Aspettando il nuovo Papa e il rilancio del messaggio cristiano, Leo Rugens comincia a chiedere un mea culpa per l’assassinio di Ipazia

Tra pochi giorni la chiesa cattolica eleggerà un nuovo papa. Usato per indicare il successore di San Pietro, il termine papa viene dal greco pàpas che vuol dire sacerdote. Si è discusso se potesse essere fatto risalire ad abba che nella Bibbia e nel Nuovo Testamento significa sostanzialmente Padre Mio. In ogni modo, il Papa è, da sempre, il capo della Chiesa Cattolica. In molti si sbilanciano, in queste ore, a fare previsioni su chi sarà.

La preveggenza di Ipazia e del suo custode Leo Rugens non arrivano a tanto. E, soprattutto, a Leo Rugens non gli compete. Starà invece al custode di Ipazia proporre al nuovo Papa, non appena se ne creeranno le condizioni, di seguire le orme di Giovanni Paolo II e di estendere le ragioni di uno storico mea culpa (su cui segue una riflessione) fino a chiedere perdono per la scarnificazione da viva di Ipazia di Alessandria ad opera dei seguaci del vescovo Cirillo (oggi santo della chiesa) nel 415 d.C. Mi aspetto un mea culpa su un episodio che fu di intolleranza e di odio feroce motivato dall’essere stata Ipazia filosofa, scienziata ma, prioritariamente, donna. Questo gesto potrebbe inaugurare una stagione al “femminile” di cui la Chiesa Cattolica ha assolutamente bisogno. In nome di Maria e, sommessamente, aggiungo io, di Ipazia.

Oreste grani

Giovanni-Paolo-II

Le ragioni di uno storico mea culpa

Con un solenne e impegnativo “mai più gesti contro la comunione della Chiesa, mai più ricorso alla logica della violenza, mai più offese ai fratelli”, Giovanni Paolo Il ha celebrato nella basilica di San Pietro la Giornata del Perdono per gli atti contrari al Vangelo commessi dai cristiani “nel passato e nel presente”. E lo ha fatto con una speciale cerimonia che, partita con una sosta simbolica davanti alla Pietà di Michelangelo, si è conclusa nella cattedra della confessione, di fronte a migliaia di fedeli, cardinali e membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Papa Wojtyla ha compiuto e fatto compiere alla Chiesa cattolica un gesto che non trova riscontro in nessuna altra chiesa o istituzione religiosa, cristiana o non cristiana, nonostante le incomprensioni e le resistenze incontrate da parte di alcuni cardinali, teologi e settori conservatori del cattolicesimo, con la ferma convinzione che solo in tal modo può essere credibile un rilancio del messaggio cristiano, in una dimensione ecumenica, all’umanità del terzo millennio. È questo il dato di rilevanza mondiale che, nel conferire portata storica al suo mea culpa, ha aperto una nuova stagione dell’essere chiesa – testimonianza, in un mondo sempre più secolarizzato che tende a escludere Dio o a ridurne l’importanza neIl’esistenza umana.

Giordano Bruno

Giordano Bruno

“Chiediamo perdono per le divisioni che sono intervenute tra i cristiani, per l’uso della violenza che alcuni di essi hanno fatto, per gli atteggiamenti di diffidenza e di ostilità assunti talora nei confronti dei seguaci di altre religioni”, ha affermato Giovanni Paolo II con voce chiara e con lo sguardo serio di chi avverte tutto il travaglio interiore per l’atto inedito che stava compiendo, mentre si sosteneva, con la mano sinistra appoggiata al pastorale con il Cristo sofferente. È stato chiaro il riferimento alle crociate, agli scismi della Chiesa cattolica con quelle d’Oriente nel 1054, alla Riforma protestante del XVI secolo, all’Inquisizione, all’antisemitismo.

Ma gli atti compiuti dai cristiani in contrasto con il Vangelo non sono solo del passato, ma anche del presente. Perciò, il papa ha aggiunto: “Confessiamo le nostre responsabilità di cristiani per i mali di oggi; dinanzi all’ateismo, all’indifferenza religiosa, al secolarismo, al relativismo etico, alle violazioni del diritto alla vita, al disinteresse verso la povertà di molti paesi, non possiamo non chiederci quali sono le nostre responsabilità”. Problemi enormi, come quelli della povertà e del ritardato sviluppo di interi continenti come l’Africa o le ingiustizie sociali del mondo, le cui cause non possono essere fatte risalire esclusivamente alla Chiesa cattolica, ma per le quali è giusto assumersi “le nostre responsabilità”.

La Chiesa – ha affermato il papa – “si sente impegnata a purificare la memoria di quelle tristi vicende da ogni sentimento di rancore o di rivalsa”. E lo fa chiedendo perdono “anche per le colpe commesse dagli altri” perché se è vero che “uomini di Chiesa” – vale a dire papi, cardinali, vescovi, sacerdoti, semplici cristiani – si sono macchiati di “comportamenti inammissibili alla luce del Vangelo”, è anche vero che “i cristiani hanno subìto angherie, prepotenze, persecuzioni a motivo deIla loro fede”. Certo, i pontefici che hanno autorizzato i tribunali dell’Inquisizione e la pratica della tortura per estorcere la “confessione”, o hanno mandato al rogo Giordano Bruno, come Clemente VlII, o fatto condannare Galileo Galilei, come Urbano VlII, portano responsabilità enormi, al pari di chi avallò la strage degli Ugonotti, per la quale già Giovanni Paolo Il chiese “perdono” il 24 agosto 1997, rivolgendosi al milione di giovani convenuti a Parigi per le Giornate mondiali della Gioventù. Ma anche la Chiesa cattolica, sotto varie dittature, ha subìto persecuzioni e i cristiani sono stati discriminati e incarcerati. Tuttavia, con nobile gesto il papa ha detto: “Mentre confessiamo le nostre colpe, perdoniamo le colpe commesse dagli altri nei nostri confronti”, perché “come perdonarono le vittime di tanti soprusi, così perdoniamo anche noi”.

Galileo Galilei

Galileo Galilei

Secondo la radicalità evangelica solo “dal perdono fiorisce la riconciliazione” di cui i popoli hanno oggi bisogno. E la Chiesa, riconoscendo le “colpe” commesse dai suoi figli “nel passato remoto e nel presente” – ha sottolineato il papa – ha voluto “risvegliare le coscienze, consentendo ai cristiani di entrare nel terzo millennio più aperti a Dio e al suo disegno di amore. Ha inteso, al tempo stesso, mandare un segnale ai popoli di tradizioni culturali e religiose diverse, perché solo sulla “riconciliazione” si può costruire “l’autentica pace”.

Quanto è avvenuto nella basilica di San Pietro è il risultato dirompente di una revisione storica e teologica che viene da lontano, volta a ridefinire il rapporto, in passato lacerato, tra la Chiesa cattolica e il mondo contemporaneo, sotto il profilo religioso e culturale.

Risale al novembre 1979 il riconoscimento dei torti fatti dalla Chiesa a Galileo Galilei e al novembre 1980 il riconoscimento delle ragioni che avevano indotto Lutero a ribellarsi a una Chiesa corrotta. Sono seguiti, poi, altri atti significativi quali la visita nella sinagoga di Roma (13 aprile 1986), la richiesta di perdono per l’Olocausto di milioni di africani (16-26 febbraio 1992), il documento sulla Shoah (16 marzo 1998), fino al recente Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato.