Asimov, scrittore insuperato di fantascienza ci ammonisce: “Mai Giuliano Amato al posto che fu di Sandro Pertini”

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I ratti hanno un vantaggio, suggerisce Asimov nel breve saggio che segue, sugli altri animali: sono onnivori.

Questa caratteristica è ciò che mi fa temere Giuliano Amato, avido divoratore di poltrone, vitalizi e pensioni d’oro. Ma il M5S, costituito da otto milioni di italiani, che vigileranno perché non succeda mai che il dottor sottile si sieda sullo scranno che fu di Sandro Pertini. Non tutti i socialisti sono uguali.

Oreste Grani

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Dopo l’uomo?

Sessantacinque milioni di anni fa, una catastrofe uccise tutti i dinosauri e molti altri animali di grandi dimensioni. Tuttavia, alcuni animali più piccoli sopravvissero. Fra questi vi erano dei piccoli mammiferi primitivi i quali da allora in poi si sono evoluti rapidamente, andando a colmare il vuoto lasciato dai dinosauri e dagli altri animali estinti. E adesso esistono gli esseri umani, dotati di un cervello di grandi dimensioni e abbastanza intelligenti da produrre una tecnologia avanzata.

Ma supponiamo che si verifichi qualche avvenimento tale da spazzar via il genere umano, senza però distruggere tutti gli esseri viventi. Oppure immaginiamo che gli esseri umani si distruggano da sé. In tal caso, che cosa verrà dopo l’uomo? Vi sarà mai sulla Terra un’altra specie intelligente?

Pensiamoci un attimo. Le creature di grandi dimensioni sono sempre più vulnerabili alle catastrofi. Il loro numero è minore e si riproducono più lentamente: quindi, se subissero un grosso calo numerico, probabilmente ne rimarrebbero troppo poche per potersi riprodurre. Le creature di piccole dimensioni esistono invece in grandi quantità e si riproducono a ritmi elevatissimi. Anche se subiscono gravi perdite sono in grado di rimpiazzarle rapidamente.

Le creature piccole che si riproducono rapidamente hanno, in un dato periodo di tempo, molte più generazioni delle creature grandi. Ciò significa che le creature piccole possono evolversi più rapidamente dando luogo a una varietà di famiglie imparentate fra loro, cioè a una «specie».

E così, esiste soltanto una specie umana, due specie di elefanti, due di ippopotami, cinque di rinoceronti. Per contro esistono 900 specie di pipistrelli, 2.400 di roditori e almeno un milione di specie di insetti.

Se una catastrofe prodotta da cause naturali o dall’uomo spazzasse via tutto il genere umano, cancellerebbe dalla faccia della Terra anche altri animali di grandi dimensioni. Potrebbe però lasciar vivi degli animali di piccole dimensioni: e questi sarebbero in grado di evolversi rapidamente. Ora, quale fra loro potrà dar luogo alla prossima specie intelligente, capace di produrre una tecnologia? Vediamo, procedendo per eliminazione, quali sono le possibilità.

In primo luogo, la prossima tecnologia dovrà sorgere fra gli animali terrestri. Creature marine intelligenti possono certamente esistere: le balene e i delfini hanno un cervello di grandi dimensioni e sono piuttosto intelligenti. Naturalmente discendono da animali terrestri, ma è sorprendentemente intelligente anche il polipo, che ha vissuto nell’acqua per tutta la durata della sua evoluzione.

In ogni caso, essere intelligenti in mare non serve a molto, o quanto meno non serve a produrre una tecnologia. Tutte le tecnologie nascono dall’uso del fuoco, e di norma il fuoco non può esistere in un mezzo umido. Pertanto, anche se i delfini avevano un cervello di grandi dimensioni già molto tempo prima che questa caratteristica si sviluppasse negli antenati dell’uomo, i delfini non hanno mai dato il minimo segno di possedere una tecnologia.

A questo punto ci rimangono gli animali terrestri. Di cosa hanno bisogno gli animali terrestri per sviluppare un’intelligenza e una tecnologia? Tanto per cominciare, un animale terrestre deve avere un cervello abbastanza grande. Ciò significa che l’animale stesso deve essere piuttosto grande. Un animale piccolo quanto una scimmia proprio non può avere un cervello grande abbastanza per essere intelligente e tecnologico.

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Ciò significa che gli animali di piccole dimensioni sopravvissuti a una catastrofe devono essere in grado di evolversi diventando più grossi.

