Vergogna Vergogna Vergogna! I due marò tornano in India e, traditi di nuovo, la pagano per tutti

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… e ancora Vergogna!

La riconsegna di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ci ricorda le pagine più buie della storia militare e politica nazionale, quelle pagine in cui stati maggiori incompetenti o codardi lasciarono gli uomini in balia di se stessi.

Siano o no colpevoli, la responsabilità della crisi tra Italia e India ricade interamente su chi li autorizzò a salire su quella petroliera e da incapace ha gestito la vicenda. Questo è il senso delle parole del generale Vincenzo Camporini nella intervista che riportiamo nel post.

Si legga intanto quanto segue:

testo della legge approvata dal Governo Berlusconi con la spinta decisiva dell’ex ministro Ignazio LA RUSSA: Testo coordinato del Decreto-Legge 12 luglio 2011, n. 107 Capo II Missioni Internazionali delle forze armate e di polizia: (parti del testo) Il Ministero della difesa… può stipulare con l’armatoria privata italiana e con altri soggetti dotati di specifico potere di rappresentanza della citata categoria convenzioni per la protezione delle navi battenti bandiera italiana in transito negli spazi marittimi internazionali a rischio di pirateria individuati con decreto del Ministro della difesa… mediante l’imbarco, a richiesta e con oneri a carico degli armatori, di Nuclei militari di protezione (NMP) della Marina, che può avvalersi anche di personale delle altre Forze armate, e del relativo armamento previsto per l’espletamento del servizio… (vedi sito)

Non v’è dubbio che il nome che meno ricorre nelle cronache in questi giorni sia proprio quello dell’ex ministro La Russa Ignazio, a nostro avviso il maggior responsabile della vicenda. Cosa si aspetta a chiamarlo a rispondere in proposito? Un altro compito che spetterà al futuro e auspicato governo a 5 Stelle.

Ma dovranno essere chiamati a rispondere anche coloro i quali hanno gestito da incompetenti la vicenda: il governo Monti e i suoi ministri preposti oltre, come ormai è chiaro, i vertici dei servizi segreti. In proposito riporto per chiarezza un secondo post di Antonio de Martini.

Non ci illudiamo, questa vicenda causerà danni incalcolabili alla credibilità del paese e alla sua economia. Altro che “incompetenti” i giovani e onesti deputati e senatori del M5S!

Chiediamo le immediate dimissioni di quanti sono coinvolti in questa buffonata.

La redazione di Leo Rugens

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L’ EX CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA VINCENZO CAMPORINI COMMENTA LA CRISI ITALO-INDIANA E CHIARISCE ALCUNE RESPONSABILITA’

di Antonio de Martini

Il parlare felpato di chi ha ricoperto incarichi di responsabilità il generale Camporini lo ha abbandonato una sola volta, quando in una intervista al ” Corriere della sera” disse che non vedeva l’ora di andare in pensione per non avere piu a che fare con Ignazio La Russa che all’epoca faceva finta di fare il ministro della Difesa.

Per questo ha tutta la mia comprensione. Ci divide  invece la vicenda dell’ acquisto degli F35, anche se posso capire l’ansia del pilota che vede unicamente le migliorie tecniche, ma non accetto che dia  per scontata la mancanza di indipendenza nazionale che tale scelta implica.

In questa intervista, in cui è felpato ma chiaro, pubblicata nel numero in corso di Lookoutnews, chiarisce alcuni dubbi.

Le sottolineature in nero nel testo,  non sono dell’autore né dell’intervistato. A de M

Generale, chiariamo anzitutto un punto: da chi dipendono ufficialmente i nostri marò?

Sono squadre messe a disposizione dalla Marina, composte normalmente da un team di sei persone, allo scopo di assicurare protezione a bordo delle navi mercantili italiane. Nel luglio del 2011, nell’ambito del decreto che come da prassi autorizza e finanzia semestralmente le missioni, tale provvedimento è stato utilizzato come veicolo normativo per inserire una norma che consentisse l’imbarco a bordo di navi mercantili di team armati, sia militari sia civili, ovvero contractor. Questa norma purtroppo è un po’ monca perché non definisce le rispettive responsabilità: dell’armatore nei confronti del comandante della nave e del team, e viceversa.

