Corruzione! “L’infallibile metodo del dottor Giulini” ovvero perché insisto che al COPASIR vada un onesto esponente del M5S

“Grazie a un decreto del 2009, le procedure per la stipula di contratti di appalti di lavori e forniture di beni e servizi del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza (Dis), dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (Aise) e dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (Aisi), così come l’individuazione dei lavori delle forniture e dei servizi, possono essere effettuati in economia o a trattativa privata sino alla soglia di un milione di euro. Ed è proprio grazie a queste deroghe che i servizi segreti sono a rischio truffa e corruzione. La variazione normativa del 2007, quindi, non è stata sufficiente a mettere al riparo il sistema dalle tentazioni di funzionari infedeli. 

E dire che soltanto qualche mese prima dell’approvazione della riforma del 2007, l’allora direttore dei servizi civili, Franco Gabrielli, si era presentato alla Procura della Repubblica di Roma per denunciare il cassiere di una divisione dell’intelligence. È il cosiddetto «metodo del dottor Giulini», dal nome del dirigente dell’allora Sisde scoperto con le mani nel sacco.

La storia viene ricostruita da Carlo Bonini per «Repubblica», nel luglio del 2007. Gabrielli si era insediato al Sisde nella seconda metà di dicembre dell’anno precedente e aveva preso il posto del generale Mori, che aveva guidato l’intelligence civile per cinque anni. Gabrielli, racconta Bonini, «ficca il naso nelle routine mummificate di ogni ufficio. Impone, nello stupore generale, la regola per la quale le “missioni” come anche il denaro erogato per ogni voce di spesa (dai compensi alle fonti, alle “trasferte”, all’acquisto di materiali) non solo vengano giustificati, ma abbiano anche un budget iniziale sottoposto alla sua firma. Cancella, insomma, trasferte senza nullaosta preventivo e rimborsi “a piè di lista”. Squarcia il velo di un segreto furbo che con la sicurezza nazionale ha poco a che vedere, ma molto ha a che fare con la rapacità di qualche funzionario».

Anche i conti dell’ufficio diretto da Giulini, responsabile amministrativo del Roc, il reparto dedicato alle attività di informazione sul crimine organizzato creato da Mori nel 2002 sulla falsariga del Ros (il reparto operativo speciale dell’arma dei Carabinieri), vengono passati al setaccio. A febbraio del 2007 Gabrielli avvia l’indagine interna e Giulini viene rimosso dall’incarico. È uno dei cinque funzionari sottoposti a procedimento disciplinare. Oltre a loro finisce sotto inchiesta interna anche Giuseppe De Donno, fedelissimo di Mori. Il generale l’aveva portato con sé per affidargli il ruolo di capo di gabinetto. Giulini, riporta Bonini sulle colonne di «Repubblica», «usa un sistema vecchio come il cucco. Lavora a mano libera sui “fogli di viaggio” e sugli “anticipi di missione”. Spesso duplica i primi. Allegramente gonfia i secondi. In questo modo, per ogni euro effettivamente speso dal servizio, ne risultano almeno il doppio usciti dalla cassa. La differenza, in con tanti, è tutta per lui (forse). O (forse) da dividere con chi conosce il trucco e gli regge il gioco.

Quando i conti non quadrano, quando cioè le carte false non riescono a coprire i buchi che si aprono nella cassa, Giulini “copre” con “anticipi” per missioni mai disposte e mai effettuate». Il responsabile del reparto aveva a disposizione la cassa riservata del Roc: un milione di euro all’anno, da spendere in tranche trimestrali da 250 mila euro.

Giulini finisce nel registro degli indagati. Nel mese di giugno, il «cassiere» infedele restituisce al servizio parte del bottino: 170 mila euro in contanti, impegnandosi a restituire in pochi mesi il resto del denaro sottratto. Ma a Giulini i magistrati possono contestare soltanto i danni causati in quell’anno. Ogni 31 dicembre, la contabilità relativa agli anni precedenti finisce nel tritacarte. Come prevede la legge.”

Con questo post, proseguo nell’attività di sostegno promessa e offerta ai giovani “inesperti”(?) deputati e senatori del MoVimento 5 Stelle. Con questo, appena descritto,  “paradosso di furbizia italiana”, ribadisco la mia opinione che alla presidenza del Copasir  debba andare un onesto esponente del M5S. Come vedo che anche Giuseppe Grillo ritiene opportuno e come, invece, Lamberto Dini, e quelli come lui, temono. Questo brano è stato scritto saccheggiando le documentate affermazioni degli attendibili, mai smentiti, su questo argomento, Carlo Bonini di Repubblica e Piero Messina autore de “Il cuore nero dei Servizi”.

Oreste Grani