Alcuni animali di piccole dimensioni non hanno semplicemente nessuna probabilità di evolversi in animali più grandi. Gli insetti, anche se come gruppo sono riuscitissimi, si sono specializzati in modi tali per cui è indispensabile essere piccoli. Se riescono a volare con le loro fragili ali, è soltanto perché sono piccoli. Il loro sistema respiratorio è fatto in modo tale da poter funzionare soltanto in un animale di dimensioni esigue. È quasi certo che resteranno piccoli per sempre. Forse rimarranno anche numerosi; forse svilupperanno milioni di nuove specie; forse continueranno ad esistere anche se si estingueranno tutti gli animali più grandi di loro. Ma non produrranno mai una tecnologia. Lo stesso vale per altri invertebrati terrestri: essi non diventeranno mai molto grandi. Sulla terra, dove agisce costantemente la forza di gravità, essere grandi significa avere un corpo in grado di resistere all’attrazione gravitazionale: ecco perché gli animali terrestri di grandi dimensioni hanno dovuto sviluppare uno scheletro. Rimangono quindi i rettili, gli uccelli e i mammiferi.

Fra questi, i rettili hanno il sangue freddo, e questo significa che in un clima freddo si muovono lentamente. Potrebbero anche sopravvivere e cavarsela bene, ma l’intelligenza richiede un ritmo di vita veloce, una curiosità vivace, un’attività costante. Rimangono gli uccelli e i mammiferi.

Gli uccelli, per lo più, sono adatti a volare, e per volare occorre essere piccoli. Gli uccelli volatori più grossi non pesano più di venti chili circa. E improbabile che un uccello volatore possa mai pesare di più: e con un peso del genere non si può avere un cervello di grandi dimensioni.

È vero che alcuni uccelli hanno smesso di volare e in tal caso hanno potuto evolversi aumentando di dimensioni. Gli struzzi pesano più degli esseri umani, e certi uccelli ormai estinti erano ancora più grossi. Tuttavia, i non volatori perdono le ali e non le rimpiazzano con nessun’altra appendice. Non hanno arti anteriori né mani; e una specie intelligente, se vuole inventare una tecnologia, ha bisogno di qualcosa di simile alle mani per poter manipolare oggetti.

Inoltre, anche gli uccelli più grandi hanno un cervello relativamente piccolo. Gli specialisti del cervello sono i mammiferi, ed è a loro che dobbiamo rivolgerci: ai mammiferi di piccole dimensioni, che si evolvono rapidamente e di cui esistono numerose specie.

Possiamo però eliminare i pipistrelli, che sono creature volanti e quindi devono restare piccoli. Se smettessero di volare probabilmente perderebbero i loro arti anteriori e sarebbe loro preclusa qualsiasi tecnologia.

Rimangono i più numerosi e i più riusciti fra tutti i piccoli mammiferi: i roditori. A questo punto potremmo chiederci quali roditori avranno maggiore successo.

Che dire dei ratti? Non sono troppo piccoli, e potrebbero evolversi e diventare più grandi. Hanno poi un altro vantaggio: sono onnivori. La maggioranza degli animali è altamente specializzata in ciò che mangia: quanto più limitati sono i loro cibi, tanto minori sono le loro probabilità di sopravvivenza. Se succedesse qualcosa agli eucalipti i koala si estinguerebbero, e se succedesse qualcosa alle foreste di bambù si estinguerebbero i panda.

Il successo degli esseri umani dipende dal fatto che mangiano di tutto o quasi, e possono quindi sopravvivere là dove animali con un regime alimentare più limitato periscono.

Ebbene, anche i ratti sono onnivori, e per di più sono sorprendentemente intelligenti per le loro dimensioni corporee. Sono riusciti a vivere nello stesso ambiente in cui vivono gli esseri umani, e anche se l’uomo ha fatto del suo meglio per sterminarli sono sopravvissuti a tutto. Gli esseri umani, se vogliono, possono facilmente sterminare gli elefanti e le balene e altri grandi animali, ma contro i ratti non sono mai riusciti a spuntarla.

Sospetto quindi che se il genere umano per qualche motivo si estinguerà, e se sopravviveranno degli animali più piccoli, allora la specie che avrà più probabilità di evolversi acquistando dimensioni maggiori e un cervello abbastanza grande da produrre una tecnologia sarà una qualche specie di ratto. Le specie di ratto a noi note sono cinquecento, e naturalmente non possiamo prevedere quale avrà la meglio.

Ma, qualunque essa sia, ci vorranno senza dubbio molti milioni di anni dopo la distruzione del genere umano prima che una qualche specie di ratto sia pronta a prenderne il posto.

ISAAC ASIMOV

traduzione di Marina Astrologo

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