Quindi a chi rispondono, quando sono in navigazione?

Dal punto di vista normativo, la questione non è stata chiarita ed è proprio questo che ha portato a una simile situazione di incertezza. Era prevista la redazione di un regolamento applicativo, con particolare riferimento ai soli team di civili, cosa che non è mai stata portata a compimento. Ci doveva essere un accordo, di concerto con il ministero degli Interno, cui non si è mai arrivati. Pertanto non abbiamo team di contractor a bordo delle navi, né un regolamento che autorizzi soggetti civili a portare armi a bordo. Io osservo che il regolamento applicativo sarebbe stato necessario anche per i team militari, proprio per far luce su quegli aspetti non ben definiti che hanno poi prodotto questa situazione, nella quale non si capisce chi avesse il comando. Queste regole, in sintesi, non sono complete.

Quale l’immagine che l’Italia proietta nel contesto internazionale, in seguito al caso marò?

L’immagine credo sia quella di chi è stato guidato più dall’incertezza che dalla volontà di fare qualcosa di concreto. Mi spiego: fin dal primo momento era opportuno coinvolgere gli organismi internazionali, prime fra tutte l’Unione Europea e le Nazioni Unite. Perché quando vengono violate da parte di uno Stato regole internazionali, unanimemente accettate, – oltretutto uno stato come l’India, che si batte con forza per entrare a far parte come membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu -, allora si ricorre subito alla massima istanza per ottenere giustizia. L’India da tempo cerca di affermare il proprio ruolo di potenza non più e solo a livello regionale. Alcuni hanno intravisto in questo episodio la volontà di asserire un’autorità di controllo sul mare al di là di ciò che è già unanimemente riconosciuto. Tant’è che le autorità indiane pretendono da ogni nave che transiti nella loro zona di interesse esclusivo – quindi ben al di là delle 12 miglia – di avere tutti i dati di transito, adempimento che non è richiesto da nessun altro Paese.

Cosa significa questo?

Conferma la volontà di affermare il proprio ruolo dominante in una certa regione. Osserviamo che l’India ha uno degli incrementi di spese militari più alti del mondo. Cosa che viene giustificata per il fatto di trovarsi in un ambiente dove le rivalità internazionali non sono certo sopite come da noi. Si sentono circondati da “non amici”: Cina, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka. Il che li induce a cercare una capacità militare sempre crescente. L’evento dei marò è collocabile in questa cornice e corrisponde all’atteggiamento dei Paesi emergenti, anzi ormai già emersi.

Quale la sua opinione circa l’utilizzo di forme di difesa di tipo privatistico rispetto a quella statale? Penso agli interessi italiani all’estero e alla difesa della nostra economia

Quando parliamo di utilizzo di strumenti dello Stato per la difesa di interessi che si definiscono privati, almeno dal punto di vista tecnico, siamo in un’area grigia. Qualcuno obietta che la difesa privatizzata non è necessaria e ciò ha creato dei dubbi sulla liceità o sulla opportunità di utilizzare le forze armate per questi tipi di interesse. Resta il fatto che è una decisione assolutamente politica e l’Italia ha scelto una linea precisa. C’è anche chi osserva che i team armati a bordo delle navi pagati da armatori siano una forma che lascia un po’ perplessi circa la modalità d’ingaggio. Ma è pur sempre una legge italiana approvata dal Parlamento e come tale va accettata.

E l’interesse nazionale?

Fino a qualche anno fa le parole “interesse nazionale” erano considerate bestemmia. Sembrava politicamente scorretto. Solo da qualche tempo si parla correttamente di interesse nazionale, ma deve ancora concretizzarsi appieno, è una questione culturale. Io sono convinto che di interesse nazionale occorra parlare non per affermare un concetto egoistico, ma perché soltanto sedendosi a un tavolo con gli altri partner internazionali, europei in particolare, e con una chiara visione dell’interesse nazionale, si potrà discutere di interesse collettivo con gli altri. Il nazionale deve essere un sottoinsieme di un interesse collettivo. Se io però non so quale sia il mio interesse nazionale, allora verranno protetti altri interessi e non certo i miei.

