGIL, espulso nel 2004 dal PDS, perché in contrasto con D’Alema, Visco, Bersani e Amato sulla fusione di BNL con il Monte dei Paschi.

Mattioli, Archinà e Reviglio, appartenenti al Movimento NO TAV, eletti ad Avigliana nell’ultima tornata elettorale «in lista contrapposta e diversa da quella autorizzata dal PD» e per questo espulsi dal PD (3 luglio 2012).

Dulcis in fundo, una cosiderazione che Francesco Valdonio mi ha autorizzato a pubblicare e che traggo da Facebook:

ricordo una volta nel ’74, in occasione di un comizio di Luciano Lama a Milano, sfilavo con la FIGC, mi passarono il megafono per “fare slogan” e dissi: “andreotti, stavolta, il governo non lo fai, facendo pagare la crisi agli operai”

arrivarono due del servizio d’ordine e mi buttarono fuori dalla linea dicendomi: “ma sei matto a parlar male del governo andreotti? stiamo discutendo il compromesso storico, i democristiani sono amici!”

e quella era una DC che Moro, voleva antifascista, democratica e popolare
ma noi ragazzi consideravamo, al di là della facciata, che fosse il grimaldello per la disgregazione della classe operaia e degli interessi dei lavoratori…

Innumerevoli e anonimi comunisti italiani subirono analogo destino; che noia doverlo ricordare.

Dionisia

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