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FARSA DEI DUE MARÓ: COMICA FINALE

di Antonio de Martini

Se fosse vera la voce che attribuisce a Gianfranco Fini la designazione di Giulio Terzi a ministro degli Affari Esteri, allora la trombatura elettorale non è una punizione sufficiente.
Se a questo si aggiunge che anche il dirigente del DIS ( coordinamento dell’intelligence interna e estera) Gianpiero Massolo ( detto ” ferma la volontà, salda la sede” per non essersi mai mosso da Roma dal 1988) è una creazione di Fini, ministro degli esteri, che lo chiamò a capo di Gabinetto dal Servizio del Cerimoniale dove aveva già superato la soglia di competenza, abbiamo fatto pilotto.

 

Una vicenda internazionale affidata a questi due narcisisti esagerati – che tra l’altro, si detestano – non poteva che finire nel ridicolo e nella umiliazione.

Adesso la magistratura indiana ha come prova ausiliaria l’inchiesta della magistratura italiana che indaga per “omicidio volontario.” I due poveri pacchi postali stanno per ritornare in India – speriamo almeno che li autorizzino a portarsi l’uniforme estiva visto che continua la carnevalata di far vestire in uniforme due imputati di omicidio – e mettersi a disposizione di un’autorità inasprita.

Per salvare l’ipotetico residuo di faccia, hanno spedito davanti alle telecamere un sottosegretario De Mistura finalmente incazzato a dire che si sono fatti assicurare dal governo indiano che in nessun caso sarà applicata la pena di morte. Ma come, la magistratura non è indipendente?
Che c’entra l’Intelligence in questa storia?

Facciamola breve. Durante la vacanza elettorale dei due malcapitati, una fonte confidenziale, apparentemente Israeliana, un paese doveGiulio Terzi è stato a lungo ambasciatore, fa sapere a sua Eccellenza che in India hanno già deciso la sentenza a carico dei Marò : venti anni .

Panico. Consultazioni. Forse una verifica di intelligence ( sulla fonte, non in India). Decisione eroica e disperata. Annunzio che i due sergenti non tornano indietro e questa diventa una posizione ufficiale invece che una operazione di intelligence.
Nessuno ha previsto reazioni, pianificato interventi, ottenuto solidarietà, negoziato riservatamente.
In gergo militare un tempo si diceva ” raggiunta linea marrone”.

Stasera: contrordine compagni. I maró, dopo aver incassato un paio di incriminazioni in Patria, torneranno a fine licenza alla gabbia che li aspetta.
Credo proprio che mutatis mutandis persino l’armistizio dell’Otto settembre 1943 è stato gestito meglio di questa grottesca vicenda (almeno salvarono il capo dello Stato e il primo ministro), mentre qui non si è salvato nessuno.

In controluce si intravvedono rivalità personali, ambizioni e calcoli inconfessabili, ambiguità.
Terzi esce distrutto. Con Massolo che doveva guardargli le spalle, la cosa non meraviglia.
Di Paola non può andare più in Finmeccanica dove si era apparecchiato il tavolo a causa delle chiacchiere sulla corruzione.

Gianni De Gennaro – il predecessore di Massolo al DIS che lo ha rimpiazzato per farlo andare al governo – si trova casualmente libero a partire dalla prossima settimana, in quanto il governo Monti dovrebbe andare a casa. Potrà offrire i suoi servigi alla Patria ancora una volta dallo scranno di Finmeccanica.

Degli elicotteri, della figura di violatori delle regole internazionali fatta dall’Italia e dalle sue massime istituzioni, della sorte dei due terroni, del nostro export, non frega più nulla a nessuno.
Adesso L’Italia non venderà più un chiodo per anni in India ( col Brasile ci siamo già spubblicati per la vicenda dell’assassino Battisti) e se i due maró si beccano venti anni, dovremo anche ringraziare.

Nota a margine: l’ambasciatore francese in Mali e il responsabile dell’Africa occidentale, oltre ad altri quattro collaboratori dei due, sono stati , oggi, brutalmente avvicendati per non aver prevenuto la crisi.
Da noi niente, vero?

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